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Parafrasando Manzoni, “due secoli l’un contro
l’altro..” no, non l’un contro l’altro, ma dalla seconda metà del settecento
alla prima dell’ottocento, una serie di avvenimenti cambiano schemi,
società, arte e cultura. Sotto il profilo storico la Guerra dei Sette Anni
(1756-63), il Regno di Caterina II di Russia (1762-96), Maria Teresa
d’Austria, Federico II di Prussia, le Colonie americane si rendono
indipendenti e nascono gli Stati Uniti (1776), in Francia il periodo del
Terrore (1792/95) seguito dall’ascesa di Napoleone, dal suo impero e la sua
disfatta (1815). In questi stessi periodi D’Alambert e Diderot iniziano
l’Enciclopedia, Voltair pubblica il Dizionario Filosofico, Kant scrive La
Critica della Ragion pura, i fratelli Mongolfier fanno volare il loro
“pallone”, Alessandro Volta inventa la pila… Scrivono Goldoni, Parini,
Goethe e Schiller, Monti e Jane Austen… Vanvitelli costruisce la reggia di
Caserta, Guardi e Canaletto dipingono splendide vedute, Goya dipinge El
pelele e Canova scolpisce Amore e Psiche… La musica non è da meno: in questi
scarsi cento anni a cavallo fra due secoli si “concentrano” tre giganti
della musica, Haydn, Mozart, Beethoven, oltre a Gluck, Boccherini, Cimarosa,
Paisiello…
All’inizio del settecento era netta la
distinzione fra la musica “popolare” e quella “colta”. La musica colta
profana era praticata nei salotti della nobiltà, su su fino al sovrano, si
stipendiavano strumentisti e maestri per concerti privati. Col crescere
dell’importanza della borghesia essa partecipa sempre di più alla vita delle
classi nobili, ma dotata di spirito pratico e intraprendente…reinterpreta…e
da vita ad una nuova istituzione: il concerto a pagamento. Si aprono così le
prime sale da concerti di musica strumentale (Inghilterra, poi Francia e
Germania), come a teatro già si davano spettacoli cantati. Questo crea la
necessità di un nuovo repertorio musicale, più adatto ai gusti del nuovo
pubblico (pagante!): la musica deve essere immediata, espressiva di
sentimenti ed azioni. E’ in questi anni che nasce la forma letteraria del
romanzo, e come ad esso, alla musica si chiede un incatenarsi di eventi,
l’azione, il movimento, finanche il conflitto, per poi culminare nella
conclusione. Nasce così la sinfonia. Ed è in questo periodo che si fissa la
moderna orchestra sinfonica, la cui spina dorsale sono gli archi a cui fanno
da complemento fiati e timpani per i contrasti di colore. I contatti
militari e politici con il mondo musulmano poi porteranno all’introduzione
degli strumenti a percussione, la cosiddetta musica turca (tamburi, piatti,
triangoli).
E’ in questo panorama di grande rinnovamento
che si staglia la figura del grande architetto della musica Franz
Joseph Haydn: ossia 104 Sinfonie, 83 quartetti per archi, 50 concerti, 16
Messe, oltre a sonate per pianoforte, musica strumentale e vocale, 24
opere, 3 oratori, 2 Te Deums… Nasce a Rorhau nella bassa Austria nel 1732,
secondo di ben dodici figli. Inizia gli studi musicali sotto la guida di un
cugino dimostrando fin dall’inizio grande versatilità: suona diversi
strumenti, canta nel coro delle voci bianche della Cattedrale S.Stefano di
Vienna, insegna musica e compone. Nel 1755 viene chiamato a servizio dal
conte Von Fürnberg e successivamente diviene “compositore di camera” del
conte Morosin, ma la sua fortuna avviene quando il principe Esterhazy lo
prende come maestro di cappella per la sua splendida residenza in riva al
lago Neusiedl (al confine fra Austria e Ungheria), chiamata “la seconda
Versailles”. Qui Haydn vive anni sereni e proficui (quasi trenta), dirigendo
l’orchestra del principe, componendo opere, musica sinfonica, e da camera.
Questa serenità traspare in tutta la sua musica, e lui stesso ne da
testimonianza in queste righe “il mio principe era sempre soddisfatto dei
miei lavori, ed io non solo avevo l’incoraggiamento della sua costante
approvazione, ma come maestro di cappella potevo esercitarmi come volevo.
Fuori dal mondo, senza che nessuno mi disturbasse, fui costretto a diventare
originale”.
Gustoso l’aneddoto sulla sinfonia Gli Addii:
dato che il principe Nikolaus non si decideva a lasciare la residenza
estiva, Haydn compose la sinfonia in maniera che gli strumentisti potessero
abbandonare ad uno ad uno i loro leggii…un modo per far notare la principe
che il suo soggiorno si stava facendo troppo lungo!!!
E’ durante il lungo isolamento a Eisenstadt
che Haydn matura una progressiva selezione dei generi e delle
architetture da imporre a ciascun genere: in tal modo giunge ad un
perfetto equilibrio strutturale che si rispecchierà in tutta la sua opera,
fino agli ultimi anni. Questo equilibrio influì in maniera decisiva sugli
altri due grandi compositori che, come abbiamo detto furono coevi di Haydn:
Mozart e Beethoven. Benché più giovani, egli - data la sua longevità (morì a
settantasei anni)- e la breve esistenza degli altri, sopravvisse al primo e,
del secondo, fece in tempo a conoscere la piena maturità. Haydn è dunque
considerato il capostipite di una sorta di “scuola di Vienna” che la
storiografia ottocentesca definì col termine di “classicismo” in analogia
col concetto di classicità del mondo ellenico. Questa definizione è ormai
comunemente accettata, anche se può confondere e appiattire le sostanziali
differenze fra i tre grandi compositori.
Un celebre motto di Haydn illustra bene la
caratteristica della sua arte: nell’ambiente musicale dell’epoca si diceva
che egli possedesse un segreto di natura matematica in virtù del quale gli
era consentito di raggiungere la perfezione nella musica. A chi gli chiedeva
quale fosse il segreto, Haydn rispondeva: “Cerchi e troverà”. La risposta
era più vicina alla verità di quanto potesse sembrare: indicava in effetti
una tecnica strutturale caratteristica di tutte le sue composizioni, al di
là dei generi (ossia concerti, sinfonie, quartetti, sonate…) una
sorta di architettura, di intelaiatura, che supporta le sue creazioni. Si
tratta di una tecnica in cui sono condotti e magistralmente assemblati due
principi fondamentali della tradizione tedesca: da un lato la codificazione
dello stile “moderno” diffusosi in Europa nella seconda metà del settecento;
dall’altro, l’adattamento a questo stile dei procedimenti consueti nel
contrappunto maturato entro la prima metà del settecento (con itinerari
assai complessi che risalgono fino alla tradizione polifonica gotica).
Adoperando una metafora cartografica potremmo dire che fu come se Haydn
avesse disegnato in una dimensione lineare e bidimensionale gli elementi
che, nella tradizione precedente, erano rappresentati nella dimensione
tridimensionale (contrappuntistica). Il fatto straordinario è che, pur nella
sua monumentalità, lo stile di Haydn resta asciutto ed essenziale e
raggiunge il vertice della razionalità costruttiva senza niente concedere
alla trascendenza. “Soli Deo Gloria”, ha scritto Haydn sulle partiture delle
messe: ma è una divinità celebrata con mente estremamente lucida.
Quando il principe muore, Haydn accetta
l’invito dell’impresario londinese Salomon. E’ verosimile che Haydn abbia
avuto una rivelazione assistendo, nel 1791, alla commemorazione di Handel
nell’Abbazia di Westminster; sicuramente ebbe modo di constatare che
l’oratorio concepito dal maestro anglo-tedesco, era ben altra cosa
dall’oratorio italiano che lo stesso Haydn aveva tentato col “Ritorno di
Tobia” (1775): in luogo della fantasiosa descrizione, gli oratori handeliani
offrivano grandiosa drammaturgia e concentrazione meditativa, ad esprimere
una concezione del mondo e della natura. Sono quindi i viaggi a Londra, dove
il culto di Handel era molto vivo, che furono all’origine dei due oratori di
Haydn: “La Creazione” (1796) e “Le Stagioni” (1801), opere che
guardano chiaramente alle composizioni di Handel quali “Il Messia”.
Pur avendo riscosso un ottimo successo a
Londra, la nostalgia è forte. Nel 1795 Haydn fa definitivamente ritorno a
Vienna portando con se il libretto di un oratorio in lingua inglese avuto
dall’impresario Salomon. L’autore ci è ignoto, ma quel che è certo è che
Haydn affidò il testo al suo amico e protettore barone Gottfired van Swieten,
il quale ne trasse la rielaborazione in lingua tedesca che conosciamo,
tenendo comunque conto in certa misura della metrica inglese. Quanto a
Haydn, accortamente egli intonò entrambe i testi in maniera tale che “La
Creazione” (e poi anche “Le Stagioni”) diventeranno patrimonio culturale sia
tedesco che inglese.
Il libretto dell’oratorio si basa sui primi
due capitoli della Genesi dove, nel corso delle sei “giornate”, avviene la
creazione dell’universo culminante con quella dell’uomo e della donna e la
loro collocazione nell’Eden. Oltre a questo altre fonti sono i Salmi ed
alcuni passi del Paradiso perduto di Milton. Proprio a Milton sono dovute le
tre figure angeliche Gabriele (Dio è forza), Raffaele (Dio risana) e Uriele
(Dio è luce), che celebrano la magnificenza dell’opera divina. Al di là del
tema strettamente religioso, ancora una volta si rivela nel canto e nella
musica la concezione del mondo di Hadyn: ordine, simmetria, regolarità.
L’episodio, giustamente più celebrato della
Creazione, è quello di apertura, in cui l’orchestra descrive il caos
primitivo e il suo graduale ordinamento. Una pagina straordinaria, che nasce
quando la parabola sinfonica di Haydn è ormai quasi conclusa e ne
costituisce più che il coronamento, il superamento, in un ordine di valori
d’incomparabile grandezza, che lo stesso autore non aveva mai raggiunto
prima. Il disordine cosmico trova qui riscontro musicale nella dissonanza e
nel cromatismo che dominano assoluti, quasi aggredendo la struttura della
sonata che ne risulta vulnerata nella sua stabilità e forza, con una mutezza
ritmica franta e stravolta. Altrettanto potente, pur nella sua delicatezza,
è la forza evocata dal Largo che introduce la terza parte, che ci regala
immagini e suoni del Giardino Terrestre, con un fascino sottile e malioso,
che non incontreremo mai più. L’orchestra della Creazione, la più ricca e
potente che Haydn abbia mai utilizzato (alla premiére pubblica vennero
impiegati ben 120 strumentisti e 60 cantanti), qui si fa eterea nei colori
estasianti dei flauti, degli archi e dei corni lontani.
Se determinante era stata l’incidenza
haydniana per il Mozart maturo, altrettanto fatale fu per Haydn il dopo
Mozart. Lo provano, nella Creazione, svariati passaggi del linguaggio
armonico, che si fa più aspro e il colore orchestrale, che – discostandosi
dalla usuale asciuttezza - diviene variegato, spesso dominato dal timbro
morbido e sensuale dei clarinetti, strumento che Haydn utilizza molto
tardivamente proprio in questi ultimi capolavori. La prima esecuzione della
Creazione avvenne in forma privata a palazzo Swarzerberg (1798), presente il
fior fiore dell’aristocrazia, al cembalo sedeva uno dei più prestigiosi
compositori italiani presenti a Vienna: Antonio Salieri (si, proprio quello
che nel film Amadeus vive angosciato all’ombra di Mozart). Replica
pubblica nella storica cerimonia del 27 Marzo 1808, quando una folla di
pubblico e personalità della politica e della cultura (tra cui Beethoven)
convenne nell’Aula Magna dell’Università di Vienna per applaudire ancora una
volta l’oratorio, alla presenza dell’autore ormai settantaseienne seduto su
una specie di trono come un biblico vegliardo….
Alle soglie del XIX secolo Haydn si
qualificava come una svolta ineludibile rispetto alla precedente produzione
e quale altrettanto ineludibile premessa per il futuro della musica europea.
Al teatro comunale di Firenze: per una grande
emozione.
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Ritratto di Franz Joseph
Haydn

Il Teatro Comunale di
Firenze
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