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Eroi e miti greci nella ceramica etrusca
Il Giudizio di Paride
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Dietro al vecchio con la
barba Hermes conduce le tre dee al giudizio.
Era, con il mantello sulla testa,
Atena con lancia e lunga veste decorata,
Afrodite con chitone ed ampio himation.
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Paride, a destra, con il
volto rivolto verso la processione delle
divinità. Dietro di lui un cane,
tre tori e un uccello sulla groppa
dell'ultimo toro.
Anfora da Vulci, Pittore
di Paride, Antikensammlung di Monaco
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Paride, secondo la mitologia
greca, era il figlio di Priamo re di
Troia e di Ecuba. Appena nato fu
abbandonato sul monte Ida perché, secondo la
profezia di Cassandra, egli avrebbe
causato enormi sciagure alla sua città.
Della vicenda del Pomo d’Oro se ne parla nelle “Troiane” di
Euripide. La vicenda ebbe inizio durante il
matrimonio tra Peleo e Teti
(che sarebbero divenuti i genitori di
Achille), originata da un gesto della
dea Eris personificazione della
discordia e sorella di Ares. La dea
lasciò rotolare tra i convitati una mela
d'oro, con la scritta “Alla più bella”
che suscitò una immediata discussione tra
Era, Atena ed Afrodite che
ben presto si trasformò in lotta accanita
per il possesso del Pomo d’Oro.
Non riuscendo a prevalere l’una sulle altre,
fu chiesto a Zeus di intervenire, ma
questi si rifiutò di esprimere un parere
rimettendo il giudizio ad una persona
imparziale.
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Il giudizio di Paride
Anfora da Cerveteri
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
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Ermes, inviato sulla terra per cercare questa
persona, individuò in Paride colui che avrebbe assegnato
il Pomo d’Oro alla dea più bella. La scelta di Paride
cadde su Afrodite, che per ricompensarlo gli promise la
donna più bella del mondo, ovvero Elena moglie di
Menelao re di Sparta.
Fu così che Paride, con l'aiuto della dea, rapì Elena
portandola con se a Troia e creando il pretesto per la famosa
guerra. Con la sua scelta Paride s’inimicò anche Era
ed Atena, che perciò si schierarono con i greci. |
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