|
|
|
|
|
di Anzio Risi |
 |
|
|
|
|
|
Eroi e miti greci nella ceramica etrusca
Ercole
|
|
|

L'apoteosi
di Eracle (Eracle sale sulla quadriga in presenza di
Atena ed Apollo e di una figura femminile
ammantata). Particolare
Hydria attica a figure nere,
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
|
Il nome di Eracle (Hercle per gli etruschi,
Ercole per i romani) significa "la gloria di Era" e
dunque si può presumere che la sua origine provenga
da luoghi in cui Era (equivalente all’etrusca
Uni e
alla romana Giunone) veniva venerata. Egli era un
eroe dotato di forza straordinaria, figlio di
Alcmena (sposa di Anfitrione) e di Zeus; la sua vita
e le sue gesta sono giunti sino a noi attraverso
tutta una serie di racconti che ne hanno esaltato le
memorabili imprese.
|
|
|
|

Ercole ed Acheloo
Anfora attica a figure nere
Antikensammlung di Berlino |
La sua nascita si deve all’ennesima avventura extra
coniugale di Zeus, in questo caso il re degli dei
dell’Olimpo si congiunse, sotto le mentite spoglie
del legittimo marito, con Alcmena. La stessa si unì
poi ad Anfitrione, ritornato dalla guerra, generando
due gemelli: Eracle e Ificlo.
Zeus ben conosceva l’odio di Era verso i suoi
numerosi figli illegittimi, e pensò in qualche modo
a salvaguardare la vita di Eracle facendogli bere il
latte della dea e per questo rendendolo immortale.
Anfitrione, dal canto suo, aveva saputo quanto era
avvenuto durante la sua assenza (forse fu informato
da Tiresia) e per riconoscere quale fosse suo figlio
e quello di Zeus mise nella loro culla due serpenti.
Ificlo si svegliò piangendo, dando così l'allarme ai
due genitori che arrivarono nel momento in cui
Eracle li stava strangolando, uno per mano.
Nonostante ciò Anfitrione allevò Eracle con grande
cura, anche se non pochi furono i problemi che
dovette affrontare a causa della sua grande forza
fisica. Fino a diciotto anni Eracle lavorò in una
fattoria fino a quando conobbe Creonte, re di Tebe,
che gli volle dimostrare tutta la sua stima dandogli
in sposa la propria figlia Megara dalla quale ebbe
otto figli. La sorella minore di questa andò in
sposa al fratello Ificlo.
La vendetta di Era iniziò a punire Eracle facendolo
diventare pazzo e fu così che egli uccise due figli
e altri due di Iolao, il maggiore dei suoi nipoti.
Rinsavito, si rese conto della tragedia e volle
fuggire dal mondo rinchiudendosi in un rifugio
sotterraneo. Tempo dopo decise di recarsi presso
l’oracolo di Delfi per sapere come potesse fare ad
espiare le proprie colpe. L’oracolo stabilì che egli
dovesse mettersi al servizio di Euristeo, re di
Argo, e per lui compì le famosissime dodici fatiche.
|
|
Espiate le proprie colpe ritornò a Tebe e si separò
dalla moglie Megara (la quale andò in seconde nozze
a suo nipote Iolao). Saputo nel frattempo che
Eurito,
re di Ecalia, intendeva maritare la propria figlia
Iole a chiunque si fosse dimostrato più bravo di lui
nel tiro con l’arco lo sfidò battendolo. Eurito non
accettò la sconfitta sostenendo che le frecce usate
da Eracle erano magiche, ed inoltre, accortosi che
dalle proprie stalle mancavano dodici giumente,
accusò l’eroe di avergliele rubate inviando il
proprio figlio Ifito a cercare di recuperarle. In
realtà il bestiame di Eurito era stato rubato da
Autolico, il principe dei ladri, che lo aveva
rivenduto all’ignaro Eracle. Quando Ifito giunse a
casa di Eracle vide la mandria del padre e manifestò
i suoi sospetti, fu così che Eracle in un eccesso
d’ira lo uccise. Il delitto era imperdonabile, in
quanto commesso nella propria casa ai danni di un
ospite, figura considerata sacra nella cultura
greca. Fu così che Eracle andò nuovamente a Delfi a
chiedere l’assoluzione, ma la pitonessa gli obiettò
che l’oracolo non avrebbe mai risposto ad un essere
spregevole come lui. Eracle divenne una furia ed
impossessatosi del sacro tripode devastò il
santuario tanto che dovette intervenire Apollo che
fu costretto a battersi con lui. Zeus calmò i suoi
due figli e convinse la Pizia a trovare la pena
adatta da infliggere ad Eracle per la morte di
Ifito
e per la profanazione del santuario.
|

Leggenda di Ercole ed Alcione
Cratere a colonnette
Louvre di Parigi |
|
|

L'hydria è decorata sulla spalla con una scena
di simposio e sul corpo con l'apoteosi di Eracle (Eracle sale
sulla quadriga in presenza di Atena ed Apollo e di una figura
femminile ammantata).
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma |
Questa volta l’espiazione della colpa fu presso la
regina di Lidia Onfale. Finita di scontare la pena
Eracle stava ritornando verso casa quando vide
Esione, figlia di Laomedonte, incatenata ad una
roccia in riva al mare. La liberò e riportandola a
casa seppe che quel sacrificio doveva
servire a liberare Troia da un terribile mostro.
Eracle si propose di risolvere il problema in cambio
dei cavalli divini, Laomedonte accettò ma al momento
di onorare la sua promessa gli diede due normali cavalli.
A questo punto l’eroe reclutò un esercito,
sconfisse ed uccise Laomedonte e tutta la sua
famiglia ad eccezione dei figli Podarce e Esione che
riscattò il fratello dalla schiavitù. Podarce
ereditò il regno di Troia e, in ricordo del riscatto
della sorella, cambiò il suo nome in Priamo (che
significa "riscatto").
L’esercito reclutato da Eracle continuò a
guerreggiare attaccando e distruggendo il regno
dell’Elide (Eracle si volle vendicare del re
Augia
che non gli aveva pagato la pulizia delle sue
stalle), successivamente conquistò Pilo e diede il
trono a Nestore figlio di Peleo.
|
|
Eracle si stabilì poi in Etolia dove sposò
Deianira
figlia di Oineo re di Calidone. In questo periodo
l’eroe fu coinvolto in un altro terribile episodio:
l’uccisione di un parente di re Oineo che
accidentalmente gli versò dell’acqua sui vestiti
anziché sulle mani.
Eracle e Deianira decisero di andarsene e durante il
viaggio per la Tessaglia arrivarono ad un fiume. Qui
incontrano il centauro Nesso che si offri di farli
attraversare senza pericolo, non appena arrivato
sull'altra riva Nesso afferrò Deianira e fuggì con
lei al galoppo. Eracle prese l'arco ed uccise il
centauro, il quale, sentendo vicina la morte, disse
a Deianira di raccogliere il sangue che sgorgava
dalla sua ferita, perché quel sangue gli avrebbe
assicurato l'amore eterno di Eracle; ed ella così
fece.
Giunto a Trachis, in Tessaglia, Eracle pensò che era
giunto il momento di vendicarsi di Eurito che tempo
prima, nella gara di tiro con l’arco per la mano
della figlia Iole, lo aveva accusato di slealtà per
aver usato frecce magiche. Nella guerra che ne
seguì, Eracle uccise Eurito e tutta la sua famiglia
ad esclusione di Iole, che mandò a Trachis presso
Deianira. Deianira si chiese allora perché
Eracle
avesse risparmiato Iole, forse non l’amava più? La
donna si ricordò allora del sangue del centauro
Nesso che, sotto forma di unguento, spalmò sui
vestiti di Eracle.
|

La pelike è decorata sul lato A con la disputa
tra Eracle ed Apollo per il tripode.
Pelike attica a figure rosse
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma |
|
|

Eracle, nudo e imberbe, inginocchiato, è in
atto di aprire le fauci del leone Nemeo.
Kalpis attica a figure rosse
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
|
La vendetta di Nesso era compiuta, nel suo sangue
c’era il veleno dell'Idra di Lerna, che sarebbe
passato nel corpo di Eracle non appena questi avesse
indossato i vestiti. E così fu. La morte per l’eroe
era vicina tanto da chiedere al figlio Illo di
preparargli un rogo in cima al monte Eta. Quando il
rogo fu pronto, Illo e Iolao vi portarono
Eracle, ma
nessuno dei due ebbe il coraggio di appiccare il
fuoco.
Eracle chiamò quindi un pastore che passava
di lì, ordinandogli di accendere il rogo. Il pastore
Filottete ubbidì, ed Eracle, riconoscente, gli donò
le sue armi: arco, faretra e frecce. Quindi salì sul
rogo, coprendosi con la sua pelle di leone.
Mentre si alzavano le fiamme del rogo, si senti il
rombo di un tuono: Zeus lo portava sull'Olimpo dove fu accolto
calorosamente. Era, infine, si riconciliò con lui e
lo adottò come figlio; sull'Olimpo Eracle sposò
Ebe. |
|
|
 |
|
|