Geometrie futuristiche dentro la scuola
Incontro ravvicinato con le architetture avveniristiche dell’I.T.C.G. “C.A. Dalla Chiesa” di Montefiascone: il “piccolo Beaubourg” della Tuscia
di
Giuseppe Moscatelli
Un pò di storia
Una delle attrattive più celebrate della Parigi contemporanea è
senz’altro il “Centre Georges Pompidou” (dal nome di un
presidente della repubblica francese) meglio conosciuto come “Beaubourg”,
visitato ogni anno da milioni di persone. Si tratta di una
struttura polivalente al cui interno troviamo un museo,
gallerie, esposizioni, biblioteca, un centro del design
industriale e poi ancora sale per convegni, conferenze,
incontri.
Costruito negli anni dal 1971 al 1977 su progetto dagli
architetti Renzo Piano e Richard Rogers, il Beaubourg si impone
immediatamente all’attenzione per la sua massiccia struttura in
vetro e acciaio percorsa da una inestricabile rete di tubi di
diverso colore, ciascuno con una specifica funzione: blu per le
condutture dell’aria, giallo per quelle dell’elettricità, verde
per l’acqua, rosso per i percorsi riservati al pubblico. Assai
caratteristica è anche la facciata principale: completamente
ricoperta da una fitta selva di ponteggi, come per un edificio
ancora in costruzione, con scale mobili e ascensori in bella
vista, incapsulati in tunnel di vetro.
Proprio sul finire degli anni settanta, con singolare
tempestività, veniva progettato e realizzato a Montefiascone - a
cura dell’Amministrazione Provinciale di Viterbo - il nuovo
edificio in Via Aldo Moro 1, destinato ad ospitare l’Istituto
Tecnico Commerciale Statale “Carlo Alberto Dalla Chiesa”
(all’epoca senza ancora la sezione geometri), che con l'illustre
complesso parigino presenta più di un'affinità. Due nomi (la
Scuola e la via) strettamente legati alla storia e alla cronaca
di quegli anni: il 9 maggio 1978 il Presidente della Democrazia
Cristiana Aldo Moro era stato infatti trucidato dalle Brigate
Rosse; successivamente, il 3 settembre 1982, il generale dei
Carabinieri C.A. Dalla Chiesa veniva assassinato dalla mafia a
Palermo. A quest’ultimo, con delibera del Consiglio di Istituto
di poche settimane successiva, il 18 dicembre 1982 veniva
intitolato il nuovo edificio, ufficialmente inaugurato il 19
maggio 1983.
L'ingresso
dell'I.T.C.G. "C.A. Dalla Chiesa"
di Montefiascone
Il fronte principale
completamente vetrato
La rampa pedonale di
deflusso
tutta in cemento armato
Il passaggio
pedonale sospeso
collegato alla rampa
Visione d'insieme del
passaggio sospeso
a doppio livello e unica campata
Il corridoio del secondo
piano
Tubi, vetro e acciaio
Superato il cancello di ingresso, la scuola si staglia sullo
sfondo del grande piazzale adibito a parcheggio. Sulla destra la
vista è occlusa dall’enorme parallelepipedo della palestra, il
cui impatto risulta tuttavia alleggerito dalla lunga e ardita
pensilina sospesa che in un’unica campata a doppio camminamento
accavallato consente il deflusso degli studenti del primo e
secondo piano: questi, transitandovi, sembrano librarsi
nell’aria protetti da un’aerea gabbia d’acciaio. Una grandiosa
rampa in cemento armato con doppio livello e montanti consente
poi la discesa verso l’uscita e il transito dei disabili.
Al suo interno la scuola appare come un ampio e illimitato open
space, illuminato dalla luce che si diffonde dalle pareti
vetrate e dal tetto, costituito da un cupolino in trasparente
plexiglas. Colpisce l’intrigo apparentemente caotico dei tubi
chi ci sovrastano e si avviluppano: grandi, piccoli, enormi,
diritti, storti, ripiegati, distesi, a gomito, orizzontali,
verticali, a terra, a parete, sospesi, impiantati, lunghissimi,
corti, lisci, filettati… e soprattutto colorati. Predominano il
rosso, l’azzurro, il nero e l’argento, lucente o opaco. Il
codice dei colori è indice del fatto che il tubo convogli e
trasporti aria calda o fredda e quant’altro.
I due piani, raggiungibili anche per
mezzo di un ascensore che corre in una “guida” di cemento
armato, appaiono “a vista” già quando si entra nell’atrio.
Singolare l’effetto dei due corridoi sospesi e sovrapposti sui
quali si aprono le aule. Quest’ultime, inaspettatamente,
risultano assolutamente tradizionali: grandi, luminose e
spaziose. Salvo, forse, il fatto che in un versante
dell’edificio una parete delle aule è sostituita da una vetrata
oscurabile. Sull’altro versante dalle ampie finestre si gode un’
amena visione del lago di Bolsena. I piani sono collegati da
rampe di scale costituite da lastre di acciaio ripiegato e
ricoperto di plastica nera, il cui profilo lineare ed essenziale
conferisce all’insieme una straordinaria levità.
Viene da chiedersi: una tale struttura è anche funzionale per
l’uso cui è destinata? Certamente lo è, seppur richieda una
manutenzione attenta e costante. D’altronde il design
architettonico segue una sua evoluzione in cui funzionalità e
risparmio rappresentano alcune, ma non le sole, componenti.
Che
dire, ad esempio, del Guggenheim Museum di New York, grandioso
edificio pressoché privo di finestre o della Kaufmann house, la
casa sulla cascata, due delle più famose opere dell’architettura
contemporanea, entrambe dell’architetto americano Frank Lloyd
Wright?
Il primo, certamente, non si farà apprezzare per il
risparmio energetico; dalla seconda, inevitabilmente, si terrà
alla larga chi soffre di dolori reumatici.