Farnese al tempo di Caravaggio

In mostra a Palazzo Venezia a Roma la tela del Gentileschi custodita nella parrocchiale del S.S. Salvatore

 

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di Giuseppe Moscatelli

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Che la Tuscia sia uno scrigno inestimabile di tesori artistici e culturali lo abbiamo già detto. Spiace semmai constatare che talvolta per poterli pienamente valorizzare occorre metterli sotto i riflettori di una mostra importante, come quella attualmente allestita a Roma a Palazzo Venezia e suggestivamente intitolata “Roma al tempo di Caravaggio”. Dico “suggestivamente” non solo per l’indubbio appeal delle opere esposte ma anche perché il nome di Caravaggio è utilizzato più che altro a titolo di “testimonial”, considerato che del grande pittore di cui si sono da poco concluse le celebrazioni per il 400° anniversario della morte è esposta una sola tela, proprio all’ingresso del percorso espositivo, vale a dire la Madonna dei palafrenieri. Si tratta di un’opera importante, che gli appassionati tuttavia hanno già avuto modo di ammirare in più occasioni, anche in considerazione del fatto che è normalmente esposta nella Chiesa di S. Agostino a Roma, non lontano da Piazza Navona. E verrebbe da interrogarsi sul senso di un’operazione culturale consistente nel trasportare periodicamente di poche centinaia di metri una tela dall’altare di una chiesa alle pareti di un palazzo romano, appunto Palazzo Venezia, dove l’abbiamo ammirata già qualche anno fa in occasione di un’altra mostra su Caravaggio. Altra questione su cui non ci soffermiamo è la presenza, tra le opere esposte, di una nuova attribuzione caravaggesca, vale a dire una tela raffigurante S. Agostino che, per la sensibilità e l’esperienza acquisita in questi anni sulle opere del grande pittore, mi sentirei di escludere dal suo catalogo.

Ma veniamo a quello che ci interessa, ovvero l’esposizione in mostra di un’opera di Orazio Gentileschi proveniente dalla chiesa parrocchiale del S.S. Salvatore di Farnese. Si tratta di una tela raffigurante “San Michele Arcangelo e il diavolo” di ottima fattura e indubbio impatto visivo. Il Santo alato, con la spada sguainata secondo la sua tradizionale iconografia, vi è raffigurato sospeso su una nuvola bianca che sovrasta le profondità infere da cui eruttano sbuffi di fumo e fiamme.  L’Arcangelo è rappresentato nelle forme di un giovane in posa eroica, con elmo piumato e scudo crociato, nell’atto di respingere, se non di trafiggere, un ancor più giovane demone nudo raffigurato di spalle. Il ragazzo-diavolo con la mano sinistra sollevata cerca di ripararsi dalla minaccia della spada, mentre con la destra si sostiene sull’orlo del tetro abisso dove sta per essere ricacciato. Un provvidenziale sbuffo di fumo cela in trasparenza la sua nudità, mentre due ali di pipistrello dipinte sulle spalle ne connotano la natura demoniaca, da nessun altro attributo evidenziata. Bella l’impostazione prospettica: San Michele occupa i due terzi della tela, avvolto in una semplice tunica trattenuta in vita da una fascia azzurra svolazzante; ha le braccia e le gambe interamente scoperte ed emerge, colpito da un fascio di luce, da uno sfondo cupo su cui si staglia la nuvola bianca che lo sorregge. Sull’angolo destro il “piccolo diavolo”, la cui schiena risplende dal medesimo raggio di luce, non ha via di scampo. Il Santo, visto prospetticamente dal basso verso l’alto, incombe con la sua prestanza fisica – il corpo allungato, le gambe ben piazzate – sul demone adolescente ed anche su di noi che ammiriamo l’opera e quasi avvertiamo la minaccia di quella spada sollevata che sembra stia per calarci addosso.

Si tratta quindi di riscoprire un capolavoro che da sempre, in fondo, è sotto i nostri occhi, ma che certamente non ha avuto quella considerazione che merita, forse anche in virtù della sua poco felice collocazione in fondo alla navata sinistra della Chiesa in una cappellina buia  e disagevole. C’è peraltro da aggiungere che nella medesima collocazione troviamo nella parrocchiale del SS Salvatore di Farnese due altre tele di grande interesse: un “San Sebastiano” e una “Messa solenne di Paolo III” del pittore bolognese, seguace dei Carracci, Antonio Maria Panico. E speriamo di non doverle recensire, per valorizzarle appieno, in qualche altra mostra della Capitale.

 

San Michele Arcangelo e il diavolo di Orazio Gentileschi. Chiesa parrocchiale del S.S. Salvatore di Farnese

Messa solenne di Paolo III di Antonio M. Panico

San Sebastiano di Antonio M. Panico

San Michele Arcangelo e il diavolo di Orazio Gentileschi. Chiesa parrocchiale del S.S. Salvatore di Farnese

Messa solenne di Paolo III di Antonio M. Panico

San Sebastiano di Antonio M. Panico

     

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