Questo
suggestivo trasporto è anche soprannominato "Il Cristo che corre"
di Paola Panetti
La domenica di Pasqua si celebra a Tarquinia una delle più suggestive
processioni in onore del Cristo Risorto. Per le vie dell'illustre
cittadina etrusca viene trasportata a passo spedito, quasi di corsa e
tra due ali di folla, una pregiata statua del Cristo Risorto, custodita
nella chiesa di San Giuseppe.
La tradizione vuole
che la Statua del Signore Risorto fosse commissionata in Tarquinia
dalla Corporazione dei Falegnami; infatti, ancora oggi i portatori
della Macchina indossano un camice azzurro simile a quello che
vestivano per le cerimonie pasquali, coloro che facevano parte della
Corporazione dei Falegnami.
Si narra che i
Cornetani, ma questo fa parte della leggenda, per ricordare la
Risurrezione, avessero dato l’incarico ad uno scultore che stava
scontando una pena a vita, di scolpire nel legno un Cristo Risorto,
superiore in bellezza a quanti già ne esistevano. Racconta ancora la
leggenda, che per impedire all’artista di
fare, in seguito, una nuova Statua della Resurrezione, identica a
quella scolpita o anche più bella, venisse spietatamente accecato.
La statua del Cristo Risorto in processione per le
vie di Tarquinia
Lo "stendardino" di San Giuseppe
La Processione è aperta
dallo Stendardo o più propriamente detto “Bandiera di San
Giuseppe”, fatto nel 1903 dalle Monache Passioniste di Tarquinia e
restaurato poi nel 1935 da volenterose signore tarquiniesi. Viene
chiamato così ma è di dimensioni notevoli, è azzurro e porta
dipinta nella parte centrale l’immagine di San Giuseppe con il
Bambino in braccio.
I Portatori della Macchina del
Cristo
Nella processione, che si svolge a passo sostenuto e in alcuni
punti di corsa, tanto che viene indicata come la Processione del
“Cristo che corre”, grande importanza la rivestono i portatori. Il
loro lavoro è un insieme di precisione e di forza; è un compito
delicato che usualmente si tramanda di padre in figlio o
all’interno della parentela tanto che, poco alla volta si sono
formate quasi delle “dinastie” di portatori.
La responsabilità
di curare che tutto vada bene, che la Statua abbia una buona
andatura, a tempo con la musica, e che i sedici portatori abbiano
il passo giusto, ossia che “la corsa del Cristo” si svolga sempre
all’altezza della tradizione, è del campo macchina. Tutto e tutti
sono tesi verso un unico risultato: che “la corsa del Cristo” si
svolga nel migliore dei modi. E non è una cosa semplice portare la
macchina idi un peso totale si di circa 520 chili. E’ importante
quindi che il capo macchina sappia distribuire i vari posti ai
portatori, tenendo presente le loro caratteristiche e la loro
forza.
Un momento della
processione
Il francobollo
celebrativo emesso nel 1994 dalle Poste italiane
Lo stendardo di
San Giuseppe, particolare
I
Lampioni
La macchina del
Cristo Risorto è preceduta da sei lampioni che simboleggiano la
luce che circonda il Redentore nel momento della Risurrezione,
della sua vittoria sulla morte e sul peccato, una luce che illumina
il cammino di ogni uomo e che è speranza per tutta l’umanità.
Il capo
dei portatori
dei lampioni controlla che la loro luce sia più vicina possibile
alla Statua.
I Portatori dei Tronchi (Croci)
Una componente
originale di questa processione è quella dei portatori dei
Tronchi, ossia delle grandi Croci con ghirlanda che precedono la
Statua.
Si tratta di croci
il cui peso si aggira dai settantacinque ai novantacinque chili. Di
notevole altezza (la più grande raggiunte, tra la sua altezza e
quella del punto di appoggio da terra, circa 5 metri)il loro
trasporto richiede una notevole abilità e forza per non essere
sbilanciati durante il trasporto. E’ una dimostrazione di forza, di
abilità e di resistenza.
La presenza della
folla, che non sempre mantiene la dovuta distanza, rende più
difficile il lavoro dei portatori dei Tronchi specialmente nei
punti più delicati del percorso. Le Croci sono rese più
pesanti dalla ghirlanda o corona di alloro e fiori che viene messa
sui loro bracci a significare il rifiorire della vita dopo la
morte. Simbolo della Risurrezione di Cristo, offrono allo
spettatore un colpo d’occhio magnifico, infatti sembra veramente di
vedere una foresta coronata di fiori che ondeggia davanti alla
Statua del Risorto.
Nelle prime
edizioni della processione il Tronco era uno solo, quello che oggi
viene indicato come la “Prima Croce” o “Croce Maggiore” (un tronco
di castagno che quando è incoronato di fiori supera i novanta
chili); ad esso si aggiunsero poi altre due del peso leggermente
inferiore: una che presenta una decorazione con rami dorati in
rilievo e l’altra del colore più scuro e rivestita di sughero.
Attualmente le Croci sono nove poiché alle tre se ne sono aggiunte
quelle delle varie parrocchie tarquiniesi. Inutile dire che i
portatori delle Croci più antiche sono quelli che maggiormente
vengono seguiti, osservati, “giudicati” per il loro comportamento,
la loro resistenza, la loro forza e la loro abilità. Ogni “Croce”
ha tre portatori che si alternano lungo il percorso; ne coordina
l’andamento il capo dei portatori che segue attentamente lo
svolgersi dei cambi e dell’equilibrio delle Croci stesse.
In questi
“Tronchi”, coronati di alloro e fiori, c'è una simbologia ben
precisa: l’uomo che si carica del loro peso rappresenta l’umanità
tutta che accetta le croci della vita e non dispera perché al di
sopra di qualsiasi dura prova rifulge il messaggio della
Risurrezione, fonte di speranza e di certezza per tutti i credenti.
I "Tronchi"
Gli
sparatori
L'interno
della chiesa di San Giuseppe dove viene custodita la statua
del Cristo Risorto
Gli Sparatori
Forse la
caratteristica più unica di questa processione è la presenza
della squadra degli Sparatori che, con grande spavento dei
piccioni torraioli, scandisce con spari a salve il percorso
trionfale delle strade del centro storico.
L’abitudine
di accogliere con spari il momento in cui le campane tornano
a suonare dopo il silenzio dei giorni precedenti, è una
delle più antiche, infatti è già testimoniata in un
documento del 1622. Oggi “gli Sparatori” sono fieri di
proseguire questa antica tradizione che ad un occhio
superficiale potrebbe quasi sembrare un retaggio di un
qualche rito pagano, ma che i Tarquiniesi sentono come un
segno di gioia ed anche come ricordo dei tuoni, dei lampi e
degli altri sconvolgimenti avvenuti prima con la Morte e poi
con la Risurrezione di Cristo.
Gli
Sparatori, che oggi sparano cartucce (circa 2500) caricate a
coriandoli (mentre nel passato le cartucce erano caricate a
polvere nera), aprono la Processione
La folla
sente tutto ciò e con il suo entusiasmo, la sua fede ed i
suoi incitamenti contribuisce a rendere l’atmosfera della
manifestazione indimenticabile. Veder avanzare il Cristo su
questo mare di folla ondeggiante è uno spettacolo che non si
dimentica facilmente.