TROMPE L’OEIL …quando l’inganno affascina e seduce

Riflessioni sulla  mostra "Inganni ad arte. Meraviglie del trompe- l'oeil dall'antichità al contemporaneo". Firenze, Palazzo Strozzi dal 6 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010

di Fernanda Masetti Fedi

«Si dice che costui (Parrasio) sia venuto in competizione con Zeusi, il quale presentò un dipinto raffigurante acini d’ uva: erano riusciti così bene, che alcuni uccelli volarono fin sulla scena. Lo stesso Parrasio, a sua volta, dipinse un drappo, ed era così realistico che Zeusi - insuperbito dal giudizio degli uccelli - lo sollecitò a rimuoverlo, in modo che si potesse vedere il quadro. Ma non appena si accorse del suo errore, con una modestia che rivelava un nobile sentire, Zeusi ammise che il premio l’ aveva meritato Parrasio. Se infatti Zeusi era stato in grado di ingannare gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui, un artista».

(Plinio Il Vecchio, Storia Naturale XXXV 65-66)

Chi se non la lingua francese poteva dare il nome a questa tecnica raffinata, illusoria, ammiccante, intrigante, la lingua della diplomazia e quindi se non proprio dell’inganno, dell’affabulazione, non sempre in senso negativo s’intenda,  proprio come nel nostro trompe l’oeil, alla lettera:l..inganna l’occhio. Di questo infatti si tratta: un piacevole inganno visivo che tiene conto ovviamene delle percezioni della vista, ma soprattutto del punto preciso da cui l’osservatore vedrà quanto dipinto.

Come tecnica possiamo definire il trompe l’oeil un genere di pittura murale che ha funzione prevalentemente decorativa, che –come detto- ha come obiettivo l'inganno dell'occhio,  che percepisce e giudica reale ciò che vede dipinto, vedendo tridimensionale quella che in realtà è solo la rappresentazione bidimensionale di un oggetto. In altre parole, l'osservatore è portato a percepire una realtà del tutto illusoria, creata artificialmente con i mezzi della pittura, basta però che l’osservatore cambi posizione per svelare l’inganno. Il trompe l'oeil può riguardare solo il materiale di cui la parete è rivestita (finto marmo, finto legno ecc.), oppure può anche estendersi all'intero ambiente, trasformandolo completamente con panorami, porte che si aprono, cieli, verande, giardini, ecc. Un tipico esempio per la rappresentazione dei materiali è quello dei palazzi Genovesi: in una zona di mare i materiali di decorazione sono facilmente deperibili, a partire dall’800 si  ricorre a questa tecnica per abbellire i palazzi con finte statue, finti stucchi o marmi, finestre (dove non si potevano fare), finti rivestimenti agli angoli degli edifici ecc. ecc. e non sono rari i casi in cui vengono dipinte finte statue con tanto di nicchia, finte tendine dietro ad altrettanto finti vetri, ci sono poi le decorazione più varie: bugnati, rosoni, festoni di frutta, colonne, marmi , fiori, conchiglie ecc.ecc. ed spesso a completare l'opera si possono vedere le iniziali dei proprietari della casa dipinte nei pressi del portone principale.

Non v’inganni il fatto che, parlando delle decorazioni dei palazzi genovesi, ho citato l’ottocento, questa tecnica è conosciuta fin dall’antichità, se ne trovano tracce già nel V sec. a.C. ed attraverserà i secoli, sia pur ovviamente con qualche “pausa”, ossia periodi in cui cadrà in disuso,  ma per ritornare sempre arrivando fino ali anni 70. Partendo quindi dall’antichità, ritroviamo poi esempi importanti di quest’arte, nel ‘300, nella celebre Cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto, dove egli ha dipinto lastre con effetto marmo e finti cori nella parete dell’altare.  Nel ‘400 è il turno della pittura fiamminga di attingere al trompe l’oeil, ma è il rinascimento italiano, coadiuvato dalla scoperta delle leggi della prospettiva (si pensi a Masaccio e Brunelleschi), a portare il trompe-l'oeil a livelli di estremo realismo e grande raffinatezza, applicandolo anche alle strutture architettoniche, situazione questa che richiede non solo una competenza pittorica, ma anche conoscenze matematiche e geometriche relative appunto alla costruzione.
Il trompe-l'oeil serve quindi non solo a dilatare l'ambiente architettonico, ma anche ad aprirlo su luoghi esterni, ad offrire false vedute su ambienti naturali inesistenti, in un gioco che si presterà particolarmente al gusto del  Barocco. Come non pensare poi alla camera degli sposi del Mantegna, dove al centro della stanza si apre uno squarcio di cielo interrotto appena da una nuvola che però non turba il centro della cupola, mentre una serie di putti si affaccia sullo spazio sottostante con incredibile realismo; o alla camera della Badessa a Parma: luoghi dove continuo ad andare, ogni volta che mi trovo a passare da quelle città, nonostante io odi le file, continuo a rimettermi in coda per il piacere sottile di ridare “un’occhiata” a quel gioco visivo, che come tale obbedisce a regole precise senza le quali non esisterebbe. Altro magnifico esempio dell’utilizzo del trompe l’oeil sono le ville venete, le residenze che le ricche famiglie veneziane si fecero costruire in località amene, incastonandole in paesaggi di rara bellezza. Sono molte e note a molti, ne citiamo una per tutte, villa Maser dove l’estro di Palladio e la bravura del Veronese si sono unite per regalarci un esempio di rara bellezza.  Gli esempi sono molti e alcuni assai particolari, come ad esempio la galleria di Sabbioneta dove una serie di personaggi sembra accompagnare con il suo sguardo il nostro cammino lungo il corridoio, oppure nella vecchia chiesa, in alto a Chiusa, raggiungibile solo con una bella camminata, dove una serie di vedute prospettiche si volge a seconda di dove ci spostiamo….

Giochi visivi che richiedono maestria e non solo pittorica, come dicevamo. Un discorso specifico meritano in tal senso i trompe l’oeil architettonici: quello con cui Borromini trasforma uno spazio angusto in una galleria, in Palazzo Spada  a Roma, oppure le splendide finte cupole di Andrea da Pozzo: una nella Badia di Arezzo (dipinta nel 1702) e l’altra a Sant’Ignazio a Roma. Per opere di questo tipo si rende necessaria una competenza non solo pittorica, ma anche matematica e geometrica. Quando ci sei sotto sembrano vere e proprie opere di architettura, ma basta spostarsi verso la navata di destra o sinistra per vederle magicamente distorcersi… Spettacolo da non perdere. Per quanto riguarda l’arte moderna, dall’espressionismo in poi e quindi dalla cessazione dell’arte intesa come riproduzione, il trompe l’oeil ha subito un duro colpo, ma non sono mancate comunque alcune manifestazioni, come ad esempio nelle opere di Dali, oppure nei murales di Diego Riviera, Siqueiros e Orozco, anche se sono reinterpretazioni particolari di questa forma d’arte.

 Un altro utilizzo assai moderno è quello con cui nelle grandi città si coprono lavori a palazzi con immagini di un palazzo completamente ristrutturato oppure fantasioso, deliziosa l’immagine di un moderno edificio a Quebec in Canada, che grazie a questo “espediente” diventa l’ingresso di un vecchio quartiere… e comunque l’utilizzo di questa tecnica pittorica ha coinvolto moltissimi aspetti, dall’oggettistica, ai quadri, ai vasi, alla moda: non sono mancate case di moda che hanno disegnato sulle loro creazioni particolari quali fiocchi, nastri, papillons e addirittura tailleurs…

Ma…ma…detto questo vi siete chiesti perché io ho parlato solo di “beni immobili”??? Perché dei beni “mobili” se ne occupa Palazzo Strozzi con la prossima mostra, che – come da comunicato stampa- : ci proporrà “Dagli affreschi dell’antichità greco-romana attraverso capolavori dell’arte moderna europea fino ai giorni nostri, centinaia di opere provenienti da musei e collezioni private italiani ed esteri, raccontano l’intrigante e spettacolare storia del trompe-l’œil.
(omissis) Pitture parietali d’epoca romana illustrano i motivi dell’antichità classica che per prima ha spinto la “verosimiglianza” fino all’illusionismo.  Capolavori di Andrea Mantegna, Tiziano, Paolo Veronese raccontano la rinascita europea del trompe-l’œil dopo la lunga parentesi del Medioevo, che aveva programmaticamente eluso il naturalismo. Tra le molte curiosità del Seicento e Settecento fiammingo, il celebre “Scarabattolo” del Museo dell’Opificio, una fra le meraviglie riconosciute del trompe-l’œil, che ritrae una raccolta del Gran Principe Ferdinando de’ Medici, fatta di “naturalia” e “artificialia” in parte rintracciati ed esposti in mostra, ad alimentare il gioco di specchi fra realtà e finzione.

La mostra presenterà per la prima volta in Italia i pittori realisti dell’Ottocento statunitense.”

E allora? Allora noi ci lasceremo sedurre, certi che non sarà un inganno, ma una promessa, la promessa mantenuta di una mostra interessante, curata e –perché no- anche un po’ sfiziosa.

Inganni ad arte. Meraviglie del trompe-l'oeil dall'antichità al contemporaneo

Palazzo Strozzi – FIRENZE, 6 Ottobre 2009 - 24 Gennaio 2010  -

Tutti i giorni 9,00 – 20,00, Giovedì 9,00-23,00

Promossa e organizzata da: Soprintendenza PSAE e per il Polo museale della città di Firenze, Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Fondazione Palazzo Strozzi. Curatore: Annamaria Giusti.

Villa Barbaro a Maser (TV), affresco del Veronese

 

Andrea Pozzo, falsa cupola nella Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma

 

Andrea Pozzo, finta cupola nella Badia di Arezzo

 

Borromini, galleria di Palazzo Spada, Roma

 

Correggio, Parma, soffitto della 'Camera della Badessa', Convento di San Paolo

 

Mantegna, Palazzo Ducale di Mantova, soffitto della 'Camera degli sposi'