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I grandi progressi che la scienza
genetica ha compiuto negli ultimi anni sono
stati utilizzati per una serie innumerevole
di scopi e hanno dato risposte a quesiti che
fino a qualche tempo fa sembravano
irrisolvibili. L'archeologia non poteva
restare immune dalla tentazione di fornire
risposte ai grandi misteri delle antiche
civiltà utilizzando l'analisi del DNA. In
estrema sintesi il DNA (acido
desossiribonucleico) è l'elemento molecolare
del genoma umano (ma comune a tutti gli
esseri viventi) che contiene fin dalla
nascita le informazioni per la sintesi delle
proteine e quindi per la caratterizzazione
di un individuo dall'altro. Il DNA di
ciascun individuo è la risultante di un
rimescolamento genico tra il patrimonio
genetico paterno e materno. Tale
rimescolamento fa sì che i caratteri
originali di una famiglia o di un popolo
vanno naturalmente diluendosi col succedersi
delle generazioni. Esiste però un
particolare tipo di DNA, il cosiddetto DNA
mitocondriale, che è particolarmente
conservativo nel tempo e che può fornire
indicazioni abbastanza attendibili
sull'evoluzione storica di un popolo.
A partire dal 2004 si sono
succeduti alcuni studi che hanno cercato di
far luce sul mistero dell'origine degli
Etruschi confrontando le informazioni
contenute nel DNA mitocondriale dell'antico
popolo e quello degli attuali abitanti
dell'Etruria, dell'Asia Minore e di altre
regioni dell'Europa:
L’equipe
di Guido Barbujani, professore di genetica
all’Università di Ferrara, ha fattouna
ricerca sul DNA mitocondriale degli Etruschi
per confrontarlo con quello delle attuali
popolazioni italiane, europee, nordafricane
ed orientali. La sua equipe ha constatato
che il DNA mitocondriale degli Etruschi è
scarsamente simile a quello di coloro che
oggi vivono in quella che fu l’antica
Etruria. A loro volta, entrambi i DNA,
l’antico e il moderno, sono diversi dal DNA
di chi ora abita nella restante Italia e
nella restante Europa, e sono invece in
parte simili non solo al DNA di alcune genti
della Germania e della Cornovaglia, ma pure
a quello di coloro che ora abitano nelle
regioni delle coste meridionali del
Mediterraneo e nel vicino Oriente.
Sono stati studiati 28 scheletri provenienti
da Tarquinia, Magliano, Castelfranco,
Castelluccio, Volterra, Capua ed Adria.
Quest’ultime due città, rispettivamente in
Campania ed in Veneto, sono state incluse
perché furono colonie etrusche. L’equipe ha
riscontrato che quegli scheletri, sebbene
provengano da diverse e lontane località,
non presentano fra loro particolari
differenze di DNA. Da ciò, si è inferito che
gli Etruschi, nonostante fossero costituiti
da una federazione formata da tanti Stati
indipendenti, non siano stati un popolazione
composita, ma abbiano avuto un’unica
caratteristica genetica.
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