Paolo III Farnese, un papa casa e chiesa
Il testamento di Paolo III


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Parte Seconda

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di Giuseppe Moscatelli

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  Nell’anno del Signore 1549, nel giorno 9 del mese di novembre.
Nel nome di Dio, così sia.
I miei peccati sono sempre davanti ai miei occhi. Se non mi avessero dominato sarei puro e emendato dalla colpa più grave.
Il mio unico peccato si chiama amore. Ho amato le donne. Ho amato la ricchezza. Ho amato il lusso, le feste, i piaceri. Ho amato il potere. Ho amato la mia famiglia. Ma, sopra ogni altra cosa, ho amato i miei figli. L'amore è il primo comandamento, si legge nelle scritture, a questo precetto ho ispirato il mio magistero. San Pietro non vorrà serrare le porte della dimora celeste al suo indegno rappresentante qui sulla terra, se il suo unico peccato è stato quello di aver amato....
Virtus securitatem parit. La virtù genera sicurezza. La mia unica virtù si chiama sofferenza. Sono un uomo virtuoso perché ho molto sofferto. Quale sofferenza è più grande di veder morire tutti i propri figli? Quale dolore è più straziante di seppellirli uno ad uno? Quale angoscia è più cupa di sopravvivere loro? Oh, mio Dio, quale imperscrutabile disegno ha sviato le leggi della natura se un padre ha dovuto seppellire i propri figli e non viceversa?
Paolo, fosti il primo ad essermi strappato. Non avevi ancora deposto la tenera crisalide dell'infanzia e non hai mai potuto assaporare il miele della giovinezza...
 
 



Finestra gigliata del piano nobile posta a destra con scritta sull’architrave

 
 




Pier Luigi Farnese, figlio prediletto di Paolo III, in un dipinto di Tiziano
 

  Ranuccio, forte, coraggioso, leale; avevi l’orgoglio e il temperamento dei tuoi avi che portarono il tuo stesso nome e brillarono nelle armi, prima di cadere tu stesso sotto il ferro. Chi di spada ferisce...
Costanza, il mio angelo custode non te ne voglia se tu lo hai così ben sostituito. Sei stata per me la dolcezza, la femminilità e l'amore filiale. A te sarebbe spettato ricomporre queste mie membra quando tra poco, lo sento, avrò esalato l’ultimo respiro. E invece a me è toccato accompagnarti all'estrema dimora...
E tu Pier Luigi, maschio primogenito, mio prediletto; tu destinato a tramandare il nome e il ricordo della nostra famiglia. Mi hai fatto soffrire più di quanto un figlio possa mai far soffrire un padre e io ti ho amato più di quanto un padre possa mai amare un figlio. Hai dato scandalo al mondo con lo spettacolo turpe dei tuoi vizi; e non si è ancora spenta l’eco delle tue infamie e dei tuoi delitti. Che Dio possa avere pietà della tua povera anima e, nella sua immensa misericordia, alleviarti le fiamme dell’inferno. Ma io sono stato schiavo del tuo amore ben di più di quanto tu lo sia stato dei tuoi vizi. Mi è stato risparmiato il tuo corpo insanguinato, dilaniato, umiliato; ma ho sofferto come se la mia carne fosse stata lacerata, disprezzata, profanata.
Se Dio avrà pietà della tua anima, non dovrò io forse sperare altrettanto?
Quando sarò al suo cospetto spero solo che il Giudice Supremo rivolga a me quanto un giorno disse alla Maddalena: “Va, i tuoi peccati ti sono rimessi perché hai molto amato”.
 
 

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Il testo che appare sopra è un esempio di fiction storico-letteraria: si tratta semplicemente di un racconto frutto di invenzione narrativa.