AL SERVIZIO DEI PONTEFICI

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di Romualdo Luzi

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   La politica dei Farnese tesa al raggiungimento di un potere che solo Roma, con l'apparato papale e nobiliare, poteva garantire, vede tanti personaggi di questa famiglia impegnàrsi al servizio dei Pontefici e quindi si assiste al ritorno nei possessi di terre e paesi posti nell'Alto Viterbese, proprio nel territorio avito. Saranno ancora le ceramiche, di area viterbese dagli originali decori in verde a rilievo e zaffera (blu di cobalto rilevato) della prima metà del 1400, a narrare le gesta di questa famiglia postasi in evidenza specialmente sotto Ranuccio (+1450) che a Viterbo aveva fatto costruire un monumentale palazzo presso il Ponte del Duomo ed eretto, nel 1449 all'interno della Chiesa dell'Isola Bisentina, nel Lago di Bolsena, un mar- moreo sepolcro ornato dalle proprie armi sormontate dal mitico unicorno, altro emblema che la famiglia continuerà ad utilizzare nelle rappresentazioni araldiche.
"Questa della Vergine col Liocorno - scriveva sempre il Caro - mi par che sia la più antica: il motto che io ci ho veduto è questo: VIRTVS SECVRITATEM PARIT.
Secondo me, vuoi dire che, come l'innocenzia, o la pudicizia assecura la Vergine dalla ferocità di quella bestia, così la purità, la sincerità della vita assecura chi porta questa impresa da ogni avversità".

 

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Busto modellato a tutto tondo del pontefice Paolo III Farnese (1534-1549). L'opera era destinata ad essere posta su di una alta base appoggiata a muro. Maiolica ad impasto tono rosato, colore smalto bianco (XVI sec.)

  La splendida affermazione delle policrome produzioni ceramiche rinascimentali sembrano riflettere, in qualche modo, la contemporanea ascesa della famiglia culminata con l' elezione di Alessandro, pontefice con il nome di Paolo III il cui evento trova esaltazione in una rarissima coppa a lustro, ove all'originario stemma in rilievo di papa Giulio II, appaiono stati sovrapposti i sei gigli del nuovo pontefice. Una maiolica attribuita addirittura al notissimo "Mastro Giorgio da Gubbio" (Giorgio Andreoli) , alla cui maestria si attribuisce l'invenzione della tecnica "a lustro" in Italia.
Resta un mistero il motivo e il tempo di riutilizzo di una coppa di impianto di fine Quattro- cento, inizi Cinquecento (scudo a testa di cavallo) e tale sarebbe se fosse riferita al pontificato di Giulio II (1503-1513) mentre per papa Farnese si dovrebbe posticipare la datazione almeno al 1534, anno della sua elezione al soglio pontificio. Sempre legati alla figura dell'ultimo grande pontefice del Rinascimento sono un grande piatto di scuola derutese con lo stemma papale ornato, sulla tesa, dal noto motivo della "corona di spine" e un busto in maiolica bianca, donato dal notissimo collezionista Galeazzo Cora al Museo Internazionale della Ceramica di Faenza.
Si tratta della riproduzione, attribuita a una non individuata bottega del centro Italia (forse la stessa Deruta), databile alla fine del 1500 per l'impianto di sapore compendiario, del busto in marmo che venne eseguito intorno al 1546 dallo scultore Guglielmo della Porta, a cui si commissionò il sepolcro di Paolo III per la Basilica di S. Pietro.
Un "sepolcro scandaloso” per la presenza della statua di una donna nuda, posta ai piedi della figura del pontefice, in cui si sono riconosciute le sembianze della chiacchierata sorella del papa, Giulia “la bella”.
In seguito si ordinò di ”rivestire” la statua con una coperta di piombo, dipinta di bianco.


 

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Il Cardinale Alessandro Farnese,
futuro papa Paolo III, in un dipinto del Tiziano.

 

  Una larga serie di mirate unioni matrimoniali portarono i Farnese ad imparentarsi con alcune delle principali famiglie nobili italiane (Orsini, Sforza, Della Rovere, Medici, Gonzaga, Este, Aldrobrandini) e d'Europa (Margherita d'Austria, figlia di Carlo V; Maria di Braganza del Portogallo; Sofia Dorotea di Neuburg; Elisabetta, sposa di Filippo V, re di Spagna).
Matrimoni che quasi sempre sono stati celebrati in piatti matrimoniali o in ceramiche d'amore (gameli) con la rappresentazione di stemmi araldici uniti come quello di Pier Luigi con Gerolama Orsini (1519) rinvenuto nel butto della Rocca di Valentano; di Galeazzo del ramo di Latera con Isabella dell'Anguillara (ca. metà sec. XVI), ritrovato in un butto di Famese.
La maiolica rinvenuta nel butto di Valentano fa parte di un corredo splendido di cui facevano parte molte ceramiche databili fra gli inizi del 1500 e il 1560, ricche di decorazioni, lustri, stemmi araldici come quelli della famiglia Carafa di Napoli, dei Petrucci di Siena e di Alfonso d' Aragona, duca di Calabria.
 
 

 

  Alcune botteghe ceramiche fiorirono nei centri del Ducato di Castro costituito nel 1537 da Paolo III per il figlio Pier Luigi (come quella di Gimignano Stellifero di Acquapendente, aperta nella capitale del ducato nel 1579), mentre per il Ducato di Parma e Piacenza, eretto nel 1545, fu il Duca Alessandro, nel 1583, a chiamare Battista Seirullo da Albissola, a produrre maioliche presso quella corte ove, secondo i mastri farnesiani, sarebbe rimasto fino al 1594.
Ma la grande committenza fu soprattutto quella legata a Vittoria Farnese (1519-1602) e al fratello il Cardinale Alessandro (1520-1589).
Essa trova esaltazione nelle produzioni delle botteghe più famose che in quel tempo fiorivano in Italia: naturalmente a Faenza (bottega di Virgiliotto Calamelli da cui proviene un piatto firmato dalla Rocca di Valentano e un altro frammento dal Palazzo di Gradoli con stemma del Cardinale).
Dalla bottega dei Fontana d'Urbino provengono un grande rinfrescatoio conservato presso il Museo della Badia di Grottaferrata con stemma del Card. Farnese, e un piatto grande con scena biblica di "Giosuè che ferma il sole" presente nelle raccolte del Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo.


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