IL CASTELLO ALIDOSI DI MONTE LA FINE A BELMONTE (FIRENZUOLA)

di Paolo Campidori

Il sito del castello di Belmonte, detto anche di Montelafine, finora mai recensito da alcuno storico moderno, si trova ubicato in un punto strategico, su uno sprone, ad altitudine di 354 mt s/m. fra Caburaccia e Bordignano, presso il fiume Diaterna. Tutt'intorno, la zona, era circondata da un vero e proprio apparato difensivo formato di fortezze e castelli, quasi totalmente distrutti e dei quali resta solo il nome a testimonianza della loro esistenza. Questi posti entrarono a fare parte della storia fiorentina, a noi  più conosciuta, in documenti che si trovano, per la maggior parte, nell'Archivio di Stato fiorentino e risalenti alla metà del 1300.

Proprio in questi anni Milano aveva rivolto le proprie mire di conquista verso il centro dell'Italia e Giovanni Visconti, signore e arcivescovo di Milano e delle più forti città lombarde, dopo aver acquistato "in moneta sonante" la città di  Bologna dai Pepoli per 200 mila fiorni d'oro, intendeva annettersi anche la città di Firenze.

Le truppe milanesi al comando di Giovanni Oleggio, provenienti da Pistoia, entrarono in Mugello passando per Val di Marina. Un'altra parte dell'esercito si diresse verso il territorio dell'Idice (nei pressi di Monghidoro), occupando Visignano e Monte la Fine. Il loro preciso scopo era quello di occupare e distruggere Firenzuola la roccaforte dei Fiorentini nei feudi degli Ubaldini.

Da documenti conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze (Cartigli della Signoria, Missiva 1 Cancelleria, Reg. 10 e 70, datati 4 marzo 1350) risulta che i Priori e i Gonfalonieri scrivono a Bencivenni de' Moncini e a Rosso dei Ricci che si adoperino in  tutta fretta a inviare a Monte la Fine  "victuaglie e darmadure (sic), nelle quali soprinsegna di nostro Comune non sia". Quindi vengono richiesti aiuti a Firenze in viveri e danaro, in forma segreta e segreta doveva essere pure la loro provenienza. In questa missiva i Priori precisano cosa debba essere sollecitamente inviato al Castello di Monte la Fine e a Pavente, distretto fiorentino: "100 staia di farina di grano, 18 staia di fave, 15 staia do castagne, 7 libbre di carni salate, 1 baoletta di olio, 1 staio e mezzo di sale, 11 paioli di rame, 1 libbra di zolfo, 20 paia di calzature foderate, poi pesci salati in  buona quantità, e infine una 'salma' (1) di vini e 1 'lagèna'(2) di aceto".

In una lettera successiva del 25 marzo 1350, i Fiorentini decidono, dopo un accordo preso con i Milanesi, che il Castello di Monte la Fine venga distrutto da maestranze fiorentine e milanesi a patto che i milanesi restituiscano la fortezza di Visignano.

Di fatto però il Castello di Monte la Fine non verrà distrutto dai fiorentini, almeno nell'immediato, poiché risulta che i signori delle Leghe e Taglie deliberarono una spesa di 25 fiorni d'oro per comprare bombarde da destinare alla difesa del Castello di Monte la Fine.

Come  succedeva a quei tempi i trattati spesso venivano disattesi. Infatti da un altro documento risulta che un Magistrato fiorentino deliberò il pagamento di 105 fiorini d'oro per le spese fatte nel murare e fortificare questo castello. La rottura della tregua e il non mantenimento dei patti costò caro ai Fiorentini. Infatti i Milanesi accusarono gli stessi "cum non observaveritis treguas" e il 26 luglio 1351 distrussero Firenzuola dandola alle fiamme.

Tuttavia il Castello di Scarperia, verso il quale avevano ripiegato le truppe dell'Oleggio non fu saccheggiato e l'Oleggio fu costretto a fuggire attraverso l'Appennino.

Dopo lunghe trattative i Fiorentini si accordarono con i Milanesi per far tornare gli Ubaldini nelle loro terre liberati da tutte le condanne, che si restituisse il Castello di Monte la Fine ai legittimi proprietari, gli Alidosi di Castel del Rio, e infine che venisse distrutto il castello di Montegemoli. Anche questa volta i Fiorentini disattesero i patti e  non  atterrarono il castello di Montegemoli (presso Cornacchiaia di Firenzuola), anzi lo fortificarono in virtù del fatto che da lì passava la strada che da Fonte Manzina si dirigeva verso la Romagna (3).

Ma qual'è la storia di questo castello di Monte la Fine prima che entrasse in possesso dei Fiorentini? Non abbiamo notizie certe del Castello prima di questo periodo. Sappiamo che i Fiorentini trattarono  la pace con i Milanesi verso l'anno 1352, che nel frattempo si erano ripresi detto castello. Sappiamo anche che secondo i trattati il Castello di Belmonte doveva tornare alla nobile famiglia Alidosi di Castel del Rio, castello del quale rimangono imponenti ruderi su uno sprone  a 379 metri di altitudine. Esso sorgeva in un punto strategico nelle vicinanze del ponte, a schiena d'asino (tutt'ora visibile), sul fiume Santerno. Gli Alidosi quindi dovevano essere i signori di tutta la zona che ad Ovest di Castel del Rio giungeva fino alla Pieve di Bordignano, comprendendo anche il borgo agricolo di Belmonte (e relativo castello di Monte la Fine).

Don Stefano Casini, sacerdote fiorentino, autore del "Dizionario Storico Geografico e Storico del Comune di Firenzuola" edito nel 1914, nel libro I, a pag 108 scrive: "Bordignano era la terza Pieve delle Alpi (così allora si chiamavano gli Appennini). Aveva un Castello a Belmonte e una Rocca alla Citerna. Nell'anno 1332 anche questo Piviere si dette ai Fiorentini....". La Pieve di Bordignano aveva nella sua giurisdizione le seguenti chiese: Caburaccia, Peglio, Culcedra, Pietramora, Castelvecchio, Utignano e Belmonte.

Note:

(1) Salma - Anche 'soma' - Unità di misura e di peso

(2) Lagèna - Recipiente con il collo e la bocca stretta

(3) Si trattava della strada di valico, meglio conosciuta come Passo dell'Ospedaletto o dell'Osteria Bruciata.

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Monte la Fine Sito del Castello e colonna e Pieve Bordignano

   

Rudere presso l'antico castello di Montegemoli