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E’ ormai diventato un ‘luogo comune’
sentire dire di Fiesole, specialmente da certi toscani: “è tutta qui?”. Come
dire: “Fiesole? E’ quel paesotto che si incontra per la strada da da Firenze
porta in Mugello; una via, una piazza e le case e botteghe allineate su
questa antica strada. Vi assicuro che la cosa non sta in questi termini.
Fiesole va scoperta, va percorsa nelle stradine strette strette, che
caratterizzano le antiche città etrusche, va studiata e anche amata.
Adesso vi svelo un trucco, come fare per
visitare questa città. Si tratta di un trucco molto semplice, lasciate i a
casa i vostri macchinoni e fatevi accompagnare da un amico o da un
conoscente che possiede una Panda, meglio una vecchia Panda. Girate in una
qualsiasi delle stradine etrusche che misurano da un metro a tre metri e
cominciate a scoprire la città. Fiesole, come sapete era una delle maggiori
città dell’Etruria, popolata da genti Etrusche, ma essa era già popolata
anche da popoli “villanoviani”. La testimonianza di ciò starebbe in una
serie di buche, che sono visibilissime dalla rete esterna, ormai bucata, in
più punti, da curiosi e da impazienti “aspiranti archeologi”. In queste
buche, che assomigliano molto a quelle in località Palastreto (Sesto
Fiorentino) ed a quelle di Populonia, i Villanoviani sotterravano entro
cinerari i resti combusti (le ceneri) dei loro morti, insieme a pochi
oggetti appartenuti al defunto o alla defunta.
Per questo tipo di buche, si è fatta
l’ipotesi, a Populonia che esse siano servite per piantare dei pali per le
capanne, che erano di forma ovale. L’uovo, come altri simboli: la
ruota, la croce solare, per i Villanoviani e per gli Etruschi
rappresentavano il ciclo della vita dell’uomo. Ancora oggi si dice “è una
ruota che gira”, per indicare il trascorrere inesorabile del tempo.
Fiesole, dicevo, era una grande ed
importantissima città villanoviana-etrusca. Le genti che abitavano sulla
collina di Fiesole e che, per la stragrande maggioranza, vivevano di
pastorizia ed agricoltura non dovevano essere molto teneri né con i loro
simili, né con le bestie dei loro allevamenti. Un basso rilievo,
probabilmente Ottocentesco (probabilmente la copia esatta di un bassorilievo
etrusco) ci fa vedere come allora si uccidessero gli animali. In questo caso
l’animale viene tenuto con una corda legata intorno alle corna, la quale
passando per un anello di ferro posto a livello del pavimento, viene tirata
in modo che la bestia sia costretta ad abbassare la testa, per essere poi
colpita duramente da una altro uomo, il quale, le vibrerà un colpo mortale
con una mazza di legno fra la testa e il collo, fracassandole il cervello e
la spina dorsale.
Gli Etruschi fiesolani non dovevano
essere tuttavia tanto teneri neppure con gli umani e in modo particolare con
i nemici. Si sa che i Romani ebbero la meglio sugli Etruschi e che, città
dopo città, cadde nelle loro mani. Ma ce ne volle del bello e del buono per
conquistare la città di Fiesole, la quale prima si difese con le armi e poi,
con la diplomazia, cercò di contrastare i romani invasori. Probabilmente,
però vinsero l’astuzia e la diplomazia dei Romani, che oltretutto erano
meglio organizzati nelle guerre.
Un bassorilievo, murato su una antica
casa di Fiesole, situata in uno dei tanti stretti vicoli della città, fa
capire come, dopo tanto spargimento di sangue prevalse la “pax romana”. Nel
bassorilievo è raffigurata una Lasa o una Dea, che abbraccia due guerrieri
su una base di colonna in cui è forse raffigurato il dio Marte. Al di là del
significato allegorico, questo bassorilievo, ritrovato probabilmente sul
luogo, ha proprio questo significato: etruschi e romani uniti dallo stesso
dio (probabilmente dio etrusco) iniziano una nuova era di collaborazione che
non dovrà tenere conto né di vinti né di vincitori. Sappiamo tuttavia che
gli Etruschi fiesolani, pur rappresentando un pericolo costante per i
Romani, e non solo nell’immediato futuro, furono soggiogati e, piano, piano,
persero le loro libertà e i loro diritti di uomini liberi.
Fu così vinto un popolo, forte
coraggioso, intelligentissimo, che guardava in faccia alla morte e, allo
stesso modo, guardava il nascere della vita. Il linguista-etruscologo Prof.
Giovanni Semerano li ha definiti, molto opportunamente “Il popolo che
vinse la morte” . Tuttavia, come capita ai popoli vinti, essi furono
svuotati dal di dentro, proprio come si fa con una zucca. Questo popolo che
basava ogni atto della propria vita sugli oracoli, che si affidava agli
aruspici e ai sacrifici per ogni atto importante, anche la guerra, che
parlava una propria lingua, diversa da tutte le altre regioni d’Italia, che
batteva moneta propria, che aveva raggiunto una ricchezza e un benessere
davvero notevoli, conobbe un periodo di involuzione e di rilassatezza nei
costumi. Il bassorilievo accanto con la figura di un uomo con la testa
china, può essere di per sé stesso, molto significativo.
Paolo Campidori, Fiesole 27 novembre 09
Copyright Paolo Campidori -
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Fiesole
– Bassorilievo Etrusco-Romano raffigurante Allegoria Sec. II-I a.C.

Fiesole
– Bassorilievo raffigurante l’uccisione di un bue

Fiesole
– Scavi – Una buca risalente al Villanoviano?
Bassorilievo di uomo con la testa
china |