Il crocifisso ligneo di Michelangelo: profezia di un incontro

 

di Fernanda Masetti Fedi

Il 12 dicembre scorso nel corso della conferenza stampa alla quale hanno partecipato il direttore generale del ministero dei beni culturali per i beni storico-artistici ed etnoantropologici, Roberto Cecchi, il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, il soprintendente del Polo museale di Firenze, Cristina Acidini, il professor Arturo Carlo Quintavalle, il critico Vittorio Sgarbi, l'ambasciatore Antonio Zanardi Landi, è stato presentato l'acquisto al patrimonio storico artistico pubblico, di un crocifisso ligneo di modeste dimensioni (appena 41,3 cm), attribuito a Michelangelo.

E’ con grande emozione che ho seguito l’evento, in quanto fui tra i fortunati che nel 2004 ebbero il privilegio di assistere alla conferenza nella quale i ricercatori proposero l’attribuzione di questa opera, al tempo di proprietà dell’antiquario torinese Giancarlo Gallino. Ne scaturì con immediatezza un articolo, che qui ripropongo a suggellare un avvenimento che ha il sapore di un appuntamento a lungo atteso.

Maggio 2004 – Firenze

 Nella Firenze dei grandi eventi una ghiotta opportunità al Museo Horne.

Proposta di attribuzione per Michelangelo giovane: un crocifisso di tiglio di modeste dimensioni destinato alla devozione domestica, in mostra insieme ad altri due crocifissi lignei coevi. Così formulata la proposta non è allettante, solo tre opere in mostra.. tre crocifissi lignei… e di piccole dimensioni, eppure per quanti hanno sfidato lo scetticismo iniziale, la soddisfazione non è mancata.

Michelangelo: e già nella nostra mente sfilano le immagini della Cappella Sistina, della Pietà, del Mosé, del nostro amatissimo David. Ho amato questo grande artista, fin dagli anni più giovani, ne ho amato il tratto, l’ingegno, la forza, l’innovazione, ho amato il linguaggio inconfondibile delle sue opere. Michelangelo, un uomo saldamente ancorato a terra, profondamente umano, irrimediabilmente proteso verso il divino. Le sue opere sono il canto della condizione umana che geme e stride guardando al cielo, eppure nelle splendide linee dei volti e dei corpi c’è la testimonianza di come l’uomo possa elevarsi sopra i propri limiti, spezzare le proprie catene, anche  realizzando opere che conquistano quell’immortalità che gli è negata e quella bellezza e perfezione che rivelano in lui l’orma del divino.

Il Crocifisso ligneo recentemente attribuito a Michelangelo

 

La carnalità con lui cessa di essere il simbolo della natura imperfetta dell’uomo e diviene armonia. L’ attenzione e la conoscenza dell’anatomia umana non trascendono mai nell’esasperazione artificiosa delle forme.Le sue opere possenti non mancano di delicatezza, ovunque si legge il segno di una mano che ha amato profondamente il proprio “lavoro”, il marmo –là ove di questo si tratta- è stato fecondato dall’artista e gronda vita. Da sempre i suoi lavori sono un esempio, un monito e insieme una lunga dissertazione sui valori della vita e dell’uomo, che attraversando i secoli interroga generazioni diverse e supera con il suo, le infinite differenze dei nostri linguaggi.

Confronto tra il Crocifisso ligneo e il Cristo della Pietà Bandini

Confronto tra il Crocifisso ligneo e il David di Michelangelo

Possibile che si possano trovare ancora opere inedite attribuibili al grande maestro?

Lo scetticismo è d’obbligo, come Paolucci stesso riferisce nella presentazione del catalogo, ma esso non può e non deve esimerci dalla verifica.

Insigni studiosi l’hanno fatto per noi scientificamente, sono quelli che hanno affiancato Giancarlo Gentilini nello studio accurato dell’opera: Umberto Baldini, Luciano Bellosi, Massimo Ferretti.

A loro si sono affiancati per esami e ricerche tecnologiche specifiche:

Marco Fioravanti del DISTAF Università di Firenze ha condotto l’ indagine  TC (tomografia computerizzata),  che permette di esaminare in maniera  approfondita e non distruttiva sculture policrome dove il legno è coperto dagli strati di colore;

Massimo Giuliano del Dipartimento di Anatomia Umana normale dell’ Università degli Studi di Firenze e Pietro A. Bernabei dell’Azienda Ospedaliera di Careggi hanno condotto l’indagine sull’anatomia, rivelando nella loro relazione la notevole precisione e attinenza alla realtà delle forme anatomiche della figura del Cristo.

Il volto del Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo

Il volto del Cristo della Pietà in San Pietro

Cito:  “L’arto inferiore è raffigurato con precisione assoluta. (…) Complessivamente i muscoli dell’arto superiore sembrano rappresentati per gruppi, in modo anatomicamente corretto e preciso (…) corretta l’inclinazione dei fasci muscolari (…) lateralmente i grandi glutei presentano l’infossatura tipica del sesso maschile (…) la tensione della cute sulle sporgenze ossee, unitamente al rigonfiamento dell’addome nella parte inferiore, genera l’impressione di un soggetto morto da almeno 24 ore.”  E’ impressionante leggere la relazione e rendersi conto di quale portata sia l’attinenza alla realtà del corpo del Cristo di questo crocifisso, ed è immediato andare con la mente a quanto la storia ci ha tramandato circa le esperienze fatte dal maestro sui corpi dei defunti proprio nello Spedale del Convento di Santo Spirito.

Giancarlo Gentilini  promotore dell’iniziativa, ha confessato nella conferenza di presentazione, di aver visto quest’opera molti anni fa e di aver avuto da allora in cuore l’idea della “paternità”, ma di aver lui stesso messo a tacere questa “voce”, lasciato decantare l’entusiasmo, per poter condurre nella maniera più oggettiva possibile lo studio necessario.

Nella sue parole il racconto di una ricerca accurata,  della scrupolosa ricostruzione storica per trovare le tracce, gli elementi d’incastro che permettessero di avvallare l’ipotesi, confermare quando e come l’artista si fosse cimentato con opere di questo tipo.

Gentilini ha ricordato come le ricerche storiche abbiano documentato che nell’ultimo decennio del Quattrocento quasi ogni scultore fiorentino si sia cimentato con la realizzazione di crocifissi lignei, anche di piccolo formato, sia le botteghe d’intaglio dei Sangallo e dei Da Maiano, sia artisti quali Baccio da Montelupo e il Torrigiano coetanei di Michelangelo e come lui frequentatori del Giardino mediceo di San Marco. Come il filo di Arianna dipana la storia di fronte ad un pubblico attentissimo: ci riporta in quegli anni, all’amicizia di Buonarroti con Baccio da Montelupo, specialista nella realizzazione di crocifissi di grande e piccolo formato ed inoltre assai legato agli ambienti savonaroliani), cui dobbiamo la diffusione del crocifisso come immagine privilegiata del culto domestico, forse intorno al 1945 Michelangelo poteva aver ricevuto  richieste per opere di questo tipo dai suoi committenti quali i frari di San Domenico a Bologna o, dopo il rientro a Firenze, da Lorenzo Pierfrancesco de’ Medici…, ma forse è più accreditabile pensare che tale attività egli l’abbia svolta presso la bottega di Benedetto da Maiano, dove sappiamo che fu attivo fino al 1492 e con la quale collaborò anche dopo la morte del Magnifico (1492) fino alla fuga a Bologna (1494), ma anche dopo il suo rientro a Firenze nel 1495 fino alla sua partenza per Roma nel giugno 1496. Affascinante dettaglio, l’inventario della bottega di via dei Servi redatto nel 1947 alcuni mesi dopo la morte di Benedetto, nel quale sono elencati ben sette piccoli crocifissi…troppi perché l’anziano maestro abbia potuto intagliarli tutti di propria mano… potrebbero quindi essere stati realizzati da validi collaboratori della bottega, quali Leonardo del Tasso e il padre di Chimenti di Francesco..e perché no, Michelangelo stesso. L’ipotesi è avvallata dall’esistenza di numerosi esemplari che riproducono la tipologia del crocifisso in esame.

La parte posteriore del Crocifisso

Il Crocifisso ligneo, particolare

La perfezione anatomica del Crocifisso

La parte posteriore del Crocifisso

Il Crocifisso ligneo, particolare

La perfezione anatomica del Crocifisso

La sua esposizione parte da un tecnicismo storico, freddo e didascalico, preciso e attento fino alla maniacalità, per stemperarsi nella passione dello storico d’arte che ama il proprio lavoro, che si nutre di ricerca, ma vive e respira le opere d’arte che studia, e la descrizione -ormai appassionata- di altre opere del maestro per richiami e confronti, sembra quasi materializzarle per i presenti.

Fin qui il lavoro degli esperti, ma a noi come appassionati resta la parte più gustosa e interessante: l’opera stessa.

Nella sala maggiore degli ambienti recentemente recuperati nei sotterranei, il crocifisso attribuito a Michelangelo, datato secondo gli studiosi sopra citati 1495, è  esposto insieme a due crocifissi coevi: uno di Giuliano da Sangallo, l’altro di Baccio da Montelupo.

Senza niente togliere alla pregevole fattura di queste due opere, l’impatto con il crocifisso ligneo in tiglio è notevole.

Tutte le descrizioni e le dissertazioni ascoltate non preparano all’immediatezza dello spettacolo che ti si para  dinanzi agli occhi. Nella quiete dei sotterranei, lontani dai rumori del traffico cittadino, immersi in una luce discreta ed efficace al tempo stesso, ci sorprende  l’indiscutibile bellezza di questo crocifisso dalle dimensioni ridotte ma di grande potenza espressiva.

La teca in vetro ci consente saggiamente di poter girare intorno alla scultura, coglierne ogni lato, ogni possibile angolatura (proprio come avrebbe gradito il maestro).

Il corpo possiede un’armonia e una possanza notevoli, il dorso forte e bello pur nella sofferenza della posizione, le natiche piene, le cosce perfette , le mani affilate, eleganti, i nobili tratti del volto che richiamano esplicitamente quelli  del Cristo della Pietà.

Non sono certo io che posso stabilire se quel crocifisso sia o no nato dalle mani di Michelangelo, (anche se i palpiti del mio cuore non hanno dubbi), ma posso affermare con sincerità e senza temere smentita, che è un’opera da vedere, una scultura che merita il nostro interesse e la nostra attenzione.

Di fronte ad essa lo scetticismo si è trasformato in stupore e lo stupore in gioia, quella gioia che nasce dal godimento della bellezza.

Se fu un Michelangelo ventenne a scolpirla, in esso  si possono già ravvisare molti degli elementi della sua espressione futura e in questa scultura che raffigura la fine del ciclo terreno di Gesù un duplice presagio: come il Cristo crocifisso - per coloro che sono credenti - è il simbolo di una vita terrena che si chiude e di una vita celeste che inizia, così quest’opera artisticamente conclusa in poco spazio, prelude a un futuro da gigante per l’artista che l’ha realizzata.

In essa ho trovato il richiamo della grandezza che “t’inginocchia” quella che ti fa sentire piccolo e al tempo stesso fiero di esser parte di un’umanità che in mezzo alla sua ferocia e alla sua miseria, riesce a nutrire ingegni capaci di simili opere.

Sulla soglia uscendo, mi voltai: ancora uno sguardo, l’ultimo? No, pensai….ci vedremo ancora.

 

                                                                                                              Fernanda Masetti Fedi

 

Le immagini sono tratte dal volume: “Proposta per MICHELANGELO GIOVANE, Un Crocifisso in legno di tiglio” edito da Museo Horne, Firenze

 

 

Nota:

L’opera è in mostra a Roma, Camera dei Deputati - Sala della Regina
dal 23 dicembre 2008 al 23 gennaio 2009 
Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18,30)

Ingresso: libero da Piazza Montecitorio