Il Corpus Domini di Orvieto

 

di Giuseppe Moscatelli

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Lo ha detto l’arcivescovo di Praga al termine della sua omelia nella basilica del miracolo eucaristico di Bolsena: quelle di Orvieto e Bolsena sono le più belle processioni del Corpus Domini del mondo. Come non essere d’accordo? E soprattutto: come potrebbe essere altrimenti? Orvieto e Bolsena sono spiritualmente legate dalla solennità del S.S. Sacramento così come lo sono storicamente, essendo stata Bolsena (ovvero Volsinii Novi) fondata dai profughi di Velzna (l’antica Orvieto, ovvero Volsinii Veteres).

La festa del Corpus Domini, una delle più importanti della cristianità, fu infatti istituita nel 1264 da papa Urbano IV con la bolla “Transiturus de hoc mundo” in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena, splendidamente affrescato da Raffaello in una delle sue “stanze” in Vaticano. Il sacerdote boemo Pietro da Praga, sommerso dai dubbi sulla effettiva presenza di Cristo nell’eucarestia, vide sgorgare sangue dall’ostia che aveva consacrato, sangue che macchiò il corporale di lino e alcune pietre presso l’altare. Le reliquie furono allora portate al papa, che si trovava in Orvieto, e che istituì la solennità. In seguito fu costruito il magnifico Duomo, ove l’ostia consacrata e il corporale sono conservati in una apposita cappella (la cappella del corporale). A Bolsena sono rimaste le pietre macchiate di sangue, venerate nella cappella nuova del miracolo, collegata alla Basilica di Santa Cristina.

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Se Bolsena è famosa per le sue infiorate, tappeti figurati di fiori che ricoprono le strade percorse dalla processione dell’Ostia consacrata, Orvieto onora la solennità del corpo di Cristo con il suo celebrato Corteo Storico, in cui oltre quattrocento figuranti sfilano per le vie della città riproducendo il potere civile e la potenza militare dell’antica città e delle sue casate. Ecco quindi il Podestà con i suoi tamburini, valletti e scudieri; il Camerlengo, il Capitano del popolo e il Conestabile dei Cavalieri; le rappresentanze degli antichi quartieri Olmo, Serancia, Corsica e S. Maria della Stella con i nobili, i vessilliferi e gli sbandieratori; le corporazioni delle arti e dei mestieri, i rappresentanti delle terre assoggettate al comune e le milizie; le quadriglie di “alabarde” e “spiedi” e gli armigeri con “spadoni”; e poi ancora cavalieri, portatori di ceri votivi, insegne, ambasciatori...

Rilevante è il fatto che il corteo è rigorosamente al maschile, in quanto le donne sfilano il giorno precedente la festa nel “Corteo delle Dame”. I figuranti sono scelti con cura, indossano abiti sgargianti e partecipano intensamente al loro ruolo. Molto accurata è anche la messa in scena e in generale ogni particolare: dagli elmi, alle lance, ai vessilli e quanto altro.

Finita la celebrazione eucaristica nel Duomo, al corteo storico si aggiunge la processione vera e propria con i fedeli, i sacerdoti, i seminaristi e i diaconi; seguono i portatori dei grandi stendardi in cui è narrata la storia del miracolo; i rappresentanti di gruppi e associazioni con il loro vessillo e le autorità civili e militari. E naturalmente il sacerdote, ricoperto dai paramenti liturgici, che stringe nelle mani l’ostensorio in cui è contenuta l’Ostia consacrata, accompagnato dal suo seguito. La lunga processione percorre le strade della città, i cui edifici sono parati con i tradizionali drappi celebrativi, offrendosi alla venerazione dei fedeli. In processione viene anche portato il prezioso corporale e l’ostia del miracolo, protetti in un antico e prezioso reliquario.

Un’occasione da non perdere, quindi, per celebrare degnamente una tale solennità  e per conoscere e apprezzare una delle manifestazioni di fede e di cultura storica più rilevanti del nostro territorio.