FRANZ JOSEPH HAYDN

A duecento anni dalla morte il  Teatro Comunale di Firenze lo celebra con  “La Creazione”

 

di Fernanda Masetti Fedi

Parafrasando Manzoni, “due secoli l’un contro l’altro..” no, non l’un contro l’altro, ma dalla seconda metà del settecento alla prima dell’ottocento, una serie di avvenimenti cambiano schemi, società, arte e cultura.  Sotto il profilo storico la Guerra dei Sette Anni (1756-63), il Regno di Caterina II di Russia (1762-96), Maria Teresa d’Austria, Federico II di Prussia, le Colonie americane si rendono indipendenti e nascono gli Stati Uniti (1776), in Francia il periodo del Terrore (1792/95) seguito dall’ascesa di Napoleone, dal suo impero e la sua disfatta (1815). In questi stessi periodi D’Alambert e Diderot iniziano l’Enciclopedia, Voltair pubblica il Dizionario Filosofico, Kant scrive La Critica della Ragion pura, i fratelli Mongolfier fanno volare il loro “pallone”, Alessandro Volta inventa la pila… Scrivono Goldoni, Parini, Goethe e Schiller, Monti e Jane Austen… Vanvitelli costruisce la reggia di Caserta, Guardi e Canaletto dipingono splendide vedute, Goya dipinge El pelele e Canova scolpisce Amore e Psiche… La musica non è da meno: in questi scarsi cento anni a cavallo fra due secoli si “concentrano” tre giganti della musica, Haydn, Mozart, Beethoven, oltre a Gluck, Boccherini, Cimarosa, Paisiello…

All’inizio del settecento era netta la distinzione fra la musica “popolare” e quella “colta”. La musica colta profana era praticata nei salotti della nobiltà, su su fino al sovrano, si stipendiavano strumentisti e maestri per concerti privati. Col crescere dell’importanza della borghesia essa partecipa sempre di più alla vita delle classi nobili, ma dotata di spirito pratico e intraprendente…reinterpreta…e da vita ad una nuova istituzione: il concerto a pagamento. Si aprono così le prime sale da concerti di musica strumentale (Inghilterra, poi Francia e Germania), come a teatro già si davano spettacoli cantati. Questo crea la necessità di un nuovo repertorio musicale, più adatto ai gusti del nuovo pubblico (pagante!): la musica deve essere immediata, espressiva di sentimenti ed azioni. E’ in questi anni che nasce la forma letteraria del romanzo, e come ad esso, alla musica si chiede un incatenarsi di eventi, l’azione, il movimento, finanche il conflitto, per poi culminare nella conclusione. Nasce così la sinfonia. Ed è in questo periodo che si fissa la moderna orchestra sinfonica, la cui spina dorsale sono gli archi a cui fanno da complemento fiati e timpani per i contrasti di colore. I contatti militari e politici con il mondo musulmano poi porteranno all’introduzione degli strumenti a percussione, la cosiddetta musica turca (tamburi, piatti, triangoli).

E’ in questo panorama di grande rinnovamento che si staglia la figura del grande architetto della musica  Franz Joseph Haydn: ossia 104 Sinfonie, 83 quartetti per archi, 50 concerti, 16 Messe, oltre a sonate per pianoforte, musica strumentale e vocale,  24 opere, 3 oratori, 2 Te Deums… Nasce a Rorhau nella bassa Austria nel 1732, secondo di ben dodici figli. Inizia gli studi musicali sotto la guida di un cugino dimostrando fin dall’inizio grande versatilità: suona diversi strumenti, canta nel coro delle voci bianche della Cattedrale S.Stefano di Vienna, insegna musica e compone. Nel 1755 viene chiamato a servizio dal conte Von Fürnberg e successivamente diviene “compositore di camera” del conte Morosin, ma la sua fortuna avviene quando il principe Esterhazy lo prende come maestro di cappella per la sua splendida residenza in riva al lago Neusiedl (al confine fra Austria e Ungheria), chiamata “la seconda Versailles”. Qui Haydn vive anni sereni e proficui (quasi trenta), dirigendo l’orchestra del principe, componendo opere, musica sinfonica, e da camera. Questa serenità traspare in tutta la sua musica, e lui stesso ne da testimonianza in queste righe “il mio principe era sempre soddisfatto dei miei lavori, ed io non solo avevo l’incoraggiamento della sua costante approvazione, ma come maestro di cappella potevo esercitarmi come volevo. Fuori dal mondo, senza che nessuno mi disturbasse, fui costretto a diventare originale”.

 

Gustoso l’aneddoto sulla sinfonia Gli Addii: dato che il principe Nikolaus non si decideva a lasciare la residenza estiva, Haydn compose la sinfonia in maniera che gli strumentisti potessero abbandonare ad uno ad uno i loro leggii…un modo per far notare la principe che il suo soggiorno si stava facendo troppo lungo!!!

E’ durante il lungo isolamento a Eisenstadt che Haydn matura una progressiva selezione dei generi e delle architetture da imporre a ciascun genere: in tal modo giunge ad un perfetto equilibrio strutturale che si rispecchierà in tutta la sua opera, fino agli ultimi anni. Questo equilibrio influì in maniera decisiva sugli altri due grandi compositori che, come abbiamo detto furono coevi di Haydn:  Mozart e Beethoven. Benché più giovani, egli - data la sua longevità (morì a settantasei anni)- e la breve esistenza degli altri, sopravvisse al primo e, del secondo, fece in tempo a conoscere la piena maturità.  Haydn è dunque considerato il capostipite di una sorta di “scuola di Vienna” che la storiografia ottocentesca definì col termine di “classicismo” in analogia col concetto di classicità del mondo ellenico. Questa definizione è ormai comunemente accettata, anche se può confondere e appiattire le sostanziali differenze fra i tre grandi compositori.

Un celebre motto di Haydn illustra bene la caratteristica della sua arte: nell’ambiente musicale dell’epoca si diceva che egli possedesse un segreto di natura matematica in virtù del quale gli era consentito di raggiungere la perfezione nella musica. A chi gli chiedeva quale fosse il segreto, Haydn rispondeva: “Cerchi e troverà”. La risposta era più vicina alla verità di quanto potesse sembrare: indicava in effetti una tecnica strutturale caratteristica di tutte le sue composizioni, al di là dei generi (ossia concerti, sinfonie, quartetti, sonate…) una sorta di architettura, di intelaiatura, che supporta le sue creazioni. Si tratta di una tecnica in cui sono condotti e magistralmente assemblati due principi fondamentali della tradizione tedesca: da un lato la codificazione dello stile “moderno” diffusosi in Europa nella seconda metà del settecento; dall’altro, l’adattamento a questo stile dei procedimenti consueti nel contrappunto maturato entro la prima metà del settecento (con itinerari assai complessi che risalgono fino alla tradizione polifonica gotica). Adoperando una metafora cartografica potremmo dire che fu come se Haydn avesse disegnato in una dimensione lineare e bidimensionale gli elementi che, nella tradizione precedente, erano rappresentati nella dimensione tridimensionale (contrappuntistica). Il fatto straordinario è che, pur nella sua monumentalità, lo stile di Haydn resta asciutto ed essenziale e raggiunge il vertice della razionalità costruttiva senza niente concedere alla trascendenza. “Soli Deo Gloria”, ha scritto Haydn sulle partiture delle messe: ma è una divinità celebrata con mente  estremamente lucida.

Quando il principe muore, Haydn accetta l’invito dell’impresario londinese Salomon. E’ verosimile che Haydn abbia avuto una rivelazione assistendo, nel 1791, alla commemorazione di Handel nell’Abbazia di Westminster; sicuramente ebbe modo di constatare che l’oratorio concepito dal maestro anglo-tedesco, era ben altra cosa dall’oratorio italiano che lo stesso Haydn aveva tentato col “Ritorno di Tobia” (1775): in luogo della fantasiosa descrizione, gli oratori handeliani offrivano grandiosa drammaturgia e concentrazione meditativa, ad esprimere una concezione del mondo e della natura. Sono quindi i viaggi a Londra, dove il culto di Handel era molto vivo, che furono all’origine dei due oratori di Haydn: “La Creazione” (1796) e “Le Stagioni” (1801), opere che guardano chiaramente alle composizioni di Handel quali “Il Messia”.

Pur avendo riscosso un ottimo successo a Londra, la nostalgia è forte. Nel 1795 Haydn fa definitivamente ritorno a Vienna portando con se il libretto di un oratorio in lingua inglese avuto dall’impresario Salomon. L’autore ci è ignoto, ma quel che è certo è che Haydn affidò il testo al suo amico e protettore barone Gottfired van Swieten, il quale ne trasse la rielaborazione in lingua tedesca che conosciamo, tenendo comunque conto in certa misura della metrica inglese. Quanto a Haydn, accortamente egli intonò entrambe i testi in maniera tale che “La Creazione” (e poi anche “Le Stagioni”) diventeranno patrimonio culturale sia tedesco che inglese.

Il libretto dell’oratorio si basa sui primi due capitoli della Genesi dove, nel corso delle sei “giornate”, avviene la creazione dell’universo culminante con quella dell’uomo e della donna e la loro collocazione nell’Eden. Oltre a questo altre fonti sono i Salmi ed alcuni passi del Paradiso perduto di Milton. Proprio a Milton sono dovute le tre figure angeliche Gabriele (Dio è forza), Raffaele (Dio risana) e Uriele (Dio è luce), che celebrano la magnificenza dell’opera divina. Al di là del tema strettamente religioso, ancora una volta si rivela nel canto e nella musica la concezione del mondo di Hadyn: ordine, simmetria, regolarità.

L’episodio, giustamente più celebrato della Creazione, è quello di apertura, in  cui l’orchestra descrive il caos primitivo e il suo graduale ordinamento. Una pagina straordinaria, che nasce quando la parabola sinfonica di Haydn è ormai quasi conclusa e ne costituisce più che il coronamento, il superamento, in un ordine di valori d’incomparabile grandezza, che lo stesso autore non aveva mai raggiunto prima. Il disordine cosmico trova qui riscontro musicale nella dissonanza e nel cromatismo che dominano assoluti, quasi aggredendo la struttura della sonata che ne risulta vulnerata nella sua stabilità e forza, con una mutezza ritmica franta e stravolta. Altrettanto potente, pur nella sua delicatezza, è la forza evocata dal Largo che introduce la terza parte, che ci regala immagini e suoni del Giardino Terrestre, con un fascino sottile e malioso, che non incontreremo mai più. L’orchestra della Creazione, la più ricca e potente che Haydn abbia mai utilizzato (alla premiére pubblica vennero impiegati ben 120 strumentisti e 60 cantanti), qui si fa eterea nei colori estasianti dei flauti, degli archi e dei corni lontani.

Se determinante era stata l’incidenza haydniana per il Mozart maturo, altrettanto fatale fu per Haydn il dopo Mozart. Lo provano, nella Creazione, svariati passaggi del linguaggio armonico, che si fa più aspro e il colore orchestrale, che – discostandosi dalla usuale asciuttezza - diviene variegato, spesso dominato dal timbro morbido e sensuale dei clarinetti, strumento che Haydn utilizza molto tardivamente proprio in questi ultimi capolavori. La prima esecuzione della Creazione avvenne in forma privata a palazzo Swarzerberg (1798), presente il fior fiore dell’aristocrazia, al cembalo sedeva uno dei più prestigiosi compositori italiani presenti a Vienna: Antonio Salieri (si, proprio quello che nel film Amadeus vive angosciato all’ombra di Mozart). Replica pubblica nella storica cerimonia del 27 Marzo 1808, quando una folla di pubblico e personalità della politica e della cultura (tra cui Beethoven) convenne nell’Aula Magna dell’Università di Vienna per applaudire ancora una volta l’oratorio, alla presenza dell’autore ormai settantaseienne seduto su una specie di trono come un biblico vegliardo….

Alle soglie del XIX secolo Haydn si qualificava come una svolta ineludibile rispetto alla precedente produzione e quale altrettanto ineludibile premessa per il futuro della musica europea.

Al teatro comunale di Firenze:  per una grande emozione.

 

 

Ritratto di Franz Joseph Haydn

Il Teatro Comunale di Firenze