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Come si arriva
Sutri è posta sulla SR Cassia tra Monterosi e Capranica
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Interno di una
tomba rupestre |
Tomba trasformata
in mitreo
nella chiesa della Madonna del Parto |
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Generalmente Sutri, nel periodo precedente la conquista
da parte di Roma, viene considerata un piccolo centro, privo di un
ruolo specifico, facente parte o del territorio
falisco oppure di quello di
Veio. Mancano tuttavia precise testimonianze letterarie, ed
anche indizi archeologici definiti, che indichino inequivocabilmente
l'appartenenza della città alla sfera di influenza, politica e
culturale, falisca o una sua diretta dipendenza dal non lontano ed
importante centro etrusco di Velo. E' solo a partire dal V sec. a.C.,
in relazione ai primi contraccolpi dell'espansionismo romano nei
territori etruschi e falisci, che il ruolo di Sutri viene più
chiaramente a delinearsi. Caduta Veio nel 396 a.C., Sutri, come la
vicina Nepi, entra più o meno subito nell'orbita romana, con precise
finalità strategiche e militari, grazie alla sua posizione di
cerniera con le aree etrusche e falische.
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Veduta del Centro storico di Sutri
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Sita oggi, come in epoca antica a ridosso della via Cassia che
correva ad una quota notevolmente più bassa dell'attuale, la
necropoli costituisce uno degli esempi più rilevanti e consistenti
di tombe di età romana scavate nel tufo con evidente influenza
etrusca. Sono oggi visibili complessivamente 64 tombe, completamente
ricavate nella parete tufacea, con evidente sfruttamento intensivo
della stessa, e disposte su più livelli. Non si hanno notizie di
scavi sistematici o di rinvenimento casuali nell'ambito della
necropoli; probabilmente già depredate e saccheggiate nel primo
medioevo, le tombe hanno subito nel corso dei secoli un ininterrotto
processo di alterazione e manomissione. Trasformate nel tempo in
stalle o rimesse agricole, si presentano oggi notevolmente
compromesse, tanto che in alcuni casi la lettura dell'organizzazione
esterna ed interna degli ambienti risulta problematica.
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L'alto strato di interro presente lungo la parete tufacea, che
in genere ricopre anche i piani pavimentali delle camere, e la folta
vegetazione nascondono probabilmente altri ingressi, specialmente
nella parte più settentrionale, dove la presenza di tagli e cavità
lascia pensare ad un proseguimento della necropoli in questa
direzione.
Tipologicamente sono individuabili tombe ad una camera, a doppia
camera, con o senza vano di ingresso ad arco, nicchie rettangolari
con o senza incasso per cinerario, arcosoli.
Sono presenti nella necropoli i riti funerari ad incinerazione e ad
inumazione, sia in
tombe a camera sia in sepolture singole a nicchia
e ad arcosolio scavati nella parete tufacea. Una sola tomba a camera
è destinata esclusivamente a incinerati, a fronte di 10 nicchie con
incasso per cinerario; più numerose sono le tombe a rito misto nelle
quali, allo stato attuale, sembra comunque prevalere
l'incinerazione. Una delle tombe è stata trasformata in Mitreo nel
III sec. d.C. ed è divenuta successivamente una suggestiva chiesa
cristiana ipogea dedicata alla Madonna del Parto. Nei pressi della
necropoli c'è anche il monumento più significativo di Sutri,
l'anfiteatro romano. E' interamente scavato nella roccia tufacea
della collina ed ha l’asse maggiore di m. 49 e quello minore di m.
40. E' privo all’esterno di una precisa sagoma architettonica ed
all’interno mostra gradinate, corridoi di accesso e porte di
ingresso.
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Tombe
rupestri |

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Tomba a colombaio |
L'anfiteatro
romano scavato nel tufo |
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