Carole Feuerman a Fiesole

...opere d'arte da toccare

di Paolo Campidori

Su un terrazzamento posto sopra l’Anfiteatro romano di Fiesole che domima buona parte della strada faentina  e della strada bolognese, gli antichi tracciati viari verso Bonomia o Felsina e verso Forum Cornelii (Imola) e Forum Livii (Forlì) è sistemata la bellissima mostra dell’artista americana Carole Feuerman.

Ma facciamo una doverosa digressione, allontandoci un poco dall’argomento. Mi diceva, tempo fa, un illustre studioso d’arte, conosciutissimo in Italia e all’estero, che purtroppo in Italia e in Toscana (culla quest’ultima dell’arte medievale e rinascimentale), se, per ipotesi, dovesse rinascere un novello Michelangelo, non nascerebbe qui da noi. Magari – aggiungeva il famoso critico e storico dell’arte – nascerebbe, chissà, tanto per fare delle ipotesi, nell’America Latina o altri luoghi.

Devo confessare che io rimasi con un palmo di naso, sconcertato. A distanza di tempo, dopo che la sua frase aveva martellato la mia mente per un certo tempo, mi sono reso conto che l’illustre studioso storico dell’arte aveva ragione. Magari – aggiungo io – potrebbe nascere negli Stati Uniti, in Canada, in uno dei paesi dell’Est europeo, o ancora in Cina, in Perù, nel Tibet, nell’Affrica, ecc. Già esempi di grandi artisti, nati fuori dell’ambito italiano, ne abbiamo e non sono casi sporadici. Citiamo, solo un paio di nomi, più conosciuti e tanto per fare un esempio: Igor Mitoraj e Botero, ma l’elenco potrebbe continuare. Questo non significa che in Italia e in Toscana non abbiamo degli artisti grandi e preparati. Anzi, è proprio il contrario.

Non vorrei essere frainteso, Michelangelo, non c’entra assolutamente niente con la mostra di questa bravissima artista americana, che porta un cognome tedesco: Feuerman. Cerchiamo di conoscerla meglio. In un suo scritto, introduttivo alla mostra di Fiesole è riportata la frase seguente: (traduco dall’inglese) “All of my life, making art has been my passion” Mi sembra che fino qui non ci siano difficoltà, in sostanza “La mia vita è stata dominata dalla passione per l’arte”, oppure “l’arte è stato il filo condutore della mia esistenza”. Non è poco. L’artista continua: “I want my art to inspire the viewer to look closely at what stands before them” che si potrebbe tradurre così: “Io voglio che la mia arte costringa il visitatore ad avvicinarsi a ciò che si trova davanti a lui (all’opera d’arte)”. Non è una frase banale. Quanti artisti vorrebbero che questa cosa si realizzasse per le loro opere d’arte? E quanti visitatori passano distratti e annoiati di fronte ai grandi capolavori dell’arte e, non solo (anche della natura, come la volta celeste, i mari, le montagne, ecc)? La Feuerman continua: “It is not the fleeting moment that I capture….I want the viewer to complete the story, to reflect and feel touched”. “Non mi interessa l’attimo fuggente…..mi interessa che la storia sia completata e cioé che il visitatore rifletta e - annotazione questa non trascurabile - tocchi l’opera”. Sì, sì, avete capito bene (E, diciamo, che l’artista Carole, in questo c’è riuscita pienamente).

Quanta voglia c’è nel visitatore di toccare sculture celebri, come i “Prigioni” di Michelangelo, o pitture come un quadro del Botticelli, come una Madonna di Giotto o un affresco di Masaccio, o, addirittura la stra-famosa Gioconda? Il tatto, con il tatto il visitatore riesce a compenetrare l’opera d’arte, a provare il brivido e la gioia di “possedere” l’opera. Purtroppo questa cosa non è assolutamente possibile nei musei, poiché, se tutti toccassero le opere, delle stesse ormai non sarebbe rimasto niente. A me, questa gioia, di vedere  a distanza ravvicinata i maggiori capolavori di Giotto, Leonardo, Botticelli, Raffaello, ecc. mi è capitata. Ho visto capolavori distesi nei grandi tavoli del Gabinetto dei restauri della Fortezza da Basso e (per quanto riguarda le maggiori opere scultoree del mondo medievale, rinascimentale e barocco) dell’Opificio delle Pietre Dure. Devo essere sincero,  devo ammetterlo, alcune volte le ho potute accarezzare delicatamente, prima che fossero restaurate, e, vi posso assicurare, di aver provato lo stesso sentimento, o lo stesso “godimento”, che si ha quando si accarezza una bellissima donna. Non a caso i grandi studiosi e i grandi critici usano questa parola “godimento” per descrivere il senso di piacere che se ne ricava stando davanti a un capolavoro o avendo la possibilità di accarezzarlo dolcemente. Altra cosa invece è la “fruizione”, termine oggi abusato, che significa un’altra cosa. Fruire è l’equivalente di usare. Io, fruisco, ad esempio, un bagno, una sauna, una doccia. Oppure, posso fruire un’opera “minore”, come la stia dei conigli, in uno dei numerosissimi “musei dell’arte contadina”, ecc. Anche gli “expertisers” (coloro che rilasciano le expertises) usano toccare le opere ad essi sottoposte per essere autenticate e lo fanno per sentire il rilievo dello strato pittorico, quando, purtroppo,  non usano metodi meno ortodossi. Da fotografo, navigato, posso assicurarvi, che non esiste fotografia, non esiste  gigantografia, che possa uguagliare l’emozione che si prova, ad esempio, di fronte a un paesagio vero, oppure di fronte a una vera scultura di Moore, di Mitoraj, ma anche di artisti del calibro di “Christo”, ed anche quadri dei maggiori pittori macchiaioli come Lega, Signorini, Fattori, o impressionisti come Monet, Manet, Pissarro, Millet, ecc.

 In un certo senso, ed è pure un paradosso, sembra che l’artista Carole Feuerman inviti il visitatore a fare il contrario di quello che è solito fare. Quante volte si vedono cartelli, nelle varie mostre dislocate in tutta Italia ed Europa: “non toccare”, “ne touchez pas”, “don’t touch, please”, ecc. e, laddove non esistono questi avvertimenti, le opere sono protette da spessi strati di cristallo o plexiglass. Qui, invece, l’opera dell’artista chiede al visitatore: “avvicinati e toccami”. La cosa potrebbe sembrare ancora più paradossale poiché alcune sculture della Feuerman rappresentano dei nudi femminili, molto realistici, di donne appena uscite dalla doccia o dalla piscina, con le spalle ancora grondanti di fresche gocce d’acqua, e con i capelli ancora avvolti da un asciugamano di spugna. “Toccatemi!”. Sì,  questo potrebbe essere il leit-motiv, il motivo conduttore della mostra di Carole Feuerman, intitolata “MAXIMA”.

Però non esageriamo….!

 

Ma chi è Carole Feuerman. Non starò a darvi i soliti fastidiosi ragguagli identificativi della persona, in altre parole i connotati. Invece, mi ha fatto molto piacere sapere che Carole è mamma  di sei figli, ed è, ovviamente, sposata. Pensate una mamma di sei figli che trova il tempo anche per fare questi capolavori d’arte! Giusto per appagare la curiosità del lettore dirò che Carole ha proprie opere esposte nelle collezioni dell’ex Presidente americano Bill Clinton, del Dr. Kissinger, dell’Ex Presidente Gorbachov, dell’Imperatore del Giappone. Vi basta?

Non vi resta  dunque andare a visitare visitare questa bellissima mostra ospitata dal Comune di Fiesole ed organizzata dallo stesso, da “Firenze presenta”, e da “Bisol”. Ve lo consiglio non come cittadino fiesolano, ma come amico!

 

 

© Paolo Campidori

paolo.campidori@tin.it

 

Area espositiva della mostra dell'artista americana

Catalina (particolare)

Nudo di donna

Abbraccio