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di Giacomo Mazzuoli

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Pyrgi - Santa Severa




 

Come si arriva
Santa Severa si trova sulla SR Aurelia alcuni chilometri dopo Santa Marinella procedendo verso Roma. Percorrendo l'Autostrada A12 Roma-Civitavecchia c'è proprio l'uscita Santa Marinella-Santa Severa.
 

Veduta aerea dell'area archeologica Antiquarium di S.Severa
  Pyrgi fu uno dei tre porti dell’etrusca Caere (Cerveteri). Era un luogo rinomato il tutto il mondo mediterraneo per la presenza del santuario dedicato alla divinità femminile Leucotea-Ilizia, l’etrusca Uni. Il porto era collegato alla città di Caere tramite una strada lunga circa tredici chilometri e larga dieci metri. Divenuta colonia marittima probabilmente nel III sec. a.C., Pyrgi mantenne la funzione portuale nonostante le turbolente condizioni politiche dell’Etruria ed il funesto dilagare della malaria negli anni tra il 190 e il 170 a.C. tale funzione era anche collegata all’attività delle numerose ville marittime trasformatesi in impianti per le colture ittiche. Sappiamo che il sito era ancora attivo ai tempi dell’Imperatore Traiano e che fu attaccato dai Siracusani nel 384 a.C. che ne depredarono il tempio. Nel 1956 furono scoperti casualmente, nel corso di lavori agricoli, i primi reperti.   
 




Le tre lamine d'oro trovate a Pyrgi, una in lingua
fenicia-arcaica e le altre due in lingua etrusca
(Museo di Villa Giulia, Roma)

 



 



 
Palafrenieri dalle lunghe trecce che ornavano il tempio B (1)


Il tempio A, modellino esposto al Museo di Villa Giulia, Roma Antefissa con testa di sileno proveniente dal Tempio A (1)
  L'anno successivo iniziarono notevoli campagne di scavi che produssero risultati sorprendenti. I reperti più rilevanti riguardano la presenza di una vasta area sacra e di due grandi tempi, oggi denominati Tempio A e Tempio B.
  Il Tempio A fu eretto circa nel 460 a.C., adiacente al già esistente B, con analogo orientamento ma molto più maestoso. Presentava una pianta con tre celle parallele disposte sul fondo e precedute da un colonnato compreso tra i prolungamenti delle pareti laterali, secondo uno schema tipico degli edifici sacri etruschi. Le colonne erano realizzate in tufo intonacato ed i capitelli erano in peperino. Entrambi i lati corti erano decorati da un frontone aperto con altorilievi, dei quali il più sontuoso ed eccezionale fu senz'altro quello posteriore, sia per la composizione della scena che per la tecnica di lavorazione e montaggio delle lastre sulle testate del columen e dei mutuli (rispettivamente travi principale e laterali longitudinali del tetto). Gli episodi raffigurati sono riferibili alla saga dei Sette contro Tebe, scelta che rivela da parte dei committenti una profonda conoscenza del mito greco e un'intensa religiosità. 
 
  Analoga cura fu riposta nell'esecuzione dell'apparato decorativo della facciata del Tempio A, del quale ci sono pervenute solo quattro figure, quale sostituzione del solo altorilievo del columen, datate circa 325 a.C. a dimostrazione che nell'operazione dello smontaggio dei due templi non tutto fu conservato all'interno dei due pozzi disposti davanti la facciata. Un modellino ricostruito del Tempio A si trova nel Museo di Villa Giulia.  
  Il Tempio B, il primo ad essere realizzato, risale alla fine del sec. VI a. C.; è di tipo greco con un'unica lunga cella circondata da quattro colonne sul lato frontale e sei sui lati laterali. Il portico posteriore, tra cella e colonnato, è notevolmente più stretto lateralmente rispetto alla larghezza del prospetto. Il tetto, coperto da tegole piane e coppi semicilindrici secondo il sistema detto "siciliano", presentava una ricca decorazione policroma, attestata dai numerosi rinvenimenti nonché due frontoni aperti ornati da altorilievi con soggetti per lo più inerenti al mito di Eracle.
  La scoperta più sensazionale avvenne nel 1964 quando, scavando in un'area tra i due templi, furono trovate tre lamine d'oro accuratamente arrotolate, incise a sbalzo due con iscrizioni etrusche e l'altra con un'iscrizione di 11 righe in fenicio arcaico, l'unico testo in questa lingua rinvenuto in Italia. Le lamine avevano sui bordi una serie di forellini per i chiodi con cui erano presumibilmente affissi alla porta i un tempio. Nonostante il testo fenicio non sia l'esatta traduzione di quello etrusco, il senso analogo ha permesso un raffronto utilissimo per la conoscenza della lingua etrusca.
Nel testo fenicio si parla della dedica di un luogo sacro fatta dal re di Caere Thefarie Velianas alla dea Astarte. Nel'area sono stati recuperati molti altri reperti, in genere frammenti delle decorazioni dei templi, oggi custoditi presso il Museo di Villa Giulia a Roma e nel piccolo Antiquarium di Santa Severa.   
 


 



 



 
Antiquarium di S.Severa


 


 
"I sette contro Tebe", frammento di decorazione del Tempio A (1) Testa di Leucotea, dalla facciata del Tempio A, terracotta (1)
 

(1) Museo di Villa Giulia, Roma  

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