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Da decenni a Viterbo si
discute su cosa fare della Valle di Faul, polmone verde del centro
storico disteso tra il colle del Duomo e l’area di parcheggio del
Sacrario, di cui si paventa il ricorrente rischio di degrado.
Molte le proposte
avanzate, come pure gli interventi effettuati, nessuno dei quali
però ritenuto risolutivo. Attualmente l’aspetto è quello di un
immenso anfiteatro le cui “gradinate” sono costituite dai pendii
del sacrario che scendono dolcemente a valle. Una grande superficie
verde tutto sommato ampiamente vivibile, se non fosse per la
persistenza di grandi aree da bonificare, con edifici industriali
dismessi e chiese dirute. Qualcosa si sta facendo: proprio
all’ingresso della valle, dopo aver superato la scenografica Porta
Faul decorata con lo stemma gigliato del card. Alessandro Farnese
jr. che nel 1568 ne autorizzò l’apertura, vecchi edifici sono stati
ristrutturati in quello che sarà il nuovo Museo della ceramica della
Tuscia. Sul prato antistante è stata anche costruita la grande
struttura in legno utilizzata per la messa tenuta il 06.09.2009 da
papa Ratzinger di fronte a migliaia di fedeli in occasione della sua
visita a Viterbo. Anche tale struttura oggi appare in stato di
semi-abbandono e bisognerebbe decidere cosa farne.
Una sorpresa ci aspetta
invece portandoci più avanti, sul prato alla destra della strada che
tagliando la valle ci conduce da Porta Faul al Sacrario. Qui, in una
sorta di museo a cielo aperto, è stata collocata un’opera ciclopica
dello scultore americano Seward Johnson intitolata, come ricorda un
apposito pannello, “Awakening” ovvero “Risveglio”.
Si tratta di un figura
gigantesca che sembra emergere dal sottosuolo, appunto in una sorta
di ideale risveglio, e della quale si protendono verso l’alto solo
la testa e gli arti. Il braccio destro è completamente libero ed
elevato, l’ arto sinistro è invece ancora interrato fino al polso ed
emerge solo la mano spalancata; il piede destro sbuca dal terreno
oltre il tallone, mentre la coscia e la gamba reclinate del sinistro
costituiscono un estemporaneo scivolo per i giochi dei bambini. La
testa dalla lunga barba giace con lo sguardo rivolto di un lato.
Forte appare la tensione
drammatica del gigante che cerca di liberarsi dal sottosuolo. La
scultura, formata dai cinque pezzi suddetti, è in alluminio ed è
stata realizzata nel 1980. L’installazione ha già varcato
l’Atlantico ed è stata esposta in altre due occasioni in Italia.
Sulla scorta di ciò si
ritiene che la permanenza a Valle Faul, dove l’opera è esposta dal
maggio di quest’anno, sia temporanea che e quindi convenga
affrettarsi a chi ha voglia di vederla.
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