LE MURA ETRUSCHE DI BOLSENA
La cinta muraria della città si estendeva dalle colline di Mozzetta di Vietena fin quasi alle rive del lago

 

 

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di Giacomo Mazzuoli

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Le mura ciclopiche di Bolsena, di cui purtroppo oggi è visibile solo un bel tratto che fiancheggia la strada orvietana nei pressi del castello Monaldeschi, dovevano avere in origine un'estensione di circa 6 chilometri e racchiudevano una superficie di oltre 70 ettari. La recente scoperta in via della Pescara, a pochi metri dalle rive del lago, di un tratto di mura con le stesse caratteristiche di quelle finora conosciute, ha nuovamente alimentato la discussione tra gli studiosi sul significato di questa opera e sull'origine stessa della Bolsena etrusca, di Velzna, di Volsinii, di Orvieto e del Fanum Voltumnae.

Parlare delle mura etrusche di Bolsena non può quindi prescindere dall'affrontare questo tema.

L'ipotesi dominante tra gli archeologi identifica l'attuale Orvieto con la Velzna etrusca (Volsinii per i romani) e affida a Bolsena l'appellativo di Volsinii Novi, destinazione dei deportati etruschi di Velzna, sconfitta e distrutta dall'esercito romano nel 264 a.C. C'è chi invece identifica Volsinii con l'attuale Bolsena, specialmente a seguito delle ricerche della Scuola Francese e di R. Bloch nei primi anni dell'ultimo dopoguerra. Ma vediamo cosa scriveva Massimo Pallottino in merito:

La maggior parte degli storici e degli archeologi a partire da K.O. Muller ha riconosciuto l'antica Volsinii  in Orvieto, uno dei maggiori centri etruschi conosciuti per antichità ed importanza dei resti archeologici, mentre era opinione tradizionale collocarla a Bolsena che ne conserva il nome. Quest'ultima teoria è stata riaffacciata a seguito degli scavi francesi a Bolsena: lo spostamento ricordato dalle fonti sarebbe avvenuto dalla parte alta e più munita dell'antica Bolsena alle rive del lago dove correva quella che sarebbe stata la Via Cassia. Per i sostenitori di un'originaria ubicazione di Volsinii a Bolsena la città etrusca di Orvieto resterebbe priva di un nome antico identificabile, mentre il nome moderno indica soltanto genericamente "la città vecchia", Urbs vetus. Ma una serie di considerazioni legate alle caratteristiche delle testimonianze archeologiche dei due centri in discussione, soprattutto a seguito delle ultime scoperte, ci riporta oggi a considerare più ragionevole la tesi dell'identità di Volsinii con Orvieto, le cui manifestazioni di civiltà sono intensissime dalle origini al IV secolo a.C., cessando poi quasi del tutto per riprendere alle soglie del medioevo; mentre a Bolsena s'incontrano soprattutto resti di età ellenistica e romana, cioè del periodo in cui questo sito avrebbe ereditato la vita e il nome della città abbandonata".
La posizione di Orvieto è eccezionale, sul grandioso podio di tufo rosso sorgente sulla valle del Paglia e a poca distanza dalla media valle tiberina. Le tracce monumentali e archeologiche della città antica equivalgono a quelle dei maggiori centri dell'Etruria, con proprie caratteristiche".

Stephan Steingräber, pur con esempi diversi, è sulla stessa lunghezza d'onda del Pallottino ed elenca i motivi per cui è probabile che sia Orvieto l'antica Velzna/Volsinii: a) Le fonti antiche non citano mai un lago quando parlano di Volsinii; b) i reperti archeologici di età arcaica, il periodo d'oro degli Etruschi, sono assai più importanti ad Orvieto che a Bolsena, sia come numero che come qualità; c) le mura non risalgono a prima del  III secolo a.C. (qui sorge però qualche dubbio n.d.r.); d) vi è coincidenza con la fine delle fonti archeologiche di Orvieto e la loro ripresa a Bolsena. Non vi è alcun dubbio che la nuova fondazione romana di Volsinii Novi fosse situata nel luogo della Bolsena moderna.

D'altra parte, come si è detto, Raymond Bloch scoprì, oltre che le mura ciclopiche di Bolsena, anche i resti di un'acropoli etrusca nella parte più alta, sulle colline di Mozzetta della Vietena. La complessità e l'estensione delle mura, insieme ai resti della città di epoca molto anteriore alla dominazione romana, fecero concludere allo studioso francese di trovarsi di fronte all'antica Velzna etrusca, sede del Fanum Voltumnae, il tempio federale di tutti gli Etruschi. Infine la scoperta del 2003 delle mura in via della Pescara fa ipotizzare al prof. A. Timperi la datazione dell'opera al V-IV secolo a.C., un periodo ancora precedente la romanizzazione e quindi la presenza di una antica città etrusca ben più più estesa di quella pensata da Bloch. Infine va riportata la testimonianza dello Zonara, un cronista bizantino del XII secolo che cita una notevole fortificazione a Volsinii e che potrebbe segnare un punto decisivo a favore di Bolsena  perchè ad Orvieto non c'era traccia di mura. Ma, come scrive Steingräber, questo è stato vero fino al 1964, quando si trovò un tratto di mura etrusche nella zona ovest di Orvieto.

Evidentemente, anche se l'ago sembra pendere dalla sua parte, non esiste ancora la certezza che Orvieto fosse l'antica Velzna/Volsinii.  E' certo che in epoca etrusca nei luoghi dove oggi sono Bolsena ed Orvieto, c'erano due città piuttosto importanti e una era sicuramente la Volsinii del Fanum Voltumnae,  capitale religiosa del popolo etrusco. E' anche certo che Bolsena divenne una città romana prestigiosa mentre di Orvieto non si sentì parlare fino a molti secoli dopo e questo depone ancora una volta a favore di quest'ultima, confermando l'ipotesi della completa distruzione da parte dei Romani e al conseguente abbandono della popolazione. Conoscere con certezza la datazione delle mura etrusche di Bolsena potrebbe essere importante ma non definitivo perchè se queste risultassero del V - IV secolo potrebbe voler dire semplicemente che la Bolsena etrusca era molto più grande di quanto si è pensato finora, ma ciò, a nostro modesto parere, non negherebbe comunque l'esistenza e la contemporanea preponderanza di Orvieto. Se invece le mura fossero del III secolo a.C. si confermerebbe l'ipotesi che furono costruite dopo la distruzione di Orvieto/Velzna per proteggere Volsinii Novi, sede dei deportati da Orvieto dopo la sua distruzione. Infine un paragone significativo, ancora una volta favorevole a Orvieto: quando i Romani distrussero Falerii Veteres, città fortificata posta su uno sperone tufaceo, deportarono i sopravvissuti a Falerii Novi in una zona più accessibile che fu comunque fortificata con mura ciclopiche ancora oggi ben visibili. Anche Orvieto si trova su uno sperone tufaceo e quando fu distrutta i Romani deportarono i reduci a Bolsena,  una zona vicina, più accessibile, che fu anch'essa fortificata con delle mura, anche se oggi sono quasi tutte sottoterra.

 

 

 

Foto panoramica delle mura etrusche di Bolsena

 

In questa mappa, in rosso, è rappresentato il probabile perimetro delle mura di Bolsena come era ipotizzato prima della scoperta del tratto di via della Pescara. Le lettere gialle rappresentano i punti dove sono state fatte le scoperte di alcuni tratti di mura, poggiando il mouse sopra ciascuna lettera apparirà una foto dell'epoca della scoperta. Per il tratto visibile, nei pressi della rocca Monaldeschi, si vedrà una foto panoramica delle mura. Di seguito una breve descrizione dei vari tratti:

A) Questo è l'unico tratto delle mura che oggi è visibile agevolmente, fu scoperto nel 1957. Si trova sul percorso della strada orvietana nei pressi della rocca Monaldeschi. E' composto di 10 filari di blocchi sovrapposti che presentano lettere etrusche incise (sembra che si tratti di segni di posa fatti dalle maestranze che costruirono le mura).

B) Sono le mura situate nei pressi della cosiddetta Porta Capite, l'ingresso ovest della città. Vennero alla luce nel 1960 in seguito ad un' alluvione. I blocchi presentano anch'essi segni e lettere incisi. Sono attualmente ricoperte.

C) In località Gratte, nella parte nord della città, sono l'altro tratto ancora bene in vista della cinta muraria. Si tratta di filari di blocchi squadrati di notevole altezza riportati alla luce dagli scavi della Scuola Francese nel 1946

D) Mozzetta di Vietena è stata la sede dell'antica acropoli etrusca di Bolsena, è il punto più alto della città. con i suoi 520 metri s.l.m.. Qui si è concentrata gran parte dell'attività della Scuola Francese e di Raymond Bloch. Il tratto di mura che vi fu scoperto era grandioso e sinuoso costruito su piani successivi e blocchi affiancati. (Attualmente ricoperte)

E) In località Giardino il Bloch riscoprì una eccezionale struttura muraria di notevole consistenza e ben conservata anche nell'alzato. Questo era infatti il luogo meno accidentato e quindi più vulnerabile della città. Furono quindi realizzati due muri paralleli collegati da muri trasversali e nell'angolo un gomito pieno. (Attualmente ricoperti)

H) In via della Pescara, a pochi passi dalle rive del lago è stato scoperto nel 2003 un inedito tratto di mura, con i blocchi incisi da lettere etrusche e segni. Subito ricoperto, è stato riscoperto nel 2009 per essere nuovamente celato alla vista. Questa scoperta testimonia con certezza che la cinta muraria di Bolsena era più estesa di quanto si pensasse finora.

 
 


 

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