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"In terra nostra flores apparuerunt" |
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Celebrate in musica le origini dei Farnese |
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parte 1^ |
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di Romualdo Luzi e
Bonafede Mancini |
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Anche su
questo aspetto dell'araldica farnesiana, in questi ultimi anni, si
sono aperti alcuni interessanti dibattiti, che ovviamente ci
consentono di poter dire che questa tradizione del giglio sbocciato
nella terra di Farnese, quindi la riproposizione dell'origine della
famiglia in questo centro, abbia una lunga e radicata tradizione.
In proposito appare quanto meno interessante segnalare una
ulteriore e singolare testimonianza di questa tradizione che ci è
pervenuta in un protocollo del notaio Giovanni Agostino Cerroni,
relativamente ai rogiti da lui stipulati proprio a Farnese.
Il registro raccoglie gli atti rogati da vari notai e quelli
relativi al Cerroni vanno dal 15 novembre 1610 al 14 marzo 1612. La
presenza dello stesso a Farnese, comunque, appare alternata in
altre successive occasioni unitamente agli atti di Tommaso Alamanni,
notaio di Acquapendente, dal 17 maggio 1612 al 21 maggio 1613 (c.
181-210). La consultazione degli atti conservati presso l'Archivio
di Stato di Viterbo porterebbe ad escludere che il Cerroni abbia
rogato in altri centri del Viterbese.
La parte di registro del Cerroni viene completata a c. 169v da uno
scritto attestante la sua provenienza da Roma, la professione di
Notaio Pubblico, e del suo incarico a Farnese quale Cancelliere
della Comunità.
Allo scritto segue il signum che si presenta come un grande
albero di Farnia o Cerra (forse dallo stesso gentilizio del
notaio), sradicato. All'interno della chioma appare collocato un
giglio farnesiano compreso in un pentagramma musicale circolare,
con il motto: In terra nostra flores apparuerunt.
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Il signum del
notaio Cerroni con la farnia,
il giglio, il pentagramma
musicale
e il verso biblico
“in terra nostra flores apparuerunt” |
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sull'immagine per scaricare il brano eseguito dal Maestro Francesco
Cima |
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Foto di un iris barbata da cui ha preso probabilmente origine il cosiddetto giglio farnesiano |
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Si vede
riaffermare, così, questa origine dei Farnese con la trasposizione
quasi letterale del verso biblico del Cantico dei Cantici (II, 12)
che suona: Flores apparuerunt in terra nostra
La complessa costruzione di questo signum è ancor più
evidente dall'esame del pentagramma che, pur nella ridottissima
dimensione, presenta un vero e proprio brano musicale con il segno
dell'incipit.
La trascrizione del brano e la sua elaborazione in chiave musicale
moderna consentono di poter riacquisire una melodia che, attraverso
la giustificazione formale del contenuto sacro della canzone e di
elogio ed esaltazione della stessa famiglia Farnese, sembra porsi
in chiave ermetica. Sono questi gli anni in cui a Farnese
governava, con accorta lungimiranza amministrativo-politica, Mario
Farnese; vi era stata costituita l'Accademia degli Illuminati (per
opera soprattutto di Isabella Pallavicini, suocera di Mario), era
stata aperta dal 1599 al 1601 una tipografia, erano state affidate
committenze artistiche di rilievo che hanno interessato - tra altri
- il pittore Antonio Maria Panico per la realizzazione degli
affreschi della Chiesa di S. Anna o di S. Maria della Cavarella e
di una grande pala di altare (l'attribuzione e alla sua scuola) con
l'lmmacolata Concezione e vari personaggi farnesiani (Mario con la
consorte Camilla Meli Lupi da Soragna e i figli). |
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La lettura
di queste opere pittoriche, così come proposta da Fulvio Ricci,
appare riconducibile ad una chiave estremamente esoterica che ben
si inquadra con la realtà culturale vissuta in quegli anni nel
ducato di Latera e Farnese, ma che ha riferimenti più generali.
La breve composizione, qui presentata come contributo alla
conoscenza del momento musicale legato ai Farnese, andrà rivista in
termini scientificamente più validi. Si può credere che il brano
fosse destinato ad una esecuzione vocale e la scrittura delle note
si presenta già in chiave moderna mantenendo, comunque, ancora una
nota a forma di losanga. Da valutare anche con attenzione alcuni
simboli (pertinenti al brano musicale?) posti tra il giglio e il
verso biblico.
Tra l'altro non abbiamo informazioni per credere che l'autore della
musica sia lo stesso notaio oppure che egli si sia limitato a
trascrivere quanto ascoltato. Sul Cerroni si può aggiungere che a
Farnese aveva la propria abitazione nel fabbricato chiamato La
Palazzetta, posta nella Piazza. |
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