Luni sul Mignone

Un luogo sorprendente  immerso nella natura, tra archeologia pre-villanoviana ed industriale
 

 

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Testi e foto di Luca Bellincioni

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Rovine di Luni

Il ponte di ferro sul Mignone

Campagna di Blera


Galleria

Sulle rive del Mignone

Il ponte di ferro sul Mignone

Situato nell’angolo viterbese dei Monti della Tolfa e a poca distanza da Blera e Civitella Cesi, il sito archeologico di Luni sul Mignone rappresenta il cuore di una zona solitaria e di straordinario valore paesaggistico. L’area archeologica in sé (che ha restituito importantissime tracce di insediamenti pre-villanoviani) non è in realtà spettacolare, soprattutto per chi abbia già visitato le vicine necropoli di Norchia, San Giovenale e San Giuliano (nel Parco Marturanum), ma qui è lo scenario naturale ad essere veramente magnifico. Già l’accesso al sito è di grande suggestione e assai singolare. Dopo aver percorso qualche chilometro di una polverosa e malmessa sterrata (così malmessa da essere davvero scoraggiante…) in una campagna solenne, dagli orizzonti immensi (e chiusa di fronte a noi dai crinali boscosissimi della Tolfa), deserta, terrosa, spoglia, d’un colore giallo bruciato d’estate, verdissima in autunno, si imbocca il tracciato della vecchia ferrovia abbandonata Capranica-Civitavecchia che si insinua in una trincea, superando una prima inquietante galleria. La ferrovia risale all’Ottocento ed era utilizzata dai minatori della Tolfa, fu poi riadattata prima della Seconda Guerra mondiale ed infine abbandonata nel 1961 a causa di una frana. Percorsa per 2-3 chilometri la ferrovia, e oltrepassata l’ennesima pittoresca galleria, si giunge infine ai piedi della rupe di Luni, ove una scaletta permette di salire all’altopiano. E’ prima però raccomandabile proseguire pochi metri avanti, fino ad uno scenografico ponte in ferro che scavalca il Fiume Mignone, un vero e proprio reperto di archeologia industriale (o meglio “infrastrutturale”). Qui bisogna assolutamente stare attenti alle pericolosissime falle che si aprono sul ponte stesso e che possono far cadere di sotto (o ferire seriamente) coloro i quali si abbandonino alla contemplazione del luogo: cosa molto facile ad accadere, in quanto affacciandosi dal ponte stesso si può ammirare un tratto stupendo della Valle del Mignone, che si insinua tra colli conici e selvosi; con una facilità estrema si può assistere al volo di enormi rapaci e altri uccelli predatori: noi ne abbiamo visti molti, che si buttano in picchiata, tranquillamente di fronte agli astanti, per prendere i pesci che abbondano nelle acque del fiume.
 

Infine, la salita all’altopiano delle rovine: da qui il panorama è ancora più largo verso la Valle del Mignone che appare anche nel suo tratto “alto”, particolarmente spettacolare; si gode inoltre un buona vista sui Monti Sabatini, Cimini e della Tolfa e sulle alture della Valle del Biedano… A 360° solo verde e bellezza… Eppoi il silenzio, il vento che ti accarezza il viso, i buoi maremmani, enormi ma mansueti, che guardano con te il paesaggio… Un’unica nota stonata: la parte più importante dei ruderi di Luni sono stati ricoperti da un grosso e deturpante capannone in lamiera ad alto impatto ambientale, che toglie alle rovine molto della loro poesia; per di più, la "buca" ove si trovano i resti (in fase di scavo) è purtroppo ridotta ad una vera e propria discarica, con centinaia di bottiglie di vetro e plastica, resti di confezioni di alimenti e di arnesi e materiale edile… Bisogna così turarsi il naso e andare oltre: gli altri ruderi di Luni, pur meno interessanti, si trovano tutt’attorno e in ambiente senz’altro pulito ed intatto.

Concludendo, Luni sul Mignone è un luogo magnifico e fuori dal comune, anche per la presenza della ferrovia abbandonata: assolutamente da visitare in ogni stagione, ottimo anche per gli amanti della mountainbike e del cavallo, in una zona tra le più solitarie dell’intero Lazio. Purtroppo, come dicevamo, l’area degli scavi è molto degradata ed è sempre triste constatare come i lavori vengano fatti senza il minimo rispetto per l’ambiente e per gli escursionisti… Inoltre, incredibilmente, la zona non è tutelata da nessuna area protetta, e questa è un’altra vergogna (tutti i Monti della Tolfa, assieme alle Valli del Biedano, del Mignone e del Marta, andrebbero subito tutelati, per salvaguardarli dalla speculazione edilizia).



 

Panorama da Luni

La stazione di Monteromano

La valle del Mignone vista dal ponte

La valle del Mignone vista da Luni

La campagna di Blera

Tale lacuna in fatto di tutela ma anche di valorizzazione di questo pregevole territorio ha già prodotto risultati assi negativi e rischia di produrre a breve veri e propri disastri. Se il recente condono ha visto il sorgere di ville e villette come funghi nelle campagne fra Barbarano e Blera (molte delle quali evidentemente abusive ed oggi in stato di abbandono), come se non bastasse un incongruo insediamento produttivo è sorto nell’ultimo anno sulla strada da Blera a Monte Romano proprio all’altezza delle svolte per Luni e per Civitella Cesi-San Giovenale, con grande danno per l’immagine degli eccezionali beni archeologici e ambientali situati nelle vicinanze. Per di più è di questi giorni la notizia dell’assurdo e ridicolo progetto di realizzare nel territorio di Barbarano, e cioè a due passi da Luni e in un contesto paesaggistico altrettanto notevole, una grande centrale elettrica a Biomasse, mentre non è ancora vinta la battaglia condotta dal Comune e dai cittadini di Blera contro la paventata installazione di una mostruosa mega-antenna di 150 metri (!) della Rai Way. Tempo fa, infine, si parlò anche della realizzazione di un “campo rom” nei pressi sempre di Barbarano, come se la meravigliosa Valle del Biedano dovesse divenire una periferia di Roma. Un territorio, quindi, quello tolfetano e della Valle del Biedano, oggi in serio pericolo, a causa della mancanza decennale di una seria progettazione in merito ad uno sviluppo eco-compatibile dell’intero comprensorio che tenga conto delle sue eccezionali risorse ambientali, culturali e archeologiche e dunque della sua vocazione palesemente turistica, senza contare che il già esistente Parco Marturanum è unanimemente riconosciuto come una delle aree protette più visitate e meglio tenute del Lazio. Un progetto intelligente e mai considerato (oltre ovviamente a quello del fin troppo rimandato Parco Naturale dei Monti della Tolfa), che interesserebbe proprio Luni sul Mignone, potrebbe essere la valorizzazione del tracciato della ferrovia Capranica-Civitavecchia, tramite il restauro del manto stradale e la creazione di un servizio di trenino natura elettrico sul tipo di quello della Necropoli della Banditaccia a Cerveteri. Il trenino-navetta (rigorosamente “in stile”) potrebbe effettuare partenze da tutti i paesi interessati dalla tratta, portando, con un percorso spettacolare ed inedito, alla scoperta di un territorio fra i più suggestivi, pregevoli ed intatti del Lazio e dell’intera Maremma, secondo un modello (“on the road”) già sperimentato con successo nelle Crete Senesi, in Toscana. I “viaggi” potrebbero prevedere una guida, la quale illustri le valenze delle località attraversate. Il tracciato ferroviario così migliorato (tra l’altro con un impatto ambientale inesistente) apporterebbe allo stesso tempo un più facile accesso da parte delle automobili al sito di Luni (oggi quasi irraggiungibile a chi non abbia il fuoristrada o a chi non voglia rischiare di distruggere l’automobile…) e richiamerebbe (più di quanto non faccia già oggi) gli appassionati di Mountain Bike e gli escursionisti.

 

Si ringrazia la dott. ssa Daniela Cortiglia per la gentile collaborazione.
 

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