LE MILLE SUGGESTIONI DI FIRENZE

Quando le pietre raccontano storie di donne…

di Fernanda Masetti Fedi

MONNA TESSA

 

         In Via Folco Portinari troviamo un lapide con la seguente iscrizione:

“Per le insistenti preghiere di Monna Tessa, fantesca in casa Portinari… Folco fece costruire – 1288 – il primo ospedale fiorentino”.

 

Ci sono donne che senza essere importanti o titolate, riescono a far compiere opere di valore, grazie alla loro carica spirituale e alla forza di volontà. E’ il caso di una di queste: Madonna Tessa, domestica in casa di Folco Portinari, che fu la tata della Beatrice amata e celebrata da Dante nella Divina Commedia. Il nome Tessa può sembrare strano ma è un diminutivo di Matilde di Canossa, personaggio assai celebre all’epoca per la sua mediazione fra il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, aggiunto di quel Monna (che sta per Madonna) assai in uso nomi del periodo medioevale. Moglie di un umile bastaio e domestica, questo non le impedì di influenzare il padrone di casa con le sue idee, specialmente in senso spirituale.

Folco Portinari aveva perduto la moglie Cilia de’Caponsacchi e i suoi numerosi figli erano ormai cresciuti. In casa non c’era più bisogno di lei come una volta e lei che aveva sposato Simone de’ Bardi e rimase vedova a soli 25 anni, iniziò a guardarsi intorno ed a preoccuparsi anche di chi stava al di fuori dell’uscio, mantenendo intatto il suo spirito di dedizione e di sacrificio.

Fu proprio guardandosi intorno che Monna Tessa maturò l’idea della necessità di far erigere un ospedale e riuscì a convincerne  Folco in tempi brevi, visto che i lavori iniziarono  nel 1285 e furono completati tre anni dopo: l’inaugurazione ebbe luogo il 23 giugno 1288. L’Ospedale (lo spedale), dedicato a S. Matteo, sorgeva sull’altro lato della strada su cui si trova oggi, strada che porta il nome del benefattore, ma che fu conosciuta con un appellativo assai più simpatico di  “Via delle pappe” per il fatto che venivano distribuite minestre. A beneficiarne erano non solo i  malati ma anche i poveri della città, che con le loro ciotole immancabilmente si recavano all’ingresso secondario, dove gli spedalinghi – cioè gli infermieri, soprannominati per questo motivo “pappini” – provvedevano alla generosa fatica. Questo dimostra come in ogni epoca e situazione, esistono persone capaci di superare i limiti dei propri compiti per offrire il  loro aiuto in maniera più ampia e solidale.

Sul muro del primitivo complesso, una lapide ne ricorda la fondazione e il completamento. Tessa morì il 3 luglio 1327 e fu sepolta nella chiesa di S.Egidio, sull’altro lato della piazza, già interessato dall’ampliamento dell’ospedale. Una Curiosità: Sembra che il fantasma di Monna Tessa giri tuttora la notte per i corridoi dell’ospedale e che porti male tutte le volte che si manifesta.

 

Monna Tessa