Il Gigante della valle di Faul

Un museo a cielo aperto a Viterbo

 

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di Giuseppe Moscatelli

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Da decenni a Viterbo si discute su cosa fare della Valle di Faul, polmone verde del centro storico disteso tra il colle del Duomo e l’area di parcheggio del Sacrario, di cui si paventa il ricorrente rischio di degrado.

Molte le proposte avanzate, come pure gli interventi effettuati, nessuno dei quali però ritenuto risolutivo. Attualmente l’aspetto è quello di un immenso anfiteatro  le cui “gradinate” sono costituite dai pendii del sacrario che scendono dolcemente a valle. Una grande superficie verde tutto sommato ampiamente vivibile, se non fosse per la persistenza di grandi aree da bonificare, con edifici industriali dismessi e chiese dirute. Qualcosa si sta facendo: proprio all’ingresso della valle, dopo aver superato la scenografica Porta Faul decorata con lo stemma gigliato del card. Alessandro Farnese jr. che nel 1568 ne autorizzò l’apertura, vecchi edifici sono stati ristrutturati in quello che sarà il nuovo Museo della ceramica della Tuscia. Sul prato antistante è stata anche costruita la grande struttura in legno utilizzata per la messa tenuta il 06.09.2009 da papa Ratzinger di fronte a migliaia di fedeli in occasione della sua visita a Viterbo. Anche tale struttura oggi appare in stato di semi-abbandono e bisognerebbe decidere cosa farne.

Una sorpresa ci aspetta invece portandoci più avanti, sul prato alla destra della strada che tagliando la valle ci conduce da Porta Faul al Sacrario. Qui, in una sorta di museo a cielo aperto, è stata collocata un’opera ciclopica dello scultore americano Seward Johnson intitolata, come ricorda un apposito pannello, “Awakening” ovvero “Risveglio”.

Si tratta di un figura gigantesca che sembra emergere dal sottosuolo, appunto in una sorta di ideale risveglio, e della quale si protendono verso l’alto solo la testa e gli arti. Il braccio destro è completamente libero ed elevato, l’ arto sinistro è invece ancora interrato fino al polso ed emerge solo la mano spalancata; il piede destro sbuca dal terreno oltre il tallone, mentre la coscia e la gamba reclinate del sinistro costituiscono un estemporaneo scivolo per i giochi dei bambini. La testa dalla lunga barba giace con lo sguardo rivolto di un lato.

Forte appare la tensione drammatica del gigante che cerca di liberarsi dal sottosuolo. La scultura, formata dai cinque pezzi suddetti, è in alluminio ed è stata realizzata nel 1980. L’installazione ha già varcato l’Atlantico ed è stata esposta in altre due occasioni in Italia.

Sulla scorta di ciò si ritiene che la permanenza a Valle Faul, dove l’opera è esposta dal maggio di quest’anno, sia temporanea che e quindi convenga affrettarsi a chi ha voglia di vederla.

 

Ecco che spunta il piede

BIl gigante che si risveglia nel suo insieme.

Il gigante visto dal Sacrario

La chiesa diruta al margine della valle

La coscia è emersa, ma il piede è ancora interrato

La mano del gigante emerge dal terreno

La testa è appoggiata al suolo

Le giostre di S. Rosa nella Valle di Faul

L'insegna con il titolo dell'opera e il nome dell'autore

Un gruppetto di giovani tranquillamente seduto sotto il braccio minaccioso

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