La festa di S.Antonio
Il 17 gennaio si festeggia in tutta la Tuscia il santo protettore degli animali con l'accensione del fuoco rituale, la benedizione degli animali e sfilate dei cavallari.
A Piansano il santo percorre il paese su un carro e distribuisce doni ai bambini.


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di Giuseppe Moscatelli

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Il santo e il fuoco
 
 La festa di S. Antonio ha origini antichissime ed è celebrata con riti analoghi pressoché in tutta la Tuscia. E' opportuno precisare che non si tratta del Santo di Padova, pure veneratissimo dalle nostre parti - al punto che è difficile trovare una chiesa dove non vi sia una sua effigie- ma di S. Antonio Abate, il cui culto e la cui iconografia sono associate alla presenza di animali domestici e non, tanto da esserne considerato il protettore.
Il Santo, che molti credono di casa nostra, ha origini orientali: nacque infatti in Egitto intorno alla metà del III secolo e in quella terra trascorse tutta la sua vita, morendovi ultracentenario. Visse da eremita, dopo aver venduto tutti i propri beni, per dedicarsi completamente alla meditazione e all'ascesi, avendo per compagni solo gli animali che si accostavano alla sua grotta.
 
 

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La benedizione degli animali sul sagrato della chiesa
 

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Il corteo di S. Antonio è aperto dalla banda

 
 

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La partenza del corteo di S. Antonio
con a seguito i cavallari


 

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I cavallari iniziano a sfilare

 

  Di qui la diffusa iconografia che lo raffigura come un vecchio monaco dalla lunga barba grigia e con un bastone in mano, sovente con a fianco un maialino. Durante la sua vita eremitica, che durò circa un ventennio, sant'Antonio dovette sopportare le proverbiali tentazioni, che lo videro trionfare in un'aspra lotta contro il demonio, che lo tormentava con ogni genere di peccaminosa visione.
Tornato in mezzo alla gente, per seguire i numerosi discepoli che la sua fama di santità aveva attirato, visse con estrema semplicità e parchezza, dedicandosi all'umile lavoro della terra ma intervenendo fattivamente, all'occasione, in difesa della Chiesa e della fede.
Il suo culto, a partire dal medioevo, si diffuse rapidamente in occidente dove sant'Antonio divenne uno dei santi più rinomati, specie tra il popolo e nelle campagne. Veniva invocato per ottenere la guarigione contro quella particolare infezione della pelle, dovuta al contatto con le greggi, che ancor oggi viene comunemente chiamata "fuoco di sant'Antonio" (herpes zoster nel linguaggio scientifico).
A sua volta l'affezione deve il suo nome al grande fuoco rituale che in onore del Santo veniva acceso nelle campagne il giorno della sua festa, vale a dire il 17 gennaio. Questo uso è pervenuto fino a noi e ancor oggi nelle piazze dei nostri paesi la notte precedente la festa è illuminata dal grande "Fuoco di Sant'Antonio".


 

 Non è facile individuare il simbolismo insito nell'accensione del fuoco che viene alimentato per l'intera notte e per tutta la giornata successiva, con produzione di grandi braci. Certamente non è casuale il fatto che ciò avvenga nel pieno dell'inverno, nel periodo più freddo dell'anno: quasi una sfida, un'estrema resistenza dei poveri contadini indifesi, esposti alle soverchianti forze della natura. Taluni parlano anche di antiche ritualità inerenti la sottrazione del calore al sole per riscaldare la terra durante l'inverno.
Così pure non può considerarsi casuale che la festa di S. Antonio coincida con l'inizio "ufficiale" del carnevale, vale a dire il periodo tradizionalmente dedicato ai piaceri e agli eccessi. E' come se il fuoco della passione, della vitalità sfrenata, incendiasse i sensi e l'animo degli uomini, accompagnandoli nel periodo dei bagordi carnascialeschi. Di tutto questo non resterà che quel po’ di cenere che il giorno successivo alla fine del carnevale (appunto il mercoledi delle ceneri) il sacerdote spargerà sulla loro testa: in segno di umiltà, contrizione e pentimento e quale simbolo della caducità della natura umana. Il carnevale si apre con il fuoco e si chiude con la cenere: è un percorso che si compie, un ciclo che si chiude.
 

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Si sfila anche in carrozzella


 

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La lunga fila dei cavallari percorre le vie del paese


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