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Menelao
trattiene Elena. Anfora attica a figure rosse 440-430 a.C. da
Capua. British Museum |
Elena, figlia di Leda e di Zeus è,
secondo il mito greco, la donna più bella del mondo. Fu
predestinata da Afrodite a sposare il troiano Paride perché
costui aveva scelto nel suo famoso giudizio proprio Afrodite
come la più bella fra le dee. Elena fu allevata in casa di
Tindaro, marito della madre Leda, e ancora giovinetta fu al
centro di numerosi miti di seduzione: Teseo la rapì che
era ancora fanciulla. Quando fu in età da marito, tutti i capi
Greci pretesero la sua mano. Siccome la loro rivalità rischiava
di generare un conflitto, su suggerimento di Ulisse, Tindaro
sacrificò un cavallo sulla cui pelle fece salire i pretendenti
per farli giurare che chiunque fosse stato il fortunato sposo,
tutti avrebbero dovuto accorrere in suo aiuto nel caso qualcuno
avesse tentato di rapirgli la sposa.
La scelta cadde su Menelao, ma poco dopo il matrimonio
Elena venne rapita dal principe troiano Paride e il patto
di solidarietà stipulato tra i pretendenti alla sua mano spinse
gli stessi, con a capo Agamennone, determinò la dichiarazione di
guerra a Troia. Nell'Iliade, in cui si narrano le
vicende della guerra, Elena è un personaggio tragico, obbligata
per scelta divina ad essere la moglie di Paride. Nessuna colpa
le viene essere rinfacciata, data la sua incolpevole bellezza,
anche se lei si dá la colpa della guerra che insanguina le mura
di Troia. Alla morte di Paride, Elena ne sposa il fratello
Deìfobo. La fine di Elena è controversa, come lo è il
personaggio. Nell'Odissea appare riconciliata col marito
Menelao e torna a Sparta per regnarvi al suo fianco, anche se
malvista dai sudditi. Secondo altre versioni ebbe una fine
misera. Altre ancora la divinizzano insieme ai fratelli Castore
e Polluce. Si racconta anche che fosse stata uccisa da Teti,
madre di Achille, per vendicarsi della morte prematura del
figlio.
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Elena e
Paride, Andromaca ed Ettore. Cratere della Calcidia a figure
nere da Vulci 540 a.C. Museo di Wurzburg |
Il giudizio
di Paride. Kylix attica a figure rosse da Vulci (490-480 a.C.).
Museo di Berlino |
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