La "Luminata" di San Rocco a Capodimonte


 

Presentazione di Giacomo Mazzuoli



 

Particolare di "San Rocco e la Maddalena"
di Giovan Francesco Guerrieri (Fossombrone 1589 - Pesaro 1657)

  A Capodimonte si svolge, il 15 agosto, la tradizionale e suggestiva manifestazione chiamata la "Luminata" di S. Rocco. Una processione è partita come sempre dalla chiesa collegiata ed ha percorso il lungo cammino fino alla chiesa di S. Rocco, con una fiaccolata seguita da un bellissimo spettacolo di fuochi d'artificio che si sono riflessi sulle acque del lago, accompagnato dalla sfilata delle barche addobbate e illuminate. La manifestazione è seguita ogni anno da migliaia di persone ed è uno degli appuntamenti imperdibili dell’estate circumlacuale. La festa è in onore di San Rocco, il patrono di Capodimonte, uno dei santi taumaturghi più popolari in Occidente. Tutti lo invocavano tra il Medioevo e l’Ottocento in occasione dei timori e del rinnovarsi delle epidemie di peste.

  San Rocco è per questo anche uno dei santi occidentali più raffigurati. Lo rappresentarono ogni genere di artisti: tanto quelli semplici dell’arte popolare, quanto alcuni tra i più gettonati come Tintoretto, Michelangelo, Ludovico Carracci, Guido Reni, Botticelli. E tutti lo hanno dipinto o scolpito nello stesso modo, in un modo che serve a ricordare la sua storia, la storia di un pellegrino, con bastone, mantello, bisaccia, sandali, che va, nonostante una piaga sulla gamba, che cammina in compagnia di un cane, suo unico amico. Rocco non era italiano, ma francese. Nacque a Montpellier in una famiglia agiata della grande borghesia mercantile tra il 1345 ed il 1350. Secondo la tradizione, una volta morti i genitori e donate ai poveri tutte le sue ricchezze, lasciò la Francia e si mise in cammino verso l’Italia.
  Scelse l’Italia, dove infuriavano pestilenze e guerre, perché, percorrendo la via dei pellegrinaggi, la cosiddetta via Francigena, sperava di raggiungere meglio il suo scopo: quello di curare i pellegrini ammalati, di consolarli, ma soprattutto di alleviare le sofferenze degli appestati, di quei derelitti, cioè, che nessuno voleva, di quegli sventurati per i quali non c’erano speranze. Andando su e giù per l’Italia lavorò per anni in favore di questi malati ed operò anche guarigioni considerate miracolose. Ma a Piacenza, dove giunse nel luglio 1371, mentre assisteva gli ammalati di peste dell’Ospedale di Santa Maria di Betlemme, si ammalò egli stesso. Tormentato da un dolorosissimo bubbone all’inguine, non solo non trovò nessuno disposto a curarlo, ma addirittura si ritrovò cacciato dagli altri ammalati, stanchi dei suoi lamenti. Trascinatosi fino a Sarmato (a 17 km dalla città), Rocco si riparò in una grotta ad aspettare la morte. Fu un cane che lo salvò. La bestiola, accortasi della sua presenza e della sua sofferenza, gli portò ogni giorno un pezzo di pane, fino alla sua guarigione. San Rocco una volta guarito, non tornò in Francia, ma riprese la sua attività a favore degli appestati per la quale ancora oggi è ricordato. Ed il suo cane lo seguì. Un cane ha tanto amore da dare e c’è sempre qualcuno che ne ha bisogno: persino un santo. Senz’altro lo hanno capito negli ospizi bolognesi dove ogni ospite che lo desidera può adottare un cane abbandonato.