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Il sito del castello di Belmonte, detto
anche di Montelafine, finora mai recensito da alcuno storico moderno, si
trova ubicato in un punto strategico, su uno sprone, ad altitudine di 354 mt
s/m. fra Caburaccia e Bordignano, presso il fiume Diaterna. Tutt'intorno, la
zona, era circondata da un vero e proprio apparato difensivo formato di
fortezze e castelli, quasi totalmente distrutti e dei quali resta solo il
nome a testimonianza della loro esistenza. Questi posti entrarono a fare
parte della storia fiorentina, a noi più conosciuta, in documenti che si
trovano, per la maggior parte, nell'Archivio di Stato fiorentino e risalenti
alla metà del 1300.
Proprio in questi anni Milano aveva
rivolto le proprie mire di conquista verso il centro dell'Italia e Giovanni
Visconti, signore e arcivescovo di Milano e delle più forti città lombarde,
dopo aver acquistato "in moneta sonante" la città di Bologna dai Pepoli per
200 mila fiorni d'oro, intendeva annettersi anche la città di Firenze.
Le truppe milanesi al comando di Giovanni
Oleggio, provenienti da Pistoia, entrarono in Mugello passando per Val di
Marina. Un'altra parte dell'esercito si diresse verso il territorio dell'Idice
(nei pressi di Monghidoro), occupando Visignano e Monte la Fine. Il loro
preciso scopo era quello di occupare e distruggere Firenzuola la roccaforte
dei Fiorentini nei feudi degli Ubaldini.
Da documenti conservati presso l'Archivio
di Stato di Firenze (Cartigli della Signoria, Missiva 1 Cancelleria, Reg. 10
e 70, datati 4 marzo 1350) risulta che i Priori e i Gonfalonieri scrivono a
Bencivenni de' Moncini e a Rosso dei Ricci che si adoperino in tutta fretta
a inviare a Monte la Fine "victuaglie e darmadure (sic), nelle quali
soprinsegna di nostro Comune non sia". Quindi vengono richiesti aiuti a
Firenze in viveri e danaro, in forma segreta e segreta doveva essere pure la
loro provenienza. In questa missiva i Priori precisano cosa debba essere
sollecitamente inviato al Castello di Monte la Fine e a Pavente, distretto
fiorentino: "100 staia di farina di grano, 18 staia di fave, 15 staia do
castagne, 7 libbre di carni salate, 1 baoletta di olio, 1 staio e mezzo di
sale, 11 paioli di rame, 1 libbra di zolfo, 20 paia di calzature foderate,
poi pesci salati in buona quantità, e infine una 'salma' (1) di vini e 1 'lagèna'(2)
di aceto".
In una lettera successiva del 25 marzo
1350, i Fiorentini decidono, dopo un accordo preso con i Milanesi, che il
Castello di Monte la Fine venga distrutto da maestranze fiorentine e
milanesi a patto che i milanesi restituiscano la fortezza di Visignano.
Di fatto però il Castello di Monte la
Fine non verrà distrutto dai fiorentini, almeno nell'immediato, poiché
risulta che i signori delle Leghe e Taglie deliberarono una spesa di 25
fiorni d'oro per comprare bombarde da destinare alla difesa del Castello di
Monte la Fine.
Come succedeva a quei tempi i trattati
spesso venivano disattesi. Infatti da un altro documento risulta che un
Magistrato fiorentino deliberò il pagamento di 105 fiorini d'oro per le
spese fatte nel murare e fortificare questo castello. La rottura della
tregua e il non mantenimento dei patti costò caro ai Fiorentini. Infatti i
Milanesi accusarono gli stessi "cum non observaveritis treguas" e il 26
luglio 1351 distrussero Firenzuola dandola alle fiamme.
Tuttavia il Castello di Scarperia, verso
il quale avevano ripiegato le truppe dell'Oleggio non fu saccheggiato e l'Oleggio
fu costretto a fuggire attraverso l'Appennino.
Dopo lunghe trattative i Fiorentini si
accordarono con i Milanesi per far tornare gli Ubaldini nelle loro terre
liberati da tutte le condanne, che si restituisse il Castello di Monte la
Fine ai legittimi proprietari, gli Alidosi di Castel del Rio, e infine che
venisse distrutto il castello di Montegemoli. Anche questa volta i
Fiorentini disattesero i patti e non atterrarono il castello di
Montegemoli (presso Cornacchiaia di Firenzuola), anzi lo fortificarono in
virtù del fatto che da lì passava la strada che da Fonte Manzina si dirigeva
verso la Romagna (3).
Ma qual'è la storia di questo castello di
Monte la Fine prima che entrasse in possesso dei Fiorentini? Non abbiamo
notizie certe del Castello prima di questo periodo. Sappiamo che i
Fiorentini trattarono la pace con i Milanesi verso l'anno 1352, che nel
frattempo si erano ripresi detto castello. Sappiamo anche che secondo i
trattati il Castello di Belmonte doveva tornare alla nobile famiglia Alidosi
di Castel del Rio, castello del quale rimangono imponenti ruderi su uno
sprone a 379 metri di altitudine. Esso sorgeva in un punto strategico nelle
vicinanze del ponte, a schiena d'asino (tutt'ora visibile), sul fiume
Santerno. Gli Alidosi quindi dovevano essere i signori di tutta la zona che
ad Ovest di Castel del Rio giungeva fino alla Pieve di Bordignano,
comprendendo anche il borgo agricolo di Belmonte (e relativo castello di
Monte la Fine).
Don Stefano Casini, sacerdote fiorentino,
autore del "Dizionario Storico Geografico e Storico del Comune di Firenzuola"
edito nel 1914, nel libro I, a pag 108 scrive: "Bordignano era la terza
Pieve delle Alpi (così allora si chiamavano gli Appennini). Aveva un
Castello a Belmonte e una Rocca alla Citerna. Nell'anno 1332 anche questo
Piviere si dette ai Fiorentini....". La Pieve di Bordignano aveva nella sua
giurisdizione le seguenti chiese: Caburaccia, Peglio, Culcedra, Pietramora,
Castelvecchio, Utignano e Belmonte.
Note:
(1) Salma - Anche 'soma' -
Unità di misura e di peso
(2) Lagèna - Recipiente
con il collo e la bocca stretta
(3) Si trattava della
strada di valico, meglio conosciuta come Passo dell'Ospedaletto o
dell'Osteria Bruciata.
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Monte la Fine Sito del
Castello e colonna e Pieve Bordignano

Rudere presso l'antico castello di
Montegemoli
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