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«Si dice che costui (Parrasio)
sia venuto in competizione con Zeusi, il quale presentò un dipinto
raffigurante acini d’ uva: erano riusciti così bene, che alcuni uccelli
volarono fin sulla scena. Lo stesso Parrasio, a sua volta, dipinse un
drappo, ed era così realistico che Zeusi - insuperbito dal giudizio degli
uccelli - lo sollecitò a rimuoverlo, in modo che si potesse vedere il
quadro. Ma non appena si accorse del suo errore, con una modestia che
rivelava un nobile sentire, Zeusi ammise che il premio l’ aveva meritato
Parrasio. Se infatti Zeusi era stato in grado di ingannare gli uccelli,
Parrasio aveva ingannato lui, un artista».
(Plinio Il Vecchio, Storia
Naturale XXXV 65-66)
Chi se non la lingua francese poteva dare il
nome a questa tecnica raffinata, illusoria, ammiccante, intrigante, la
lingua della diplomazia e quindi se non proprio dell’inganno,
dell’affabulazione, non sempre in senso negativo s’intenda, proprio come
nel nostro trompe l’oeil, alla lettera:l..inganna l’occhio. Di questo
infatti si tratta: un piacevole inganno visivo che tiene conto ovviamene
delle percezioni della vista, ma soprattutto del punto preciso da cui
l’osservatore vedrà quanto dipinto.
Come tecnica possiamo definire il trompe l’oeil
un genere di pittura
murale che ha funzione prevalentemente decorativa, che –come detto- ha come
obiettivo l'inganno dell'occhio,
che
percepisce e giudica reale ciò che vede dipinto, vedendo tridimensionale
quella che in realtà è solo la rappresentazione bidimensionale di un
oggetto. In altre parole,
l'osservatore è portato a percepire una realtà del tutto illusoria, creata
artificialmente con i mezzi della pittura, basta però che l’osservatore
cambi posizione per svelare l’inganno. Il
trompe l'oeil può
riguardare solo il materiale di cui la parete è rivestita (finto marmo,
finto legno ecc.), oppure può anche estendersi all'intero ambiente,
trasformandolo completamente con panorami, porte che si aprono, cieli,
verande, giardini, ecc. Un tipico esempio per la rappresentazione dei
materiali è quello dei palazzi Genovesi: in una zona di mare i materiali di
decorazione sono facilmente deperibili, a partire dall’800 si ricorre a
questa tecnica per abbellire i palazzi con finte statue, finti stucchi o
marmi, finestre (dove non si potevano fare), finti rivestimenti agli angoli
degli edifici ecc. ecc. e non sono rari i casi in cui vengono dipinte finte
statue con tanto di nicchia, finte tendine dietro ad altrettanto finti
vetri, ci sono poi le decorazione più varie: bugnati, rosoni, festoni di
frutta, colonne, marmi , fiori, conchiglie ecc.ecc. ed spesso a completare
l'opera si possono vedere le iniziali dei proprietari della casa dipinte nei
pressi del portone principale.
Non v’inganni il fatto che, parlando delle
decorazioni dei palazzi genovesi, ho citato l’ottocento, questa tecnica è
conosciuta fin dall’antichità, se ne trovano tracce già nel V sec. a.C. ed
attraverserà i secoli, sia pur ovviamente con qualche “pausa”, ossia periodi
in cui cadrà in disuso, ma per ritornare sempre arrivando fino ali anni 70.
Partendo quindi dall’antichità, ritroviamo poi esempi importanti di
quest’arte, nel ‘300, nella celebre Cappella degli Scrovegni a Padova,
affrescata da Giotto, dove egli ha dipinto lastre con effetto marmo e finti
cori nella parete dell’altare. Nel ‘400 è il turno della pittura fiamminga
di attingere al trompe l’oeil, ma è il rinascimento italiano, coadiuvato
dalla scoperta delle leggi della prospettiva (si pensi a Masaccio e
Brunelleschi), a portare il trompe-l'oeil a
livelli di estremo realismo e grande raffinatezza, applicandolo anche alle
strutture architettoniche, situazione questa che richiede non solo una
competenza pittorica, ma anche conoscenze matematiche e geometriche relative
appunto alla costruzione.
Il trompe-l'oeil serve quindi non solo a dilatare l'ambiente architettonico,
ma anche ad aprirlo su luoghi esterni, ad offrire false vedute su ambienti
naturali inesistenti, in un gioco che si presterà particolarmente al gusto
del Barocco. Come non pensare poi alla camera degli sposi del Mantegna,
dove al centro della stanza si apre uno squarcio di cielo interrotto appena
da una nuvola che però non turba il centro della cupola, mentre una serie di
putti si affaccia sullo spazio sottostante con incredibile realismo; o alla
camera della Badessa a Parma: luoghi dove continuo ad andare, ogni volta che
mi trovo a passare da quelle città, nonostante io odi le file, continuo a
rimettermi in coda per il piacere sottile di ridare “un’occhiata” a quel
gioco visivo, che come tale obbedisce a regole precise senza le quali non
esisterebbe. Altro magnifico esempio dell’utilizzo del trompe l’oeil sono le
ville venete, le residenze che le ricche famiglie veneziane si fecero
costruire in località amene, incastonandole in paesaggi di rara bellezza.
Sono molte e note a molti, ne citiamo una per tutte, villa Maser dove
l’estro di Palladio e la bravura del Veronese si sono unite per regalarci un
esempio di rara bellezza. Gli esempi sono molti e alcuni assai particolari,
come ad esempio la galleria di Sabbioneta dove una serie di personaggi
sembra accompagnare con il suo sguardo il nostro cammino lungo il corridoio,
oppure nella vecchia chiesa, in alto a Chiusa, raggiungibile solo con una
bella camminata, dove una serie di vedute prospettiche si volge a seconda di
dove ci spostiamo….
Giochi visivi che richiedono maestria e non solo pittorica, come
dicevamo. Un discorso specifico meritano in tal senso i trompe l’oeil
architettonici: quello con cui Borromini trasforma uno spazio angusto in una
galleria, in Palazzo Spada a Roma, oppure le splendide finte cupole di
Andrea da Pozzo: una nella Badia di Arezzo (dipinta nel 1702) e l’altra a
Sant’Ignazio a Roma. Per opere di questo tipo si rende necessaria una
competenza non solo pittorica, ma anche matematica e geometrica. Quando ci
sei sotto sembrano vere e proprie opere di architettura, ma basta spostarsi
verso la navata di destra o sinistra per vederle magicamente distorcersi…
Spettacolo da non perdere. Per quanto riguarda l’arte moderna,
dall’espressionismo in poi e quindi dalla cessazione dell’arte intesa come
riproduzione, il trompe l’oeil ha subito un duro colpo, ma non sono mancate
comunque alcune manifestazioni, come ad esempio nelle opere di Dali, oppure
nei murales di Diego Riviera, Siqueiros e Orozco, anche se sono
reinterpretazioni particolari di questa forma d’arte.
Un altro utilizzo assai moderno è quello con cui nelle grandi
città si coprono lavori a palazzi con immagini di un palazzo completamente
ristrutturato oppure fantasioso, deliziosa l’immagine di un moderno edificio
a Quebec in Canada, che grazie a questo “espediente” diventa l’ingresso di
un vecchio quartiere… e comunque l’utilizzo di questa tecnica pittorica ha
coinvolto moltissimi aspetti, dall’oggettistica, ai quadri, ai vasi, alla
moda: non sono mancate case di moda che hanno disegnato sulle loro creazioni
particolari quali fiocchi, nastri, papillons e addirittura tailleurs…
Ma…ma…detto questo vi siete chiesti perché io
ho parlato solo di “beni immobili”??? Perché dei beni “mobili” se ne occupa
Palazzo Strozzi con la prossima mostra, che – come da comunicato stampa- :
ci proporrà “Dagli affreschi dell’antichità greco-romana attraverso
capolavori dell’arte moderna europea fino ai giorni nostri, centinaia di
opere provenienti da musei e collezioni private italiani ed esteri,
raccontano l’intrigante e spettacolare storia del trompe-l’œil.
(omissis) Pitture parietali d’epoca romana illustrano i motivi
dell’antichità classica che per prima ha spinto la “verosimiglianza” fino
all’illusionismo. Capolavori di Andrea Mantegna, Tiziano, Paolo Veronese
raccontano la rinascita europea del trompe-l’œil dopo la lunga parentesi del
Medioevo, che aveva programmaticamente eluso il naturalismo. Tra le molte
curiosità del Seicento e Settecento fiammingo, il celebre “Scarabattolo” del
Museo dell’Opificio, una fra le meraviglie riconosciute del trompe-l’œil,
che ritrae una raccolta del Gran Principe Ferdinando de’ Medici, fatta di
“naturalia” e “artificialia” in parte rintracciati ed esposti in mostra, ad
alimentare il gioco di specchi fra realtà e finzione.
La mostra presenterà per la prima volta in
Italia i pittori realisti dell’Ottocento statunitense.”
E allora?
Allora noi ci lasceremo sedurre, certi che
non sarà un inganno, ma una promessa, la promessa mantenuta di una mostra
interessante, curata e –perché no- anche un po’ sfiziosa.
Inganni ad arte. Meraviglie del trompe-l'oeil
dall'antichità al contemporaneo
Palazzo Strozzi – FIRENZE, 6 Ottobre 2009 -
24 Gennaio 2010 -
Tutti i giorni 9,00 – 20,00, Giovedì
9,00-23,00
Promossa e organizzata da: Soprintendenza PSAE e per il Polo museale della
città di Firenze, Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Fondazione Palazzo
Strozzi. Curatore: Annamaria Giusti.
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Villa Barbaro a Maser (TV), affresco del
Veronese |

Andrea Pozzo, falsa cupola nella Chiesa di
Sant'Ignazio di Loyola a Roma

Andrea Pozzo, finta cupola nella Badia di
Arezzo

Borromini, galleria di Palazzo Spada, Roma

Correggio, Parma, soffitto della 'Camera
della Badessa', Convento di San Paolo

Mantegna, Palazzo Ducale di Mantova,
soffitto della 'Camera degli sposi' |