Evviva la Madonna del Monte!

L'omaggio poetico a Maria di Angelo Gianlorenzo, suo grande devoto


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di Giuseppe Moscatelli

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  Il 14 maggio per Marta è un giorno davvero speciale: la festa della Madonna del Monte, al di là di una pur solenne ricorrenza religiosa, è infatti scolpita nel cuore e, potremmo dire, nel DNA stesso di ogni martano, costituendo un legame che avvince in modo definitivo e indissolubile non solo le genti, ma la storia e il destino stesso di questa comunità.

  La "Barabbata", straordinaria manifestazione di fede e al tempo stesso estrinsecazione di un vincolo d'appartenenza, non può essere concettualmente delimitata alla stregua di pur consolidati canoni sociologici quali "tradizione" o "folclore", costituendo fertile banco di prova per studi etnografici e antropologici.
Di questa eccezionale processione laica, tanto meticolosa nella sua fase di preparazione quanto tumultuosa nel suo incedere, avremo senz'altro modo di occuparci. Ma oggi vogliamo parlare soltanto di lui: Angelo Gianlorenzo, classe 1930, pescatore. Anche per lui il 14 maggio è un giorno molto speciale.

  Angelo Gianlorenzo è il poeta popolare più noto e apprezzato di Marta: è lui che ha scritto e intonato quell' "Inno alla Madonna del Monte" che oggi accompagna la salita al Santuario dei pescatori, alternando e addolcendo le grida e invocazioni tradizionali: Viva la Madonna del Monte! Viva il Santissimo Sacramento! Viva Gesù e Maria!
In famiglia erano in dieci, e lui era il quinto di otto fratelli: il posto a tavola bisognava guadagnarselo, e così pure quello intorno al focolare.
Angelo ha fatto solo la prima elementare, ma, ci tiene a sottolineare, l'ha fatta per sei volte! Andava a scuola due o tre volte al mese, perché c'era da lavorare. E quando nella stagione estiva lui era un po’ più libero e quindi disponibile, guarda un po’, la scuola chiudeva!
Ha avuto una sola figlia, e se gli si chiede come mai, visto che proviene da una famiglia numerosa, lui risponde candidamente "nun l'ho voluta fà tribbolà", come a esorcizzare antiche povertà, pur in un'epoca di acquisito e generalizzato benessere.
Angelo, come San Francesco, riesce a comunicare con gli uccelli: aveva fatto amicizia con un piccione, erano inseparabili. Quando il piccione voleva entrare in casa per fargli compagnia o per farsi coccolare, batteva con il becco sul vetro della finestra. Quando il piccione è morto Angelo ha pianto.

  La sua ispirazione poetica non è antica, ma è esplosa così, quasi all'improvviso. Per la festa del 1994 un amico gli chiese: "perché nun scrivi 'na canzone… così la cantamo quanno sfilamo col carro!". "Proprio io?" rispose Gianlorenzo, "Va bè, mo' ce provo". Quel suo primo parto poetico non fu semplice, né scontato. Un'intera giornata passata a pensare senza che uscisse una sola parola: "Nun te fissà!" gli diceva sua moglie. Ci pensava anche la notte, ma niente. Poi la mattina, mentre zappava nell'orto, la canzone sgorgò all'improvviso, verso per verso, nota per nota.
Da allora Angelo ha scritto molte poesie. Ha cominciato a frequentare la biblioteca di Marta e ha anche imparato a scrivere col computer. Nel 2000 la biblioteca di Marta ha pubblicato il suo primo libro: "Poesie e Canzoni".

  Oggi Angelo ci ha offerto la sua ultima composizione, si tratta ancora di un omaggio alla sua Madonna del Monte. Questa poesia sarà affissa il giorno della festa nella bacheca del santuario. Noi vogliamo sottrarla alla precarietà degli eventi e affidarla alla memoria digitale dell'universo, ad internet. Questa è la prima poesia di Angelo Gianlorenzo su Internet.
 


   Pensando alla Tua Festa


Madonna che scendesti in questo monte
Portando un bel sorriso al paesello
Da sempre lo proteggi cordialmente
Guardando il lago che è grande gioiello.

Nella tua festa risuona la dolcezza
Che entra nel cuore al popolo martano;
Dal venticello mandi una carezza
Un gesto d'amore che porgi con la mano.

Il pescatore al porto è ritornato
Per affrettarsi a venire alla Passata
Portandoti il suo pesce prelibato
Che ha pescato durante la nottata.

Anche la campagna si vede un po’ deserta
Nel tuo giorno tanto acclamato
Casenghi, bifolchi e villani sono in festa
Con doni che per te han ricavato.

Non si sente né stanchezza né fatica
Mentre si passa cantando a Te di fronte;
Insieme a Dio allor ci benedici,
O dolce Madre Santissima del Monte.
 

Angelo Gianlorenzo


  

 

 

Alcuni momenti della "Barabbata"
 
 
 
 

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