|
Il
ninfeo di Gradoli
Una
scoperta archeologica di grande interesse viene ad arricchire il già
cospicuo patrimonio storico e archeologico della Tuscia: una villa
romana di epoca imperiale di cui è stato riportato alla luce il
suggestivo ninfeo |
|
|
 |
di Giuseppe Moscatelli |
 |
|
|
 |
|
Il sacello con
architrave e timpano triangolare |
|
 |
|
In primo piano
la parte ancora interrata del nifeo |
|
 |
|
La base delle
pareti del ninfeo poggia sul masso roccioso |
|
|
Che la Tuscia sia un territorio
ricco di testimonianze storiche e archeologiche è quanto
andiamo costantemente documentando con il nostro sito e le
nostre pubblicazioni. Che questo patrimonio vada tutelato e
valorizzato è quanto la nostra associazione si propone,
portando all’attenzione dei media problematiche vecchie e
nuove: dal degrado delle necropoli allo sbancamento a Norchia.
Il nostro territorio, del resto,
non cessa di sorprenderci: è di poco tempo fa la notizia di
una importante scoperta archeologica nelle campagne di
Gradoli, su una collina che domina lo specchio azzurro del
lago di Bolsena. Ci siamo recati sul posto, per verificare e
documentare. E, c’è da dire, le nostre attese sono state
ampiamente ripagate. Il ninfeo di una villa romana di epoca
imperiale si presenta ai nostri occhi in tutta la sua
suggestiva bellezza. Occorre precisare che, a quanto sembra,
la costruzione venuta alla luce era tutt’altro che
sconosciuta: residui ceramici, tasselli musivi, frammenti di
tegole risultavano disseminati sul terreno tanto da rendere
più che plausibile la presenza di una tale emergenza. La
zona, del resto, presenta altri motivi di interesse
archeologico: una tomba etrusca a camera pressoché interrata
è visibile ai margini del bosco proprio sul viottolo che
conduce al sito della villa. Ed è pure presumibile che i
“clandestini” abbiano avuto tempo e modo di ripulire i luoghi
prima della “scoperta ufficiale”. In effetti sorprende che
dallo scavo non siano emersi reperti di rilievo, considerato
l’ottimo stato di conservazione del ninfeo e il suo ricco
impianto architettonico. Si può con buona ragione supporre
che la struttura fosse pertinenza di una villa di un certo
pregio e che fosse quindi dotata di statue, accessori di
servizio e altre suppellettili.
La presenza di simili costruzioni
nelle campagne intorno al lago non deve sorprenderci, anche
se quella di Gradoli è la prima di un tale rilievo ad
emergere. In effetti la zona del lago è talmente amena e
invitante che sarebbe ben strano il contrario. E’ quindi
verosimile che esponenti del patriziato romano abbiano scelto
le colline che si specchiano sul lago di Bolsena per
costruire le loro residenze di campagna, in luoghi di
incomparabile bellezza paesaggistica e per di più non troppo
lontani dall’Urbe. Del resto a qualche chilometro dal sito
del ninfeo, nel comune di Capodimonte, proprio di fronte alla
spiaggia, in località Bisenzio, possiamo ammirare i resti di
una struttura termale.
|
|
|
|
Ma veniamo alla recente scoperta.
Quella che si presenta ai nostri occhi è una struttura di
forma quadrata parzialmente ancora interrata nella quale
spiccano due alti muri (ca. cinque metri) rivestiti in opus
reticulatum con mattoncini di un bel colore grigio-roseo. I
due muri, che si uniscono ad angolo retto, poggiano su una
base costituita da tre file di blocchetti posti
orizzontalmente che a sua volta insiste direttamente sul
banco roccioso. Lungo il perimetro dei muri corre un
canaletto di scolo evidentemente adibito al deflusso delle
acque.
In effetti il termine “ninfeo”
richiama edifici dedicati ad una ninfa posti in prossimità o
in coincidenza di fonti o sorgenti. Solitamente di forma
semicircolare, sono adornati da statue e colonne. A Roma il
termine indicava anche costruzioni dotate di vasche, fontane
o getti d’acqua. Tale appare quello scoperto a Gradoli,
che ha tutta l’apparenza di una piscina arricchita da
cascatelle e giochi d’acqua. Insomma un luogo di piaceri
mondani piuttosto che dedicato al sacro.
Le pareti dell’edificio sono bucate da numerosi fori di varie
forme e dimensioni posti ad altezze diverse, dai quali,
evidentemente, l’acqua cadeva in modo più o meno irruente sul
padrone di casa e i suoi ospiti: insomma una sorta di
idromassaggio. Non solo, dalle aperture più grandi si
intravedono vere e proprie cavità che si diramano dietro le
pareti, adibite con ogni probabilità a condutture per la
circolazione dell’acqua all’interno della struttura del
ninfeo, fino ai fori d’uscita.
Ma le sorprese non finiscono qui. Risultano anche evidenti
nicchie semicircolari ad arco dove senz’altro erano poste
statue e, soprattutto, un vano rettangolare con architrave in
blocchetti su cui poggia un timpano triangolare: una sorta di
piccolo sacello, omaggio all’origine sacra di questo genere
di edifici. A pochi metri di distanza dal ninfeo sono stati
ritrovati resti di pavimenti musivi che, ad oggi, come spesso
capita in queste situazioni, sono stati reinterrati per
evitarne la dispersione, in attesa di una campagna di scavi
più a vasto raggio che possa interessare l’intero complesso
edilizio, ovvero la villa romana di età agustea di cui il
ninfeo costituiva il luogo di delizie. Attualmente la zona
dello scavo, che si trova in un terreno privato, è stata
recintata per evitare intrusioni e danneggiamenti.
|
|
|
 |
|
Le pareti del
ninfeo, dai fori fuoriusciva l'acqua |
|
 |
|
Veduta
d'insieme del ninfeo di Gradoli |
|
 |
|
Veduta laterale
del ninfeo di Gradoli |
|
|
|
|
|
|
|