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"In terra nostra flores apparuerunt" |
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Celebrate in musica le origini dei Farnese |
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parte 2^ |
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di Romualdo Luzi e
Bonafede Mancini |
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Il problema
dell’origine della famiglia Farnese non è stato ancora risolto. La
nascita della "vexata questio" deve fissarsi al 1534 allorché,
eletto Alessandro Farnese al soglio pontificio con il nome di Paolo
III, diventava necessario documentare la provenienza della famiglia
del nuovo papa.
Il Valeri tratteggia così questo momento storico:
"Quali erano dunque le origini di quella Casa Farnese, che si
accingeva dall'alto del soglio di Pietro a tener testa all'eresia,
al paganesimo, alle potestà laiche delle nascenti Signorie, al
gioco subdolo di Francia e di Spagna, e sulla quale si appuntavano
tante speranze e tanti strati? Pochi s'erano posti la domanda
quando Paolo III era soltanto il Cardinale Alessandro Farnese. Ma
ecco, ora, compulsare archivi, interrogare notai, frugare e
saccheggiare tra vecchie carte, ricercare ansiosamente nella
tradizione orale e tra i documenti. Le Corti, i Signori, i grandi
prelati volevano essere ragguagliati. Ed i copisti ebbero un grande
daffare a scriver missive ed a tradurre ingiallite pergamene. Con
tutto questo, i memorialisti ed i cronisti non poterono
avventurarsi molto addentro, nel profondo dei secoli. La grande
muraglia dell'anno Mille si ergeva, insormontabile, tra le
luminescenti faville della preistoria e il grigiore crepuscolare
della leggenda..."
Ecco allora nascere le ipotesi leggendarie che volevano i Farnese
discendere addirittura dalla famiglia romana Farnesia o Farnacia.
Nel 1500 la ricerca di queste origini illustri andava talmente di
moda che le "storie" di famiglie e di città veni vano letteralmente
scritte e inventate magari con richiami e citazioni di autori
classici. Lo stesso Card. Alessandro Farnese, nipote di Paolo III,
fece realizzare, sul Palatino, sui resti della Villa dei Cesari,
gli Orti farnesiani: quello di creare giardini privati sulle aree
ove in antico sorgevano le ville di famiglie imperiali, era un
costume assai diffuso tra la nobiltà romana del '500 che riteneva,
così, di pater dimostrare queste presunte illustri origini.
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Territorio
del Ducato di Castro secondo un’incisione del XVIII secolo |
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Stemma
gentilizio di Mario Farnese da un disegno conservato presso
l’Archivio
Storico del Comune di Farnese (emblema del ramo cadetto con i
6 gigli nella
Formazione 1-2-2-1) |
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Il primo
storico che seriamente ha tentato di analizzare la questione è,
senza dubbio, Flaminio M. Annibali da Latera. Nella sua opera sui
Farnese e sul Ducato di Castro il nostro autore ripercorre gli
scritti di Francesco Sansovino sull'Origine, e dé Fasti delle
Famiglie Illustri d'ltalia e I Compendj Historici di
Alfonso Loschi, per affermare la sua convinzione di una origine
"longobarda" della famiglia. Una tesi che il Nasalli Rocca
riafferma in questi termini:
"non vi è dubbio che mescolanze di famiglie autoctone con quelle
di sangue longobardo - e poi franco - nell'Italia centrale, tra
Toscana e Spoleto, non potevano mancare..."
Il pensiero di questi studiosi si va ad inquadrare correttamente nel
conosciuto quadro storico alto medievale del territorio posto
attorno all'area del Lago di Bolsena e in prossimità al castello di
Farnese e a quello dei vicini centri abitati. In quel periodo la
presenza longobarda è ampiamente documentata attraverso le carte
del Monastero di S. Salvatore sul Monte Amiata.
Una documentazione che l'Annibali conosceva e che lo ha portato a
scrivere come: "diverse famiglie longobarde... vennero a
fermarsi nelle vicinanze di Orvieto, e tra questi quella dei
Farnesi".
A questo punto nasce l'altra discussione sul nome. I vari autori già
citati convengono che i Farnese prendessero il nome dal feudo di
Castrum Farneti e poi Farnese, terra appunto ove abbondavano
numerosi boschi di Farnie (Quercus peduncolata). Ma Farnese poteva
chiamarsi così anche per derivazione longobarda dal nome Fara,
significazione di famiglia e quindi di castrum (cittadella
fortificata). Così doveva apparire, lungo il costone di tufo,
l'abitato di Farnese che nel 1210, secondo il diploma rilasciato
dall'imperatore Ottone IV a Ildebrandino Aldobrandeschi, era
compreso nella terra Guiniccesca posta dapprima sotto il dominio di
Ranieri di Bartolomeo e quindi del Comune di Orvieto del 1168 .
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Questo ci
fa comprendere come poi i Farnese, famiglia della piccola nobiltà
rurale originaria della terra omonima, fossero attratti dal centro
orvietano. Un Pietro I Farnese figura ad Orvieto nel 1027, mentre
un Pietro II è capitano della cavalleria pontificia nel 1099 .
Attorno al 1154 appare un Prudenzio II e, nel 1174, Pietro di
Prudenzio e indicato come console.
Queste origini dalla terra di Farnese della famiglia omonima, come
si e detto, è una circostanza ormai accettata da tutti gli storici
antichi e moderni. Più semplice ripercorrere poi le tappe che
porteranno i personaggi della famiglia a ricoprire ruoli sempre più
importanti all'interno dello Stato della Chiesa, sino all'elezione
di Alessandro a pontefice, vero momento di esaltazione di questa
schiatta.
I gigli farnesiani, azzurri in campo oro, emblema della famiglia, li
troviamo collocati sugli stemmi posti in una miriade di monumenti a
testimoniare la grandezza ormai assunta dalla dinastia. Eppure
anche la scelta dell'emblema araldico per eccellenza, risulta
avvolto in un alone di mistero. Si vorrebbe che il primo stemma
fosse costituito dalle foglie della farnia poi rese nobili dai
fiordalisi o, più genericamente da gigli e iris, Il poeta Annibal
Caro, che ricordiamo come segretario dapprima del Duca Pier Luigi
e, quindi, del cardinale Alessandro Farnese, in una lettera scritta
da Roma il 15 gennaio 1563 e diretta a Vittoria, duchessa d'Urbino,
nell'illustrazione a commento delle antiche imprese dei Farnese, a
proposito del giglio scrive: "Papa Paolo Terzo, santa memoria,
portò due imprese, la prima fu questa, d'un Giglio, che è l'arme
della Casa... Ma così questo giglio azzurro, come l'arco baleno si
chiama IRIS".
La più antica descrizione dello stemma Farnese è contenuta nel
Centiloquio dello storico fiorentino Antonio Pucci (prima metà
sec. XIV):
"Al campo d'oro con gli azzurri gigli
che sotto sopra portavan gli artigli". |
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Monumento
funebre a Pietro Farnese,
morto nel 1363 |
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