Nel 1521, dopo otto anni di pontificato, anche Leone X morì.
Alessandro lenì il dolore per la perdita dell’amico con
l’eccitata consapevolezza che la grande occasione era ora a
portata di mano. Ma si sbagliava. All’inizio sembrò che le cose
prendessero la piega giusta: il card. Giulio de’ Medici, nipote
di Leone X, consapevole di non poter insistere sulla propria
candidatura, appoggiò quella del Farnese, per ricambiare il
sostegno a suo tempo fornito da Alessandro a suo zio e per
rinsaldare la tradizionale alleanza Medici-Farnese. Questa
mossa, tuttavia, compattò il fronte apposto, guidato dal card.
Colonna, al punto che i due schieramenti si fronteggiavano senza
riuscire ad esprimere una maggioranza. Alla fine, come sempre
avviene in questi casi, si superò l’impasse con un compromesso
che scontentò tutti ma che fu approvato pressoché all’unanimità,
poiché nessuno sembrava uscirne sconfitto. Fu eletto papa
l’ignaro vescovo di Castiglia, card. Adriano Florenz, neanche
presente in conclave che, quasi incredulo, scelse per sé il nome
di Adriano VI.
La delusione per Alessandro fu cocente, ma fece buon uso dei
suoi principi: in fondo era poco più che cinquantenne, poteva
aspettare. Il nuovo papa, inviso alla curia per il suo rigore
morale e per la sua rettitudine, non ebbe il tempo di
intraprendere quella profonda riforma dei costumi e della Chiesa
che aveva in mente: morì infatti ancor prima di raggiungere il
secondo anniversario della sua elezione. I giochi in Vaticano si
riaprirono alla grande: Alessandro stava per giocare la sua
partita decisiva. Ma non era il solo: il card. Giulio de’ Medici
scendeva fragorosamente in campo con tutta la potenza, la fama e
l’autorevolezza che il nome del suo casato gli attribuiva.
Questa volta il Farnese non si tirò indietro: ora o mai più, si
deve esser detto, per spronarsi all’obiettivo. I contendenti si
affrontarono lealmente e non mancarono di fair play: qualunque
fosse stato l’esito della competizione non dovevano essere
compromessi i tradizionali rapporti di amicizia tra i due
casati.
Papa Leone X de’ Medici, dipinto di Raffaello (part.)
Papa Adriano VI Florenz
La lotta però ci fu e anche dura, se è vero che i cardinali furono
impegnati in un conclave interminabile, durato oltre cinquanta
giorni. All’inizio Alessandro, sostenuto dai cardinali francesi,
sembrò prevalere: si mise però di traverso, ancora una volta, il
card. Colonna che nonostante la storica ostilità tra le due
rispettive famiglie - su cui tanto Alessandro puntava - si
accordò con il Medici, riversando su di lui i propri voti e
determinandone così l’elezione. Ad Alessandro non restò che
applaudire il vincitore, su cui fece confluire i suoi voti e che
fu quindi eletto all’unanimità.
Ancora una volta un Medici! ancora una volta un papa amico!
ancora una volta speranze deluse! questa volta forse
definitivamente: il nuovo papa, che aveva scelto di chiamarsi
Clemente VII, aveva solo 45 anni, dieci meno di Alessandro. Il
suo pontificato, iniziato sotto ottimi auspici, fu però
funestato da una delle catastrofi più dolorose che l’Urbe abbia
mai sopportato: il terrificante sacco di Roma, avvenuto nel 1527
ad opera delle orde dei Lanzichenecchi al soldo dall’imperatore
Carlo V. Il papa si rifugiò in Castel Sant’Angelo, e Alessandro
era al suo fianco. Clemente VII gli fu sempre grato per la
lealtà dimostratagli prima e dopo la sua elezione e lo stimò al
punto da dichiarare pubblicamente che: “Se il Pontificato si
conferisse per eredità, io nominerei nel mio testamento il
cardinal Farnese per mio successore”.
Fu buon profeta: alla sua morte,
avvenuta nel 1534, Alessandro Farnese, da quarant’anni
autorevole membro del collegio cardinalizio e candidato unico,
fu eletto papa per acclamazione, con voto unanime e palese.
Scelse il nome di Paolo III, in omaggio a Paolo II Barbo,
strenuo assertore del primato dell’autorità pontificia. Un nome
che prefigurava un programma.
Ad esser maliziosi si potrebbe anche pensare che il sacro
collegio, al di là dei meriti indubbi dell’ormai quasi
sessantasettenne card. Farnese, abbia visto in lui un papa di
transizione, messo lì per sbrigare l’ordinaria amministrazione:
un modo per rimescolare le carte in vista della partita
decisiva. L’età avanzata e lo stato di salute non proprio
eccellente del nuovo papa potevano legittimare simili illazioni.
Ma si sbagliavano. Paolo III mostrò una tempra di ferro,
un’energia febbrile che lo accompagnò fino all’ultimo giorno
della sua vita e una longevità all’epoca non consueta, tanto che
il suo pontificato superò la boa dei quindici anni e fu il più
lungo del suo secolo.
Papa Clemente VII de’ Medici, dipinto di Sebastiano Del Piombo