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Figline Valdarno, trenta km a sud di
Firenze, sorge sulla riva sinistra dell’Arno in una piana assolata
ai piedi delle fresche colline del Chianti. La popolazione raggiunge
i diciassettemila abitanti e vanta tra i suoi figli Marsilio Ficino,
il grande filosofo e umanista vissuto nel XV secolo, a cui è
dedicata la grande e coreografica piazza del paese.
E’ proprio su questa piazza, cuore
pulsante del borgo, in cui si affacciano bar, ristoranti, pizzerie,
due farmacie, librerie, un gran numero di altri esercizi commerciali
e sovente occupata da mercatini di libri e bancarelle di rigattieri
e modernariato che possiamo ammirare la gran parte delle facciate
dipinte fotografate in questo articolo.
La tradizione di decorare con
affreschi le facciate delle case nobiliari è di origine
rinascimentale e trovava grande diffusione nella Roma del
cinquecento, dove operavano ed ebbero grande fama artisti come
Giovanni da Udine e Perin del Vaga, della bottega di Raffaello,
specialisti del settore.
Trattasi con ogni evidenza di arte
effimera – antesignana dei moderni murales – in quanto i dipinti
sulle facciate, sempre esposti a tutte le intemperie, difficilmente
potevano aspirare a durare nel tempo e richiedevano frequenti e
costosi interventi di restauro. Erano tuttavia una manifestazione di
fama e opulenza e connotavano lo status delle ricche famiglie
aristocratiche.
I soggetti rappresentati nelle
facciate dipinte rientrano perlopiù nell’ambito delle “grottesche”,
così chiamate dalle decorazioni delle “grotte" di Nerone, vale a
dire gli ambienti sotterranei della "Domus Aurea" i cui affreschi
furono fonte di ispirazione per gli artisti rinascimentali, che si
calavano con torce nelle “grotte” per ammirarli.
La pittura a grottesche si
caratterizza per un repertorio iconografico e simbolico assai ricco
e fantasioso: fiori, piante ed elementi vegetali, animali reali e
fantastici, mostri mitologici e figure umane, crani di bue ed altri
apparati allegorici, strutturati in girali e candelabre con effetto
caleidoscopico, s'intrecciano in modo da comporre e sviluppare nello
spazio armoniche figurazioni.
Le decorazioni delle facciate di
Figline Valdarno non si allontanano troppo da questo prototipo,
seppur aggiornato ai tempi: vi troviamo disegni geometrici, stemmi,
ritratti e naturalmente putti, festoni, medaglioni e tutto il
restante variegato apparato della pittura a grottesche. Quasi tutte
le facciate appaiono restaurate in tempi recenti – perlopiù nella
seconda metà del novecento - e talvolta riportano l’anno di
esecuzione e il nome dell’artigiano o impresa che ha effettuato i
lavori. Certamente però la loro origine è più antica e il restauro
si palesa come un meritorio recupero di questa rilevante memoria
culturale.
In conclusione possiamo dire che
questo tipo di espressione artistica – perché tale era in origine e
tale deve ancor oggi essere considerata – non è certamente tipica o
esclusiva di questo o altro centro. Molti esempi si conservano ancor
oggi da nord a sud in numerose città italiane; però ci ha colpito la
qualità e l’abbondanza delle facciate dipinte di questo piccolo
centro toscano. |