FIESOLE

Storia, Bellezza e Scuola di Vita

di Paolo Campidori

E’ ormai diventato un ‘luogo comune’ sentire dire di Fiesole, specialmente da certi toscani: “è tutta qui?”. Come dire: “Fiesole? E’ quel paesotto che si incontra per la strada da da Firenze porta in Mugello; una via, una piazza e le case e botteghe allineate su questa antica strada. Vi assicuro che la cosa non sta in questi termini. Fiesole va scoperta, va percorsa nelle stradine strette strette, che caratterizzano le antiche città etrusche, va studiata e anche amata.

Adesso vi svelo un trucco, come fare per visitare questa città. Si tratta di un trucco molto semplice, lasciate i a casa i vostri macchinoni e fatevi accompagnare da un amico o da un conoscente che possiede una Panda, meglio una vecchia Panda. Girate in una qualsiasi delle stradine etrusche che misurano da un metro a tre metri e cominciate a scoprire la città. Fiesole, come sapete era una delle maggiori città dell’Etruria, popolata da genti Etrusche, ma essa era già popolata anche da popoli “villanoviani”. La testimonianza di ciò starebbe in una serie di buche, che sono visibilissime dalla rete esterna, ormai bucata, in più punti, da curiosi e da impazienti “aspiranti archeologi”. In queste buche, che assomigliano molto a quelle in località Palastreto (Sesto Fiorentino) ed a quelle di Populonia, i Villanoviani sotterravano entro cinerari i resti combusti (le ceneri) dei loro morti, insieme a pochi oggetti appartenuti al defunto o alla defunta.

Per questo tipo di buche, si è fatta l’ipotesi, a Populonia che esse siano servite per piantare dei pali per le capanne, che erano di forma ovale. L’uovo, come altri simboli: la ruota, la croce solare, per i Villanoviani e per gli Etruschi rappresentavano il ciclo della vita dell’uomo. Ancora oggi si dice “è una ruota che gira”, per indicare il trascorrere inesorabile del tempo.

Fiesole, dicevo, era una grande ed importantissima città villanoviana-etrusca. Le genti che abitavano sulla collina di Fiesole e che, per la stragrande maggioranza, vivevano di pastorizia ed agricoltura non dovevano essere molto teneri né con i loro simili, né con le bestie dei loro allevamenti. Un basso rilievo, probabilmente Ottocentesco (probabilmente la copia esatta di un bassorilievo etrusco) ci fa vedere come allora si uccidessero gli animali. In questo caso l’animale  viene tenuto con una corda legata intorno alle corna, la quale passando per un anello di ferro posto a livello del pavimento, viene tirata in modo che la bestia sia costretta ad abbassare la testa, per essere poi colpita duramente da una altro uomo, il quale, le vibrerà un colpo mortale con una mazza di legno fra la testa e il collo, fracassandole il cervello e la spina dorsale.  

Gli Etruschi fiesolani non dovevano essere tuttavia tanto teneri neppure con gli umani e in modo particolare con i nemici. Si sa che i Romani ebbero la meglio sugli Etruschi e che, città dopo città, cadde nelle loro mani. Ma ce ne volle del bello e del buono per conquistare la città di Fiesole, la quale prima si difese con le armi e poi, con la diplomazia, cercò di contrastare i romani invasori. Probabilmente, però vinsero l’astuzia e la diplomazia dei Romani, che oltretutto erano meglio organizzati nelle guerre.

Un bassorilievo, murato su una antica casa di Fiesole,  situata in uno dei tanti stretti vicoli della città, fa capire come, dopo tanto spargimento di sangue prevalse la “pax romana”. Nel bassorilievo è raffigurata una Lasa o una Dea, che abbraccia due guerrieri su una base di colonna in cui è forse raffigurato il dio Marte. Al di là del significato allegorico, questo bassorilievo, ritrovato probabilmente sul luogo, ha proprio questo significato: etruschi e romani uniti dallo stesso dio (probabilmente dio etrusco) iniziano una nuova era di collaborazione che non dovrà tenere conto né di vinti né di vincitori. Sappiamo tuttavia che gli Etruschi fiesolani, pur rappresentando un pericolo costante per i Romani, e non solo nell’immediato futuro, furono soggiogati e, piano, piano, persero le loro libertà e i loro diritti di uomini liberi.

Fu così vinto un popolo, forte coraggioso, intelligentissimo, che guardava in faccia alla morte e, allo stesso modo, guardava il nascere della vita. Il linguista-etruscologo Prof. Giovanni Semerano li ha definiti, molto opportunamente “Il popolo che vinse la morte” . Tuttavia, come capita ai popoli vinti, essi furono svuotati dal di dentro, proprio come si fa con una zucca. Questo popolo che basava ogni atto della propria vita sugli oracoli, che si affidava agli aruspici e ai sacrifici per ogni atto importante, anche la guerra, che parlava una propria lingua, diversa da tutte le altre regioni d’Italia, che batteva moneta propria, che aveva raggiunto una ricchezza e un benessere davvero notevoli, conobbe un periodo di involuzione e di rilassatezza nei costumi. Il bassorilievo accanto con la figura di un uomo con la testa china, può essere di per sé stesso, molto significativo.

 

Paolo Campidori, Fiesole 27 novembre 09

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Fiesole – Bassorilievo Etrusco-Romano raffigurante Allegoria Sec. II-I a.C.

 

Fiesole – Bassorilievo raffigurante l’uccisione di un bue

 

Fiesole – Scavi – Una buca risalente al Villanoviano?

  

Bassorilievo di uomo con la testa china