MALCONTENTO SUL LAVORO

(1)

Prego la gente mi vuol perdonare
non so se faccio male o faccio bene
ma me so' avezzo del tutto a narrare
ciò che m'accade e ciò che m'appartiene
credo che la colpa non mi si può dare
biasimo i cattivi e lodo a chi fa bene.
Adesso ve dirò quanto lontano
annette a lavorà là verso Albano.

Quel cavaliere che fece gran baccano
e che palloneggiò fin su la luna
ma poe s'è risgonfiato a mano a mano
poichè per strada perse la fortuna
di tante mosche che chiappò con mano
solo se restata glien’è qualcuna.
Si scelse di persona un caporale
che diè invito a tutto il personale.

Come all'altre lo fe' a me tale e quale
dice: “Rugger te troverae contento,
tu lo conosche bene el principale
quale le mode e suo comportamento,
basta che bravo lo sia el personale
con più lavore e più sembra contento."
Così una squadra se fummo formate
gente cosciente e bone connotate.

II primo giorno che siamo arrivate
da brave se iniziò il nostro lavoro.
Felice se passò tante giornate
co' la nostra signora: era 'n tesoro
ce faceva le cibe prelibate,
se dicea tra de noe: “questo è ristoro.”
‘Na settimana e mezza fu passata
che di tanta bontà fu terminata.


 

(2)

Forse per reclamar de la giornata
ciò ch'è diritto del lavoratore
ma da quel dì tutta se fu cambiata
pure de nero se lo macchiò el core.
La mangiatoia allora ce venne alzata
patate lesse, alice e pomodore
e solo qualche volta a colazione
con qualche scatoletta de salmone.

Cattivo più de lee venne el padrone,
bench’è tant'era il nostro lavorare,
ma non avea rimorso e compassione
nessuno sforzo lo potea placare.
Un giorno ce trattò da ubriacone
che in verità se potrebbe giurare
perche 'l buon cuore di un gran contadino
con maore ce diè 'n fiasco de vino.


Ma Dio volle per fatal destino
da lì partimmo, al passar d'un cancello
la strada era scosesa e fatta a uncino
el trattorista passò colonnello.
Non so se de ricotta o formaggino
fu l’asse della pressa uguale a quello
così perchè la pressa fu sfasciata
tutti inghiottì con una sol bocconata.

"Gente villana, razza sprocedata,
vigliacco il vino e chi ve I'ha dato,
da oggi innnanzi in tutta la giornata
farò che questo ve sarà vietato.
La propaganda ve farò spietata".
Guae quel colono o anche sia il privato
se vuol esse galante e fasse onore
me paga anticipate i miei lavore.
 

(3)

Ma se là tra la polvere e 'l sudore
mentre me guardo me sento tremare
la sera non se sa mae dove se more
siam sempre in giro come le stracciare
e se de casa te scrive el tuo amore
la lettera non sa dove indirizzare
per quando in mano te l'ha consegnata
non se conosce più manco la data.

Ce pare de fa 'na passeggiata
quà ne ‘ste luoghi a fa la trebbiatura,
ma tanto saporita c'e toccata
una si larga e lunga fregatura
ognun di noi la terrà conservata,
io son sicuro, finchè il mondo dura
d'esser venute qua, tanto lantano
ne le dintorne de Ariccia e Albano.

Un giorno me ricordo un fatto strano
in discussione avessimo a che dire
ce ricordò quanno a Musignano
tutta la gente facea impaurire.
“E se passate so' l'anne lontana
so' sempre quello ce ritorno a dire.”
Poi con tanta ira disse a voce piena:
“So sempre anello de quella catena.”

Questo brutto parler me fece pena.
Addirittura me scandalizzai.
Avvolto me trovai 'n mezzo la piena,
mi volevo salvar, non me salvai,
così de sangue me gonfiai la vena.
Non volevo parlar, ma pur parlai:
“Cambiato hai mode e verse l'andatura
ma da bifolco sol farai figura.”

Chi è quest'uomo che face a paura:
il figlio del capoccia de li boe.
Così usava nell'agricoltura
chi saliva un gradino era un eroe.
Così gli ha conferito addirittura
il grado a Capoccetta de li boe
e quanno poe passò sotto fattore
salì a cavallo e diventò il terrore.