Paolo III Farnese, un papa casa e chiesa
 

Sul soglio di Pietro


Vai a parte:  1 | 3

 

Stampa

di Giuseppe Moscatelli

Clicca sull'immagine per corrispondere con l'autore


Sul soglio di Pietro

 
Nel 1521, dopo otto anni di pontificato, anche Leone X morì. Alessandro lenì il dolore per la perdita dell’amico con l’eccitata consapevolezza che la grande occasione era ora a portata di mano. Ma si sbagliava. All’inizio sembrò che le cose prendessero la piega giusta: il card. Giulio de’ Medici, nipote di Leone X, consapevole di non poter insistere sulla propria candidatura, appoggiò quella del Farnese, per ricambiare il sostegno a suo tempo fornito da Alessandro a suo zio e per rinsaldare la tradizionale alleanza Medici-Farnese. Questa mossa, tuttavia, compattò il fronte apposto, guidato dal card. Colonna, al punto che i due schieramenti si fronteggiavano senza riuscire ad esprimere una maggioranza. Alla fine, come sempre avviene in questi casi, si superò l’impasse con un compromesso che scontentò tutti ma che fu approvato pressoché all’unanimità, poiché nessuno sembrava uscirne sconfitto. Fu eletto papa l’ignaro vescovo di Castiglia, card. Adriano Florenz, neanche presente in conclave che, quasi incredulo, scelse per sé il nome di Adriano VI.
La delusione per Alessandro fu cocente, ma fece buon uso dei suoi principi: in fondo era poco più che cinquantenne, poteva aspettare. Il nuovo papa, inviso alla curia per il suo rigore morale e per la sua rettitudine, non ebbe il tempo di intraprendere quella profonda riforma dei costumi e della Chiesa che aveva in mente: morì infatti ancor prima di raggiungere il secondo anniversario della sua elezione. I giochi in Vaticano si riaprirono alla grande: Alessandro stava per giocare la sua partita decisiva. Ma non era il solo: il card. Giulio de’ Medici scendeva fragorosamente in campo con tutta la potenza, la fama e l’autorevolezza che il nome del suo casato gli attribuiva. Questa volta il Farnese non si tirò indietro: ora o mai più, si deve esser detto, per spronarsi all’obiettivo. I contendenti si affrontarono lealmente e non mancarono di fair play: qualunque fosse stato l’esito della competizione non dovevano essere compromessi i tradizionali rapporti di amicizia tra i due casati.

 

Papa Leone X de’ Medici, dipinto di Raffaello (part.)

Papa Adriano VI Florenz
    
 
La lotta però ci fu e anche dura, se è vero che i cardinali furono impegnati in un conclave interminabile, durato oltre cinquanta giorni. All’inizio Alessandro, sostenuto dai cardinali francesi, sembrò prevalere: si mise però di traverso, ancora una volta, il card. Colonna che nonostante la storica ostilità tra le due rispettive famiglie - su cui tanto Alessandro puntava - si accordò con il Medici, riversando su di lui i propri voti e determinandone così l’elezione. Ad Alessandro non restò che applaudire il vincitore, su cui fece confluire i suoi voti e che fu quindi eletto all’unanimità.
Ancora una volta un Medici! ancora una volta un papa amico! ancora una volta speranze deluse! questa volta forse definitivamente: il nuovo papa, che aveva scelto di chiamarsi Clemente VII, aveva solo 45 anni, dieci meno di Alessandro. Il suo pontificato, iniziato sotto ottimi auspici, fu però funestato da una delle catastrofi più dolorose che l’Urbe abbia mai sopportato: il terrificante sacco di Roma, avvenuto nel 1527 ad opera delle orde dei Lanzichenecchi al soldo dall’imperatore Carlo V. Il papa si rifugiò in Castel Sant’Angelo, e Alessandro era al suo fianco. Clemente VII gli fu sempre grato per la lealtà dimostratagli prima e dopo la sua elezione e lo stimò al punto da dichiarare pubblicamente che: “Se il Pontificato si conferisse per eredità, io nominerei nel mio testamento il cardinal Farnese per mio successore”.
 
  Fu buon profeta: alla sua morte, avvenuta nel 1534, Alessandro Farnese, da quarant’anni autorevole membro del collegio cardinalizio e candidato unico, fu eletto papa per acclamazione, con voto unanime e palese. Scelse il nome di Paolo III, in omaggio a Paolo II Barbo, strenuo assertore del primato dell’autorità pontificia. Un nome che prefigurava un programma.
Ad esser maliziosi si potrebbe anche pensare che il sacro collegio, al di là dei meriti indubbi dell’ormai quasi sessantasettenne card. Farnese, abbia visto in lui un papa di transizione, messo lì per sbrigare l’ordinaria amministrazione: un modo per rimescolare le carte in vista della partita decisiva. L’età avanzata e lo stato di salute non proprio eccellente del nuovo papa potevano legittimare simili illazioni. Ma si sbagliavano. Paolo III mostrò una tempra di ferro, un’energia febbrile che lo accompagnò fino all’ultimo giorno della sua vita e una longevità all’epoca non consueta, tanto che il suo pontificato superò la boa dei quindici anni e fu il più lungo del suo secolo.
 

Papa Clemente VII de’ Medici, dipinto di Sebastiano Del Piombo
 

Vai a parte:  1 | 3

TORNA SU