Bolsena

Parte prima, dalle origini geologiche del lago all'era villanoviana
 

Bolsena

Prima parte: Dalle origini all'età villanoviana
Seconda parte: Etruschi e Romani
Terza parte: il medioevo
Quarta parte: La basilica di Santa Cristina
Quinta parte: I misteri di Santa Cristina
Sesta parte: il Corpus Domini
Settima parte: il Museo
Ottava parte: dal Medioevo ai giorni nostri (I)
 

di Giacomo Mazzuoli 

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Bolsena è la città che dà il nome al Lago vulcanico più grande d’Europa e si trova adagiata sulle sue rive nord orientali, al centro del complesso dei Monti Volsini. Fu probabilmente l’erede della Velzna etrusca (Orvieto) e divenne poi la Volsinii romana, ma già in epoca preistorica fu abitata da comunità che trovarono sulle rive del lago l’ambiente ideale per prosperare. Bolsena è anche la città del Miracolo Eucaristico avvenuto nel 1263 allorchè un prete boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a dir messa ed al momento dell'Eucarestia, nello spezzare l'ostia consacrata, fu pervaso dal dubbio che essa contenesse veramente il corpo di Cristo. In quel momento dall'ostia uscirono alcune gocce di sangue che macchiarono il corporale (attualmente conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell'altare tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina in Bolsena. Ogni anno, nella ricorrenza del Corpus Domini, una solenne processione ricorda il miracolo ed una caratteristica e bellissima infiorata viene stesa sul suo percorso di circa tre chilometri. Il monumento più importante e ricco di Bolsena è la Basilica di Santa Cristina sorta sulle rovine di un preesistente tempio pagano e che si presenta come un complesso edificio formato da tre distinti nuclei sviluppatisi nel corso dei secoli intorno alla primitiva area catacombale sulla tomba di S. Cristina, patrona della città. Cristina è la Santa “bambina” che visse nell’era dell’Imperatore Diocleziano, persecutore dei Cristiani, e scelse a soli dodici anni la via del martirio. Ogni anno, il 23 ed il 24 luglio si svolge a Bolsena una celebrazione in costume dei cosiddetti “misteri” di Santa Cristina, la rappresentazione della sua vita e del suo supplizio.
 


Veduta del centro storico di Bolsena con la Rocca Monaldeschi

Formazione della caldera del lago di Bolsena. E’ il momento in cui tutto il materiale eruttato in migliaia di anni sprofonda sotto il suo peso nel sottosuolo che nel frattempo si è svuotato.

Il lago di Bolsena durante l’età del bronzo. Il livello delle acque era più basso di una decina di metri rispetto ad oggi e questo ha permesso la conservazione di alcuni insediamenti ricoperti dalle acque. Da notare che allora era possibile andare a piedi da Capodimonte all’Isola Martana per quel tratto che fu poi battezzato “Strada di Amalasunta”.


Le cosiddette “Pietre Lanciate” poste su una collina che si trovava al bordo di un   cratere vulcanico. La caratteristica forma è dovuta alla contrazione della colata lavica in seguito al raffreddamento


Ricostruzione di un villaggio Villanoviano

LA NASCITA DI UN LAGO. Tutto cominciò circa 600.000 anni fa, l’uomo non era ancora di questo mondo, e la Terra da queste parti era piuttosto irrequieta, soprattutto in profondità, dove il magma incandescente ad oltre 1000 gradi premeva per venire in superficie. Fu così che si formarono numerosi vulcani dotati di una violenta attività esplosiva con lancio di materiali che solidificando hanno dato luogo al tufo ed alle cosiddette ignimbriti (nenfro e peperino), rocce molto diffuse da queste parti. Si è formato così il complesso vulcanico dei Monti Vulsini che abbraccia un’area di circa 2.200 Km quadrati. A forza di emettere lapilli e lava il sottosuolo finì con lo svuotarsi ed il peso in superficie divenne talmente elevato che circa 320.000 anni fa avvenne uno sprofondamento del terreno e si formò la grande conca (caldera) che poi si riempì d’acqua e divenne l’attuale Lago di Bolsena.  Circa 132.000 anni fa, quando il lago era riempito, avvennero altre eruzioni subacquee che portarono alla formazione delle Isole Martana e Bisentina e di altri coni vulcanici rimasti sommersi. Un’interessante testimonianza della passata attività vulcanica sono le cosiddette “pietre lanciate”, una curiosa formazione visibile a poca distanza dal centro abitato sulla SS Cassia verso Montefiascone. Si tratta di grandi prismi di roccia che sporgono da una collina che era  posta al bordo di un cratere.

STORIA E PREISTORIA. Le tracce più antiche di frequentazione umana del territorio lacuale, risalgono al Paleolitico Medio (100.000 - 35.000 anni fa) ma si tratta di ritrovamenti rari, oggi non facilmente localizzabili sul terreno. A partire dal Neolitico (8.000-5.000 anni fa) cominciano a trovarsi tracce di villaggi stabili dove comincia a farsi uso della ceramica e  del telaio per tessere, ma si tratta ancora di presenze difficilmente reperibili. Con l'età del Bronzo (II millennio a.C.) ed il relativo notevole progresso tecnologico (fusione e lavorazione del bronzo, lavorazione agricola con l'aratro) e civile con i rituali di fertilità e culti funerari, i villaggi stabili occupano tutto il territorio lacuale che, in questa epoca era molto più esteso poiché il livello del lago era più basso di circa 10 metri. Il successivo innalzamento del livello delle acque ha permesso la conservazione di quegli insediamenti che sono visibili sott'acqua in località M. Senano, Fossetta, Ragnatoro e Gran Carro: sempre sott'acqua, nei pressi di Capodimonte, sono state ritrovate due piroghe che testimoniano di una probabile attività di pesca già nel XIII-XI secolo a.C.

L'ERA VILLANOVIANA. Tra il IX ed l’VIII secolo a.C. si sviluppa in Etruria ed in alcune zone dell’Emilia e della Romagna la cosiddetta età Villanoviana che è documentata in tutti i centri su cui sorgeranno più tardi le città etrusche di età storica. La popolazione era organizzata in villaggi di capanne posti in luoghi difesi naturalmente ma anche adatti all’agricoltura. Il culto dell’aldilà diventava importante ed i morti venivano seppelliti in necropoli che erano caratterizzate dalle tombe a pozzo ed a fossa, scavate nel terreno e nella roccia. Entro il pozzetto veniva posta l’urna di impasto talvolta di bronzo, nella tipica forma biconica, o più raramente a capanna, che conteneva le ceneri del defunto. Insieme all’urna veniva deposta la suppellettile vascolare e di metallo (vasi, armi, oggetti di ornamento). In questo periodo si assiste ad un consistente aumento della popolazione nel bacino lacuale e sorgono vari centri abitati alcuni dei quali diverranno di notevole importanza. Sulla costa occidentale, il modesto insediamento nato su Monte Bisenzio nella tarda età del Bronzo si sviluppa fino al VII sec. a.C., raggiungendo una superficie di circa 25 ettari e dominando tutto il territorio ad occidente del lago.Nei fondali antistanti è stata scoperta a profondità di 13 m, una piroga monoxila (realizzata da un unico tronco d’albero) lunga 9,70 m datata con il Radiocarbonio all'età del Bronzo, e ne è stata lasciata in sito un’altra protetta da uno scudo d'acciaio del peso di 1.430 Kg . Intorno all'abitato è stata scavata una estesa area di necropoli, (Olmo Bello, Le Bucacce) con tombe a pozzetto e cassone, e poi a camera, molto note per la ricchezza dei corredi funerari.



 

Ritornando nei pressi di Bolsena, e sempre riferendoci alla cultura  Villanoviana, documentiamo della scoperta, nel 1959, di uno dei più significativi insediamenti abitativi del periodo pre-etrusco, oggi sommerso dalle acque, il Gran Carro. Il sito si trova a metà della costa orientale del lago di Bolsena, al centro di un'ampia insenatura circondata da un arco di colline boscose che la proteggono dai venti dominanti. Nella fase iniziale della prima età del Ferro (IX secolo a.C.), il livello delle acque del lago era ancora basso ed all'interno di questa insenatura si estendeva una vasta pianura. I resti dell'abitato  si trovano nel mezzo di questa vasta area pianeggiante, fertilissima per la immediata prossimità del lago, con una superficie di circa 77 ettari.  In seguito all'innalzamento del livello delle acque, il primitivo insediamento costituito da capanne, a poca distanza dalla riva, fu spostato su palafitte ed infine abbandonato definitivamente. In recenti campagne di scavi subacquei, che hanno peraltro interessato solo una piccola parte dell’area archeologica, sono stati portati alla luce circa 4.000 reperti che, oltre al corredo ceramico domestico di impasto nerastro più o meno lucidato ed ornato con motivi geometrici, graffiti o impressi, consistente in ziri, biconici, olle, scodelle e tazze, fornelli, lucerne, macine familiari per granaglie, comprende anche interessanti oggetti relativi a varie attività artigianali come ami in bronzo per la pesca, asce, scalpelli e sgorbie per la lavorazione del legno, fuseruole e rocchetti per la filatura della lana o della canapa, bollitoi e filtri per la lavorazione del latte, pesi per la tessitura al telaio, forme di fusione e crogioli per la metallurgia del bronzo. Il rilevamento topografico della disposizione delle palafitte ha permesso di accertare che, dopo una prima fase di capanne costruite sulla terraferma, innalzandosi il livello del lago (fine del IX sec. a.C.) gli abitanti furono costretti a salire su un impalcato di pali disposti secondo allineamenti paralleli (palafitte) distanti fra di loro circa 3 metri  e trasferirsi poi in un altro sito. Le palafitte fino ad oggi rilevate sono ben 456, pari a circa 6 pali per metro quadrato.


 


Vaso bronzeo da Bisenzio con danza armata intorno a un animale totemico seconda metà dell'VIII secolo a.C. Roma, Museo di Villa Giulia


Madonna in trono adorata da un committente di Francesco d'Antonio detto il Balletta


Veduta dall'alto di Monte Bisenzio

 
 

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