Paolo III Farnese, un papa casa e chiesa
Al servizio della stirpe


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Parte Prima

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di Giuseppe Moscatelli

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Al servizio della stirpe

  Alessandro Farnese, colui che nel 1534 salì al soglio di Pietro con il nome di Paolo III diventando uno dei papi più grandi e controversi della storia della Chiesa ed una delle personalità più eminenti del rinascimento italiano, vide la luce nel 1468, precisamente il 28 febbraio. Se tali circostanze appaiono pacifiche, altrettanto non può dirsi per il luogo di nascita: a tal punto discusso da scatenare una plurisecolare quaestio storico-campanilistica, una vera e propria bagarre anagrafico-geografica, che ha visto impegnati nell'agone i più dotti e accreditati esponenti della storiografia locale e non solo.
  Volendovi risparmiare gli sviluppi intermedi del vetusto dibattito, arriveremo subito alle conclusioni, vale a dire all'Annuario Pontificio dell'anno 2001 - vero e proprio who is who della Chiesa Cattolica - che ha sancito una volta per tutte che Alessandro Farnese, figlio di Pier Luigi Farnese e di Giovanna Caetani detta Giovannella, nacque a Canino, in terra di Tuscia.

 
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Paolo III Farnese, bronzo dello scultore Mario Vinci, eretto nella città di Canino (VT)
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Torre dell’antica Rocca Farnese di Canino
dove Paolo III vide la luce
  Il suo albero genealogico - seppur tutt'oggi non ancora perfettamente definito - era già allora molto ramificato, risalendo la sua stirpe a prima dell'anno mille; e già annoverava gagliardi condottieri, alti prelati, feudatari rapaci e ribaldi di varia specie: tutti accomunati dall'idea fissa - una vera mania - dell'ascesa famigliare, del progresso della stirpe.
  Certo l'aria provincialotta e certi modi rudi, da soldati ancor più che da campagnoli, non erano facili da estirpare e i nostri non avrebbero ben figurato in uno di quei salotti nobiliari in cui tanto aspiravano ad entrare. Ma il tempo è galantuomo, nel senso che affina gli animi e acuisce gli ingegni. Fu così che quel marpione di Pierluigi Farnese, stufo di fare il gentiluomo di campagna, si era deciso ad impalmare Giovannella, nobildonna romana e rampolla dell'antica genia dei Caetani.
  A Roma! A Roma! deve essersi detto Pierluigi, voltando (metaforicamente) le spalle ai castelli della Tuscia, poveri e malarici, culla della sua gente.
 
  La stirpe dei Caetani, quanto a nobiltà, era decisamente di un altro livello: signori veri, nobili certificati; altro che sgomitatori sociali, arraffaterre come i Farnese. E già annoverava tra i suoi avi una tiara papale: quel Benedetto Caetani che nel 1294 divenne pontefice con il nome di Bonifacio VIII. Proprio lui, la bestia nera di Dante, "lo principe d'i novi farisei", disinvoltamente scaraventato dal sommo Poeta nelle profondità infernali, quale simoniaco.
  Certo, ogni antica e nobile famiglia rischia la decadenza se non alimenta le nuove generazioni con iniezioni di sangue novello, chiudendo magari un occhio sul pedigree di affini e parenti acquisiti. E i Farnese, in questo senso, facevano proprio al caso. Giovani, forti e dinamici. E in folgorante ascesa. Pier Luigi del resto era un bell'uomo, dai modi educati e gentili, ma pur sempre epigono di una stirpe di guerrieri: proprio quello che ci voleva per temperare le esuberanze di una donna ardente come Giovannella.
  Questo matrimonio s'aveva da fare, e si fece, con generale e condivisa soddisfazione. Fu così che i Farnese, formidabili parvenus, entrarono nella nobiltà romana dalla porta principale, senza pagare dazio.
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Papa Bonifacio VIII, antenato di Paolo III
per parte di madre (dipinto di Giotto del 1304)

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