Gaudì in Maremma

Lo straordinario “Giardino dei Tarocchi” a Capalbio, omaggio alla fantasia e all’estro della scultrice Niki de Saint Phalle

di Riccardo Magalotti

Percorrendo la strada statale Aurelia in direzione Monte Argentario, passato Montalto di Castro e quindi il confine tra Lazio e Toscana, volgendo il nostro sguardo verso destra potremmo all’improvviso avere l’illusione di trovarci non in Maremma ma a Barcellona, a Parc Guell, la città giardino ideata da Antonio Gaudì, una sorta di utopia architettonica  realizzata nei primi decenni del secolo scorso.

Le colline toscane rifulgono infatti di mille riflessi di luci e colori, specie quando il sole vi dirige i suoi raggi. Forme curiose e fantastiche appaiono in lontananza ai nostri occhi e attirano la nostra attenzione: è il “Giardino dei Tarocchi”, nel territorio del comune di Capalbio, frutto della fantasia e dell’estro artistico della scultrice francese Niki de Saint Phalle. Giunta in questo lembo di Maremma, come capita a molti, Niky se ne innamorò e qui decise di realizzare il sogno della sua vita.

I lavori iniziarono nel 1979 e l’autrice vi profuse energie ed entusiasmo, finanziando in proprio l’opera. Non mancarono difficoltà e problemi, che comunque non valsero a distoglierla dal suo progetto, in ciò validamente sostenuta dal marito Jean Tinguly, suo primo e principale collaboratore. Il giardino si sviluppa  sui dolci rilievi collinari della tenuta Garavicchio, proprietà dei Caracciolo, i quali pure hanno consentito la realizzazione di questa originale e affascinante creazione.

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Veduta del parco Sculture verdi Un bagno davvero speciale L'arco del gigante L'allegra fontana Labirinto di specchi La Morte La gigantessa Fantasia e colore Enigmatico volto Danzatrice sull'acqua Come arlecchino Brocca riversa Ambiente fantastico     

                                                                     

                                                                                                               

Il giardino deve il suo nome al fatto che vi sono rappresentate, attraverso sculture ciclopiche che raggiungono anche i quindici metri di altezza, ventidue figure dei Tarocchi. Le statue, dalle forme morbide e sinuose tipiche dell’architettura di Gaudì, sono interamente rivestite di lucenti e coloratissimi tasselli musivi in vetro di Murano, specchio e ceramica.  L’effetto complessivo è quello di una visione caleidoscopica: un sogno, appunto.

Passeggiando nel giardino, percorrendo i suoi sentieri e risalendo i suoi declivi possiamo incontrare figure fantastiche di grande impatto emotivo e visivo: tra queste il Mago, il Drago, la Morte, il Sole, la Sacerdotessa, omaggio quest’ultima alla “Bocca dell’Orco” del Sacro Bosco di Bomarzo, di epoca rinascimentale.

Naturalmente il giardino, seppur unitariamente ideato da Niki de Saint Phalle, è opera “corale” le cui prime realizzazioni sono dovute all’esperienza del già ricordato scultore Jean Tinguely e che in seguito ha visto impegnate maestranze locali che si sono specializzate in questa particolare attività creativa. L’ideatrice ha sempre seguito da vicino il lavoro dei suoi collaboratori, tanto da aver vissuto per un certo periodo di tempo all’interno di una delle sue “statue”, la sfinge, dove è stato ricavato una sorta di mini appartamento con tanto di bagno, soggiorno e una piccola camera.

La struttura interna delle sculture è costituita da un intreccio di cavi metallici di varie dimensioni rivestiti di una rete spruzzata di cemento. Quindi sono stati applicati a mosaico i tasselli in ceramica, vetro e specchio, sperimentando originali processi lavorativi. Non mancano interventi di altri artisti che parteciparono alla realizzazione di alcune opere con il loro apporto creativo. Il tutto è oggi posto sotto il patrocinio di una fondazione privata che cura la cospicua manutenzione di cui il giardino necessita.

Ed anche se Niki de Saint Phalle nel frattempo è venuta a mancare, il “Giardino dei Tarocchi” testimonia e tramanda ai suoi tantissimi visitatori la fantasia e la creatività di un’artista eclettica ed originale.

Associazione Canino Info Onlus 2009