Ponti d'oro

Gli Etruschi erano maestri nella professione odontoiatrica, lo rivelano alcuni sorprendenti reperti tombali (2^ parte)


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di Vittorio Gradoli

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 L’altro tipo era invece formato da sottili lamine largh circa 3 mm. Queste strisce venivano sistemate alla base dei denti e passavano a spirale dalla parte più esterna a quella più interna di ciascun dente. In questo modo i denti venivano collegati tra loro strettamente, fissando anche quelli vacillanti. Tali tipi di tecnica odontoiatrica erano quanto di più tecnologicamente progredito per quell’epoca. Soltanto presso i fenici esistevano tecniche molto simili ed è probabile che gli etruschi appresero da loro tale arte, sviluppandola e migliorandola autonomamente. I fenici, infatti, a differenza degli etruschi che fissavano i denti vacillanti
o artificiali con perni saldi e robusti, utilizzavano sottili fili d’oro che passavano all’interno di minuscoli fori ricavati nei denti. La tecnica dei fenici non garantiva sempre quella stabilità e quella compattezza che gli apparecchi etruschi erano in grado di assicurare.
A Roma, in seguito, si continuarono ad applicare le stesse tecniche odontoiatriche senza apportarvi miglioramenti tecnologici. D’altronde i dentisti a Roma erano per la maggior parte etruschi o comunque istruiti da precettori etruschi. Alcuni degli apparecchi dentari più interessanti che si sono conservati fino ai giorni nostri, sono custoditi a Firenze. Qui è presente il cranio di una giovane donna trovato a Città della Pieve (PG), la cui mandibola presenta una sottile striscia d’oro di collegamento tra i denti inferiori.
Il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia possiede una protesi a ponte formata da cinque anelli e due denti, un’altra protesi ancora con tre anelli e due denti. Una di queste è attualmente collocata in una vetrina insieme a gioielli d’oro della più squisita fattura. E sorprende come questo manufatto faccia bella mostra di sé anche tra questi splendidi monili, senza minimamente stonare. Altri esempi sono esposti nel museo di Villa Giulia, a Roma. La suggestiva Rocca di Civitacastellana, opera di Giuliano da Sangallo della fine del XV secolo, ospita un bel Museo archeologico, dove fa mostra di sé un cranio di età arcaica proveniente dalla necropoli di Valsiarosa che apparteneva ad un aristocratico di circa quarant’anni.La mandibola presenta una protesi composta da quattro anelli. Tre abbracciano denti sani, il quarto sostituiva un dente perduto.

 

 

Protesi dentaria da Populonia, consistente di sottili lamine auree 
poste alla base dei denti. Museo archeologico di Firenze. Attualmente è 
data come perduta, dopo l'alluvione  del '66.
 

 

  C’è poi il caso delle corone dentarie trovate a Vetulonia, che devono in parte la loro fama alle tante ipotesi curiose teorizzate in passato per interpretare più o meno correttamente il loro particolare aspetto. Alcune di esse
appaiono di colore verde e sono ridotte al solo strato esterno di smalto. Questa singolare apparenza ha fatto ipotizzare che si trattasse dei primi tentativi di fabbricazione di capsule dentarie in materiale metallico.Tali convinzioni, nate a fine ‘800, sono perdurate fino alla fine degli anni ’50, quando il Casotti dimostrò che si trattava semplicemente di corone dentarie ridotte al solo smalto, materiale più duro e difficilmente deperibile. Quanto poi all’insolito colore verde, sembra che sia dovuto ai processi di ossidazione in presenza di materiali metallici contigui.
Ma come venivano realizzati i denti artificiali da inserire nelle protesi? In oro, terracotta, pietra o conchiglia. Assai
frequente era anche l’impiego di smalto tratto dai denti dei grandi animali domestici. Il rispetto per la sacralità del corpo dei defunti vietava l’estirpazione dei denti alle persone decedute. Ma quello che era vietato ai morti era consentito ai vivi. Molti studiosi hanno voluto cimentarsi in ipotesi riguardanti la tecnica di preparazione degli apparecchi dentari e la loro messa in opera. Lo stesso Casotti sostiene che il dentista doveva prendere l’impronta e ricostruire i denti basandosi su questo modello. Mario Benotti non esclude invece che con l’impiego delle benderelle, i denti di fissazione e quelli artificiali venissero circondati in blocco da una striscia d’oro, dopodiché venivano saldati i setti e gli spazi interdentali ottenendo suddivisioni quadrangolari. Si potevano anche preparare anelli separati che venivano poi saldati nel loro punto d’unione.
 


  A Liverpool sono custodite due protesi: una conserva i due denti laterali di sostegno senza i denti centrali, l’altra ha mantenuto i due denti artificiali fissati in sede con i perni che li attraversano; mancano invece i denti di sostegno. La famosa protesi di Populonia, custodita a Firenze, è andata dispersa durante l’alluvione del 1966 . Casotti ipotizza che anche la sistemazione in sede dell’apparecchio e l’adattamento ai denti di fissazione venisse compiuto con la pressione di strumenti ottusi in modo da non ledere il metallo e da ridurre al minimo gli spazi dovuti all’inclinazione di alcuni denti o alle imperfezioni tecniche. Sulla strumentazione usata dai dentisti etruschi, tuttavia, si possono formulare solo ipotesi, in quanto non esistono reperti archeologici relativi a questo tipo di strumenti. L’unica probabile rappresentazione etrusca di una pinza da estrazione a noi nota, è un’immagine raffigurata su alcune monete del IV sec. a.C. provenienti da Populonia. Si può comunque supporre che esistessero sia le pinze specifiche per l’estrazione della parte visibile del dente, sia quelle per l’estrazione delle radici che a volte residuavano dopo un’operazione mal eseguita. In conclusione, gli etruschi si distinsero in campo odontoiatrico per una tecnologia nettamente più avanzata rispetto ai popoli loro contemporanei. Le benderelle o gli anelli d’oro costituiscono un netto miglioramento tecnologico rispetto ai sottili fili d’oro impiegati dai fenici perché davano molta più stabilità alla dentatura e ripristinavano completamente la funzione masticatoria. Rimane singolare che l’eccellenza in campo medico venne raggiunta dagli etruschi proprio utilizzando l’oro, simbolo di bellezza e potere, e proprio per risolvere quelle patologie che compromettevano decisamente la qualità della vita, impedendo di apprezzare in pieno uno dei piaceri fondamentali, quello donato dal cibo.
 

Schema di protesi etrusca: riduzione dello spazio di un dente mancante e applicazione di un apparecchio in oro

Fasi dell'applicazione di una di protesi etrusca


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