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Sigilli Farnesiani

 

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di Giuseppe Moscatelli

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Quanti, nei secoli scorsi, erano in grado di scrivere una lettera? Sicuramente pochi, anzi pochissimi. Cosa fare, allora, in caso di necessità? Semplice, ci si rivolgeva ad uno scrivano, ovvero ad un professionista della scrittura. Come, all’occorrenza, si richiedevano i servizi di un falegname, di un fabbro, di un maniscalco.

Tutto ciò, principalmente, presso la povera gente; perché nelle famiglie aristocratiche si assumeva un precettore (ovvero un insegnante privato) per provvedere all’istruzione dei figli o li si avviava alla carriera ecclesiastica, via maestra per chi voleva acculturarsi.

Nobili e regnanti, cardinali e papi si avvalevano invece di segretari stipendiati, esperti non solo nella scritturazione - con tutte le sue articolate convenzioni relative ad abbreviazioni, acronimi e quanto altro - ma anche in calligrafia, com’è naturale. Questo perché un breve o una bolla papale, come pure la concessione di un privilegio regio, dovevano rispettare precisi requisiti formali, di chiarezza e anche di “bella scrittura”.

Tutto ciò per dire che gli “autografi” erano rari, poiché i documenti venivano sempre predisposti da qualcun altro (cosa peraltro che avviene ancor oggi presso ministeri e curie) e al papa o duca non restava altro che apporre il suo sigillo.

Ecco, appunto, il sigillo: ovvero il "segno" idoneo a garantire l’autenticità di un documento e la sua provenienza. Si trattava di una sorta di marchio o logo - diremmo oggi - che legava in modo inequivocabile il documento ad una persona o ad una istituzione. Di formato generalmente circolare o ovale (come un moderno timbro) rappresentava di solito lo stemma araldico della persona o ente, unitamente all’indicazione del nome (spesso abbreviato o con le sole iniziali), della carica rivestita e talvolta di un motto.

Veniva impresso sulla pergamena a chiusura del testo od anche sulla ceralacca, a garanzia dell’integrità di un plico. Veniva apposto tramite una matrice - solitamente in metallo, legno o pietra - sulla quale erano incisi il disegno e i testi rilasciati come impronta. Talvolta semplicemente inchiostrato, ad uso di supporti cartacei, era spesso muniti di adeguato rilievo per imprimere pergamene pregiate o materiali soffici destinati a indurirsi (argilla, cera, piombo fuso, ceralacca).

Il sigillo asseverava la firma e spesso la sostituiva. In effetti bastava il sigillo a garantire, come riferito, autenticità e provenienza di un documento e trattandosi di un “segno” grafico era riconoscibile anche da parte di analfabeti.

Si conoscono anche piccoli sigilli plumbei pendenti fusi intorno a lacciuoli in seta, come quello in uso a Paolo III riportato nella nostra galleria.

                                     
 
Sigillo del Car. Girolamo Farnese (1599-1668), ultimo Duca di Latera e Farnese 
Sigillo del Car. Girolamo Farnese (1599-1668), ultimo Duca di Latera e Farnese
 

Sigillo del card. Alessandro Farnese jr. (1520-1589), 'cardinal nipote' di Paolo III
Sigillo del card. Alessandro Farnese jr. (1520-1589), 'cardinal nipote' di Paolo III
 
  Sigillo del Card. Alessandro Farnese sr. (1468-1549) poi papa Paolo III
  Sigillo della città di Castro con leone rampante, gigli farnesiani e scritta circolare 'Castrum civitas fidelis' in un documento del 1570
  
Sigillo di Clelia Farnese (1556-1613), figlia del card. Alessandro Farnese jr.

 Sigillo di Ottavio Farnese (1524-1586), secondo Duca di Castro e di Parma e Piacenza

  Sigillo di Vittoria Farnese (1521-1602), figlia di Pier Luigi Farnese jr. e sposa di Guidobaldo II della Rovere, Duca di Urbino
  Sigillo plumbeo pendente di Paolo III (pontificato dal 1534 al 1549)
Sigillo del Card. Alessandro Farnese sr. (1468-1549) poi papa Paolo III Sigillo della città di Castro con leone rampante, gigli farnesiani e scritta circolare 'Castrum civitas fidelis' in un documento del 1570 Sigillo di Clelia Farnese (1556-1613), figlia del card. Alessandro Farnese jr. Sigillo di Ottavio Farnese (1524-1586), secondo Duca di Castro e di Parma e Piacenza Sigillo di Vittoria Farnese (1521-1602), figlia di Pier Luigi Farnese jr. e sposa di Guidobaldo II della Rovere, Duca di Urbino Sigillo plumbeo pendente di Paolo III (pontificato dal 1534 al 1549)
 
 
 

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