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Il
Bagnaccio di Viterbo |
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di Giacomo
Mazzuoli |
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| Percorrendo la SP Verentana verso Marta, poco
dopo avere lasciato la consolare Cassia, sono ben visibili,
nella campagna circostante abbruttita da un moderno
elettrodotto, due imponenti rovine di fabbricati di epoca
romana. A sinistra c'è la stradina bianca che conduce alle
famose vasche del Bagnaccio, una delle aree termali libere di
Viterbo, molto frequentate in ogni stagione. L'origine del
complesso è da far risalire con molta probabilità al periodo
etrusco ma il massimo sviluppo si ebbe in età romana.
Durante il
Medioevo e il Rinascimento il complesso fu senz'altro
riutilizzato e frequentato da nobili, artisti e papi.
Lo stesso Michelangelo Buonarroti, frequentatore
dei bagni viterbesi durante i suoi lunghissimi soggiorni romani,
ne redasse due disegni ricostruttivi conservati in
copia fotografica nel Museo Civico di Viterbo. I resti dei due
complessi termali di età romana sono denominate Lettighetta e
Bacucco. Sia pur abbandonati a se stessi nel mezzo della
campagna e privi di aree di rispetto, i monumenti sono ancora in
discrete condizioni e meriterebbero una valorizzazione e una
manutenzione che mancano da sempre. Non esiste infatti una
pannellistica che stimoli il viaggiatore ad approfondire
le sue curiosità e i rovi e gli alberi stanno invadendo
indisturbati le antiche strutture. |
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