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Come si arriva
Santa Severa si trova sulla SR Aurelia alcuni chilometri dopo Santa
Marinella procedendo verso Roma. Percorrendo l'Autostrada A12
Roma-Civitavecchia c'è proprio l'uscita Santa Marinella-Santa Severa.
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Veduta aerea
dell'area archeologica |
Antiquarium di
S.Severa |
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Pyrgi fu uno dei tre porti dell’etrusca Caere (Cerveteri).
Era un luogo rinomato il tutto il mondo mediterraneo per la presenza
del santuario dedicato alla divinità femminile Leucotea-Ilizia,
l’etrusca Uni. Il porto era collegato alla città di Caere
tramite una strada lunga circa tredici chilometri e larga dieci
metri. Divenuta colonia marittima probabilmente nel III sec. a.C.,
Pyrgi mantenne la funzione portuale nonostante le turbolente
condizioni politiche dell’Etruria ed il funesto dilagare della
malaria negli anni tra il 190 e il 170 a.C. tale funzione era anche
collegata all’attività delle numerose ville marittime trasformatesi
in impianti per le colture ittiche. Sappiamo che il sito era ancora
attivo ai tempi dell’Imperatore Traiano e che fu attaccato
dai Siracusani nel 384 a.C. che ne depredarono il tempio. Nel 1956
furono scoperti casualmente, nel corso di lavori agricoli, i primi
reperti.
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Le
tre lamine d'oro trovate a Pyrgi, una in lingua
fenicia-arcaica e le altre
due in lingua etrusca
(Museo di Villa Giulia, Roma)
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L'anno successivo iniziarono notevoli campagne di scavi che
produssero risultati sorprendenti. I reperti più rilevanti
riguardano la presenza di una vasta area sacra e di due grandi
tempi, oggi denominati Tempio A e Tempio B.
Il Tempio A fu eretto circa nel 460 a.C., adiacente al già
esistente B, con analogo orientamento ma molto più maestoso.
Presentava una pianta con tre celle parallele disposte sul fondo e
precedute da un colonnato compreso tra i prolungamenti delle pareti
laterali, secondo uno schema tipico degli edifici sacri etruschi. Le
colonne erano realizzate in tufo intonacato ed i capitelli erano in
peperino. Entrambi i lati corti erano decorati da un frontone aperto
con altorilievi, dei quali il più sontuoso ed eccezionale fu
senz'altro quello posteriore, sia per la composizione della scena
che per la tecnica di lavorazione e montaggio delle lastre sulle
testate del columen e dei mutuli (rispettivamente travi principale e
laterali longitudinali del tetto). Gli episodi raffigurati sono
riferibili alla saga dei Sette contro Tebe, scelta che rivela
da parte dei committenti una profonda conoscenza del mito greco e
un'intensa religiosità.
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Analoga cura fu riposta nell'esecuzione dell'apparato
decorativo della facciata del Tempio A, del quale ci sono pervenute
solo quattro figure, quale sostituzione del solo altorilievo del
columen, datate circa 325 a.C. a dimostrazione che nell'operazione
dello smontaggio dei due templi non tutto fu conservato all'interno
dei due pozzi disposti davanti la facciata. Un modellino ricostruito
del Tempio A si trova nel Museo di Villa Giulia.
Il Tempio B, il primo ad essere realizzato, risale alla fine del
sec. VI a. C.; è di tipo greco con un'unica lunga cella circondata
da quattro colonne sul lato frontale e sei sui lati laterali. Il
portico posteriore, tra cella e colonnato, è notevolmente più
stretto lateralmente rispetto alla larghezza del prospetto. Il
tetto, coperto da tegole piane e coppi semicilindrici secondo il
sistema detto "siciliano", presentava una ricca decorazione
policroma, attestata dai numerosi rinvenimenti nonché due frontoni
aperti ornati da altorilievi con soggetti per lo più inerenti al
mito di Eracle.
La scoperta più sensazionale avvenne nel 1964 quando, scavando in un'area
tra i due templi, furono trovate tre lamine d'oro
accuratamente arrotolate, incise a sbalzo due con iscrizioni
etrusche e l'altra con un'iscrizione di 11 righe in fenicio arcaico,
l'unico testo in questa lingua rinvenuto in Italia. Le lamine
avevano sui bordi una serie di forellini per i chiodi con cui erano
presumibilmente affissi alla porta i un tempio. Nonostante il testo
fenicio non sia l'esatta traduzione di quello etrusco, il senso
analogo ha permesso un raffronto utilissimo per la conoscenza della
lingua etrusca.
Nel testo fenicio si parla della dedica di un luogo sacro fatta dal
re di Caere Thefarie Velianas alla dea Astarte. Nel'area sono stati
recuperati molti altri reperti, in genere frammenti delle
decorazioni dei templi, oggi custoditi presso il Museo di Villa
Giulia a Roma e nel piccolo Antiquarium di Santa Severa.
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Antiquarium
di S.Severa |

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"I sette
contro Tebe", frammento di decorazione del Tempio A (1) |
Testa di Leucotea,
dalla facciata del Tempio A, terracotta (1) |
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(1) Museo di Villa Giulia, Roma |
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