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Su un terrazzamento
posto sopra l’Anfiteatro romano di Fiesole che domima buona parte della
strada faentina e della strada bolognese, gli antichi tracciati viari verso
Bonomia o Felsina e verso Forum Cornelii (Imola) e Forum Livii (Forlì) è
sistemata la bellissima mostra dell’artista americana Carole Feuerman.
Ma facciamo una
doverosa digressione, allontandoci un poco dall’argomento. Mi diceva, tempo
fa, un illustre studioso d’arte, conosciutissimo in Italia e all’estero, che
purtroppo in Italia e in Toscana (culla quest’ultima dell’arte medievale e
rinascimentale), se, per ipotesi, dovesse rinascere un novello Michelangelo,
non nascerebbe qui da noi. Magari – aggiungeva il famoso critico e storico
dell’arte – nascerebbe, chissà, tanto per fare delle ipotesi, nell’America
Latina o altri luoghi.
Devo confessare che io
rimasi con un palmo di naso, sconcertato. A distanza di tempo, dopo che la
sua frase aveva martellato la mia mente per un certo tempo, mi sono reso
conto che l’illustre studioso storico dell’arte aveva ragione. Magari –
aggiungo io – potrebbe nascere negli Stati Uniti, in Canada, in uno dei
paesi dell’Est europeo, o ancora in Cina, in Perù, nel Tibet, nell’Affrica,
ecc. Già esempi di grandi artisti, nati fuori dell’ambito italiano, ne
abbiamo e non sono casi sporadici. Citiamo, solo un paio di nomi, più
conosciuti e tanto per fare un esempio: Igor Mitoraj e Botero, ma l’elenco
potrebbe continuare. Questo non significa che in Italia e in Toscana non
abbiamo degli artisti grandi e preparati. Anzi, è proprio il contrario.
Non
vorrei essere frainteso, Michelangelo, non c’entra assolutamente niente con
la mostra di questa bravissima artista americana, che porta un cognome
tedesco: Feuerman. Cerchiamo di conoscerla meglio. In un suo scritto,
introduttivo alla mostra di Fiesole è riportata la frase
seguente:
(traduco dall’inglese) “All of my life,
making art has been my passion” Mi sembra che fino qui non ci siano
difficoltà, in sostanza “La mia vita è stata dominata dalla passione per
l’arte”, oppure “l’arte è stato il filo condutore della mia esistenza”.
Non è
poco. L’artista
continua: “I want my art to inspire the viewer to look closely at what
stands before them” che si potrebbe tradurre così: “Io voglio che la mia
arte costringa il visitatore ad avvicinarsi a ciò che si trova davanti a lui
(all’opera d’arte)”. Non è una frase banale. Quanti artisti vorrebbero che
questa cosa si realizzasse per le loro opere d’arte? E quanti visitatori
passano distratti e annoiati di fronte ai grandi capolavori dell’arte e, non
solo (anche della natura, come la volta celeste, i mari, le montagne, ecc)?
La Feuerman continua: “It is not the fleeting moment that I capture….I want
the viewer to complete the story, to reflect and feel touched”. “Non mi
interessa l’attimo fuggente…..mi interessa che la storia sia completata e
cioé che il visitatore rifletta e - annotazione questa non trascurabile -
tocchi l’opera”. Sì, sì, avete capito bene (E, diciamo, che l’artista
Carole, in questo c’è riuscita pienamente).
Quanta voglia c’è nel
visitatore di toccare sculture celebri, come i “Prigioni” di Michelangelo, o
pitture come un quadro del Botticelli, come una Madonna di Giotto o un
affresco di Masaccio, o, addirittura la stra-famosa Gioconda? Il tatto, con
il tatto il visitatore riesce a compenetrare l’opera d’arte, a provare il
brivido e la gioia di “possedere” l’opera. Purtroppo questa cosa non è
assolutamente possibile nei musei, poiché, se tutti toccassero le opere,
delle stesse ormai non sarebbe rimasto niente. A me, questa gioia, di vedere
a distanza ravvicinata i maggiori capolavori di Giotto, Leonardo,
Botticelli, Raffaello, ecc. mi è capitata. Ho visto capolavori distesi nei
grandi tavoli del Gabinetto dei restauri della Fortezza da Basso e (per
quanto riguarda le maggiori opere scultoree del mondo medievale,
rinascimentale e barocco) dell’Opificio delle Pietre Dure. Devo essere
sincero, devo ammetterlo, alcune volte le ho potute accarezzare
delicatamente, prima che fossero restaurate, e, vi posso assicurare, di aver
provato lo stesso sentimento, o lo stesso “godimento”, che si ha quando si
accarezza una bellissima donna. Non a caso i grandi studiosi e i grandi
critici usano questa parola “godimento” per descrivere il senso di piacere
che se ne ricava stando davanti a un capolavoro o avendo la possibilità di
accarezzarlo dolcemente. Altra cosa invece è la “fruizione”, termine oggi
abusato, che significa un’altra cosa. Fruire è l’equivalente di usare. Io,
fruisco, ad esempio, un bagno, una sauna, una doccia. Oppure, posso fruire
un’opera “minore”, come la stia dei conigli, in uno dei numerosissimi “musei
dell’arte contadina”, ecc. Anche gli “expertisers” (coloro che rilasciano le
expertises) usano toccare le opere ad essi sottoposte per essere autenticate
e lo fanno per sentire il rilievo dello strato pittorico, quando, purtroppo,
non usano metodi meno ortodossi. Da fotografo, navigato, posso assicurarvi,
che non esiste fotografia, non esiste gigantografia, che possa uguagliare
l’emozione che si prova, ad esempio, di fronte a un paesagio vero, oppure di
fronte a una vera scultura di Moore, di Mitoraj, ma anche di artisti del
calibro di “Christo”, ed anche quadri dei maggiori pittori macchiaioli come
Lega, Signorini, Fattori, o impressionisti come Monet, Manet, Pissarro,
Millet, ecc.
In un certo senso, ed
è pure un paradosso, sembra che l’artista Carole Feuerman inviti il
visitatore a fare il contrario di quello che è solito fare. Quante volte si
vedono cartelli, nelle varie mostre dislocate in tutta Italia ed Europa:
“non toccare”, “ne touchez pas”, “don’t touch, please”, ecc. e, laddove non
esistono questi avvertimenti, le opere sono protette da spessi strati di
cristallo o plexiglass. Qui, invece, l’opera dell’artista chiede al
visitatore: “avvicinati e toccami”. La cosa potrebbe sembrare ancora
più paradossale poiché alcune sculture della Feuerman rappresentano dei nudi
femminili, molto realistici, di donne appena uscite dalla doccia o dalla
piscina, con le spalle ancora grondanti di fresche gocce d’acqua, e con i
capelli ancora avvolti da un asciugamano di spugna. “Toccatemi!”. Sì,
questo potrebbe essere il leit-motiv, il motivo conduttore della mostra di
Carole Feuerman, intitolata “MAXIMA”.
Però non esageriamo….!
Ma chi è Carole
Feuerman. Non starò a darvi i soliti fastidiosi ragguagli identificativi
della persona, in altre parole i connotati. Invece, mi ha fatto molto
piacere sapere che Carole è mamma di sei figli, ed è, ovviamente, sposata.
Pensate una mamma di sei figli che trova il tempo anche per fare questi
capolavori d’arte! Giusto per appagare la curiosità del lettore dirò che
Carole ha proprie opere esposte nelle collezioni dell’ex Presidente
americano Bill Clinton, del Dr. Kissinger, dell’Ex Presidente Gorbachov,
dell’Imperatore del Giappone. Vi basta?
Non vi resta dunque
andare a visitare visitare questa bellissima mostra ospitata dal Comune di
Fiesole ed organizzata dallo stesso, da “Firenze presenta”, e da “Bisol”. Ve
lo consiglio non come cittadino fiesolano, ma come amico!
© Paolo Campidori
paolo.campidori@tin.it
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Area espositiva della
mostra dell'artista americana

Catalina (particolare)

Nudo di donna

Abbraccio |