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E' noto che quasi tutti gli
Stati dell'Italia settentrionale o centrale erano feudi imperiali o
della Chiesa; tra le autonomie di cui godevano vi era quella di
battere moneta; la Zecca poteva essere un'azienda di stato ovvero,
molto più spesso, veniva data in appalto a privati: gli "Zecchieri".
Questi stipulavano un contratto col Signore in base al quale
venivano stabiliti valori monetari, quantità, pesi, metalli e
titoli. Per la Zecca erano necessarie attrezzature e locali
appropriati; la "punzoneria" veniva di solito commissionata al
"Maestro dei coni", ricorrendo spesso a quelli che già operavano
presso altre Zecche. Lo Zecchiere si approvvigionava della materia
prima: il metallo, o grezzo in pani o verghe o con altre monete
rastrellate sul mercato; il metallo veniva portato dai mercanti in
una determinata quantità, in base alla quale ed al suo titolo
ottenevano in cambio la moneta battuta dalla Zecca, ma non per lo
stesso peso o valore; la differenza era il ricavo dello Zecchiere:
2-;.5% per le monete d'oro e d'argento, 10-;.15% per quelle in
mistura (proprio queste, essendo battute in larga quantità, finivano
per essere rifiutate o ridimensionate con bandi o editti). |

Interno di Zecca
rinascimentale con le varie fasi di lavorazione per il conio delle
monete (da antica stampa tedesca).
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Il Signore affittava la Zecca,
stipulava i Capitoli e periodicamente controllava tramite il
"saggiatore", peso e percentuale di metallo pregiato contenuto; vi
erano tolleranze, passate le quali tutto finiva nel crogiolo; in
caso di frode grave, lo Zecchiere rischiava la pena capitale. |
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Schema dell'operazione di
conio di una moneta.
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Per la coniazione venivano approntati i coni: il conio superiore (o
conio di martello, o torsello), più soggetto a rottura poiché veniva
colpito direttamente dal martello, per cui vi si affidava la parte
meno elaborata della moneta, ed il conio inferiore (o conio
d'incudine, o pila), incastrato nell'incudine monetaria, con la
parte più delicata ed elaborata della moneta; ed infine, tra i due,
il tondello dal quale si ricavava per battitura la moneta. Per
approntare i coni si usavano i punzoni, che erano praticamente dei
ceselli in "acciaio finissimo" (Cellini), sulla punta dei quali si
cesellavano in rilievo lettere, parti di figure, simboli,
punteggiatura: venivano usati per battere con il martello sui coni
in ferro arroventato per creare in negativo nuovi coni o ritoccare
quelli consunti. Quando si diede nel Rinascimento prevalenza alla
figura sul simbolo e sulla scritta, l'approntamento dei punzoni fu
affidato alle mani esperte dei "Maestri coniatori"; poiché per
l'approntamento dei coni dai punzoni provvedevano spesso le
maestranze della Zecca, succedeva che spesso si operasse in maniera
grossolana e confusa, da cui la stragrande quantità delle così dette
"varianti". |
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Articolo tratto dalla rivista Biblioteca e Società,
edita dal Consorzio per la gestione delle Biblioteche di Viterbo,
Inserto allegato al N. 4, Dicembre 1998, Anno XVII -
Si ringrazia il Presidente del Consorzio per
l'autorizzazione alla pubblicazione. |
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