Gli Albanesi a Pianiano

Parte Seconda


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di Elettra Angelucci



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Pianta delle tenute "Banditella" "Sterpaglie".
Anno 1757
(2)

  Sembrava che finalmente la colonia albanese di Pianiano avesse risolto tutti i suoi problemi; in realtą continuarono i conflitti, sia con gli abitanti di Cellere, con i quali costituivano un'unica Castellania con interessi comuni ed un medesimo Enfiteuta (12), sia con i proprietari dei terreni vicini a causa di continui sconfinamenti e di contestazioni per la proprietą. C'erano anche molte beghe interne alla colonia, soprattutto tra le principali famiglie, gli Sterbini e i Mida.
Questi ultimi erano eredi di quel don Stefano Remani che fu il primo «direttore» della colonia albanese e vantavano grossi crediti nei confronti dei loro conterranei (13).
Infatti quelle due famiglie, grazie alle varie enfiteusi di case e terreni ottenute nel corso degli anni dalla R.C.A., avevano notevolmente incrementato le loro proprietą e potevano ormai considerarsi famiglie agiate (14).
 

  
  Nelle vicende della colonia albanese ebbero molta importanza i parroci «Direttore»: dal primo, don Stefano Remani che li guidņ nel loro viaggio e fece da collegamento con la R.C.A. e da interprete ai primi Albanesi giunti nello Stato Pontificio, a don Simone Sterbini che ottenne per i suoi conterranei altre assegnazioni di terreni dalla R.C.A. (15) e infine all'arciprete Michelangelo Calmet che per parecchi anni dal 1795 fece moltissimi viaggi a Roma per tutelare la colonia albanese e curare gli interessi dei suoi protetti, soprattutto nelle cause giudizi arie che in continuazione piovevano su di loro « con una remissione del mio proprio di mezzo migliaio di scudi e pił...» (16)
 

  A Michelangelo Calmet, divenuto Vescovo di Ripatransone, succedette nella carica di Direttore temporale della colonia albanese il fratello Giuseppe; dopo la morte di quest'ultimo, nel 1844, Stefano Sterbini - suo nipote - e Ludovico Orti - suo erede fiduciario - insieme a Giovanni Masini ed Antonio Pala, fecero istanza alla Sacra Congregazione di Propaganda per succedergli nell'incarico (17). Ma ormai a Pianiano la colonia albanese non c'era pił; esistevano soltanto tre famiglie - Mida, i Micheli ed i Codelli - che costituivano un piccolo nucleo di venti persone. Tutte le altre famiglie o si erano estinte o si erano trasferite ed imparentate con gli abitanti di Ischia, di Cellere e degli altri paesi vicini.
 


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Pianta del Castello di Pianiano. Anno 1768 (2)
 

Note
12) A.C.S.C. : Serie III - Catasti - voI. 53 c. 7. Nel 1780 la R.C.A. possedeva «... Nel territorio di Pianiano un molino a grano macinante per li Cellaresi, e Piananesi con una Macina»
13) A.C.S.c. - Serie VIII - Lettere del Tesoriere Generale - b. 162 fascicolo 6
14) A.C.S.C. - Serie I - Atti di affitto - prot. 7 c. 96; b. 12 fase.
15) A.C.S.C. - Serie I - Atti di affitto - prot. 11 c. 33. Nel 1792 fu diviso tra gli Albanesi il terreno denominato «Le Coste di Monte Maria» che si trovava sotto il Castello di Pianiano. Fu incaricato di redigere la pianta il Perito Agrimensore Angelo Qualeatti.
16) A.C.S.C. - Serie IX - Lettere di persone diverse - n. 206 fasc.
17) Delegazione Apostolica di Viterbo - Serie II parte II - busta 263 titolo XXI rubrica 4.


Articolo tratto da: Biblioteca e Societą. Anni VII-VIII, 1985,1986   -  Foto: (2) Giancarlo Rossini

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