Messa solenne di Paolo III o Miracolo Eucaristico di Bolsena?
 

Una nuova interpretazione del soggetto di una tela conservata a Farnese nella Chiesa del SS. Salvatore


 

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di Giuseppe Moscatelli

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Ci è capitato tra le mani un opuscolo di natura devozionale che ha però attirato la nostra attenzione per motivi inerenti le nostre ricerche in campo farnesiano. Si tratta del libretto di preghiere per la celebrazione eucaristica consegnato ai fedeli durante la messa celebrata da papa Ratzinger a Viterbo nella Valle di Faul il 6 settembre 2009, in occasione della visita del Pontefice alla “Città dei papi” e a Bagnoregio, patria di San Bonaventura.

Anche a prescindere dal suo valore devozionale, la pubblicazione risulta pregevole per l’ottima qualità di stampa e per i contenuti. Oltre il testo integrale della celebrazione, compresi i canti con tanto di spartiti musicali, vi troviamo infatti varie riproduzioni artistiche di dipinti conservati nelle chiese della Tuscia. Già in copertina ci accoglie un “Cristo benedicente” di Ventura Salimbeni (databile al 1589) venerato nella Chiesa di S. Maria Assunta a Barbarano Romano; mentre all’interno troviamo, tra gli altri, una “Madonna in trono con Gesù Bambino tra santi” del 1484 di Mariotto Albertinelli visitabile nella Chiesa dei SS. Giovanni e Andrea ap. di Canino.


 

 



Celebrazione eucaristica Viterbo. 06.09.09

 

 
 



La riproduzione del dipinto di A.M. Panico

 

Ma veniamo al tema farnesiano. A pag. 35 è riprodotta una bellissima tela dipinta intorno al 1672 da Antonio Maria Panico, pittore della cerchia dei Carracci, che si può ammirare a Farnese nella Chiesa del SS. Salvatore e generalmente conosciuta come “Messa solenne di Paolo III”. Si tratta dell’unico dipinto in cui il papa Farnese è raffigurato durante una funzione religiosa e questo gli conferisce una sua originalità. Quando noi abbiamo recensito nelle nostre “gallerie farnesiane” il dipinto (qui trovate il link)   abbiamo rilevato come apparisse poco soddisfacente la tradizionale individuazione del soggetto, scrivemmo infatti: “La visione di insieme suggerisce una certa concitazione, più adatta forse ad una “messa di Bolsena” che ad una semplice celebrazione dell’eucarestia. La dinamicità della rappresentazione è esaltata dai gesti ampli degli astanti che circondano il celebrante e degli angeli nella parte alta della tela”.

Bene, ci ha sorpreso e anche un pò gratificato constatare che il suddetto libretto individui il dipinto come “Miracolo di Bolsena” piuttosto che con la tradizionale qualificazione di “Messa solenne di Paolo III”, confermando così la nostra attribuzione. Non sappiamo chi sia il curatore del testo, nell’ultima pagina si legge semplicemente “a cura dell’ufficio liturgico della diocesi di Viterbo e dell’ufficio delle celebrazioni liturgiche del sommo pontefice”, confermando comunque l’autorevolezza della fonte.

Ma allora il dipinto nulla ha a che fare con Paolo III, i cui tratti iconografici ci appaiono peraltro indiscutibili, e rappresenterebbe invece il prete boemo turbato dai dubbi sulla presenza effettiva di Cristo nell’eucarestia e che vide il suo corporale macchiato dal sangue miracolosamente sgorgato dall’ostia che aveva consacrato? Noi riteniamo di no. Luoghi, datazione e committenza sconsigliano questa interpretazione. Il celebrante raffigurato è certamente Paolo III e così pure il soggetto del dipinto propone, al di là di possibili dubbi, il miracolo di Bolsena. In buona sostanza vi è una sovrapposizione tra i due temi: Paolo III, il vicario di Cristo, svolge il suo magistero pastorale ricordandoci che il “miracolo eucaristico” non è un evento isolato nella storia della fede, ma si perpetua e rinnova ogni volta che durante la santa messa avviene la celebrazione dell’eucarestia.