Tomba dell'Orco
Questo tumulo è stato rinvenuto nel 1868 e rappresenta la più importante testimonianza del vasto periodo ellenistico della pittura sepolcrale tarquiniese, è composto di due grandi camere sepolcrali collegate tra loro con trasformazioni che si sono succedute tra la fine del IV e gli inizi del II secolo a.C. Qui risultano abbandonati i temi decorativi delle tombe del VI e V secolo, ora è subentrato un senso di dolorosa sofferenza che evidenzia un concetto della morte diverso da quello delle origini della civiltà etrusca, non più serena continuazione della vita terrena ma paura per gli ignoti patimenti che sembra riservare l'Aldilà. Anche la rappresentazione di personaggi della mitologia greca (Aiace, Tiresia, Persefone, Teseo) intende sottolineare per gli Etruschi la inutile lotta dell'uomo contro le inesorabili leggi dell'Averno. Nella prima camera, la più antica, è rappresentata una grandiosa scena di banchetto della quale restano però solo poche tracce conservate, ma resta ancora, bellissima e pensosa, la dolce figura di una delle commensali, unanimemente riconosciuta come la fanciulla Velcha (cioè Velia Spurinas, moglie di Arnth Velcha), un'alta e rara testimonianza di bellezza femminile tarquiniese. La seconda stanza pullula di eventi tratti dalla mitologia greca, dalla scena dell'accecamento di Polifemo, alla rappresentazione di Hypnos, dio del sonno, al particolare dell'Averno ed al ritratto di Charun. Necropoli di Monterozzi. Dimensioni in metri: Orco I 5,14 X 5,46 X 2,50 (h); Orco III 11,5 X 11,0 X 2,18 (h)

 

 



Canino Info Onlus - 2005