Bolsena

Parte seconda, Etruschi e Romani
 

Bolsena

Prima parte: Dalle origini all'età villanoviana
Seconda parte: Etruschi e Romani
Terza parte: il medioevo
Quarta parte: La basilica di Santa Cristina
Quinta parte: I misteri di Santa Cristina
Sesta parte: il Corpus Domini
Settima parte: il Museo
Ottava parte: dal Medioevo ai giorni nostri (I)
 

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di Giacomo Mazzuoli

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IL PERIODO ETRUSCO. Nel passaggio dalla civiltà villanoviana a quella etrusca avviene la graduale formazione dei centri urbani. Al sorgere della civiltà etrusca, sulle sponde meridionali del lago, andò affermandosi il centro di Vesentum (Bisenzio) di cui restano numerose ed importanti testimonianze archeologiche. Questo centro, probabilmente dipendente da Vulci, vantava un dominio incontrastato sul comprensorio lacuale. Intorno al VII sec. a.C., si espande il dominio della città di Velzna, l’attuale Orvieto.  Velzna divenne una delle più importanti città-stato dell’Etruria e svolse un ruolo di primo piano contro l’espansionismo romano, specie tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C., fino alla disfatta finale del 280 a.C. in cui il console romano Tiberio Coruncario trionfò sui Volsiniesi ed i Vulcenti. La città fu rasa al suolo e gli abitanti furono deportati presso il lago di Bolsena, proprio sulle alture degradanti che ne sovrastano l’attuale abitato, a fondare la nuova Velzna che, nonostante fosse sottomessa a Roma, mantenne la sua originaria fisionomia etrusca e solo nel corso del I secolo a.C., diventata ormai municipio, andò gradualmente mutandosi in una città vera e propria e divenne così la Volsinii romana.      IL PERIODO ROMANO. Il primo insediamento romano dovette essere modesto ed acquistò una certa importanza solo quando, tra il 170 ed il 150 a.C., fu aperta la via Cassia che metteva in collegamento Roma con l'Italia centro-settentrionale attraversando per l'appunto Volsinii. Dal I sec. a.C. al III sec. d.C. Volsinii conobbe un periodo di grande sviluppo economico e culturale. Fu così che la città divenne luogo di residenza e di villeggiatura per le famiglie che ricoprivano importanti cariche amministrative. Gran parte della città romana è stata riportata alla luce dagli scavi dell’Ecole Française di Roma effettuati a partire dal 1962, ed è in parte visitabile. L'ingresso dell'area archeologica è situato a cento metri circa dalla Rocca Monaldeschi della Cervara, che ospita il Museo Territoriale. Appena al di là dell'ingresso, sono visibili alcuni ambienti pertinenti alle terme. Proseguendo il percorso si giunge al foro di epoca flavia, delimitato da due strade parallele sui lati est e ovest, e da una basilica trasformata poi in chiesa cristiana.  Oltrepassato il foro, girando a destra, si arriva di fronte a tre ambienti, riconosciuti come botteghe. Si raggiunge quindi una domus, con due vani ancora affrescati; di seguito si possono osservare i resti di un’altra "domus con “atrium", caratterizzata dalla presenza di un ninfeo e di pavimenti con mosaici. La cinta muraria della città, in opus quadratum, si estendeva per oltre quattro chilometri cingendo un gruppo di quattro colli. I blocchi delle mura presentano, a volte, lettere etrusche o simboli incisi interpretabili come segni di cava o di posa. Sinora è stato possibile identificare solo due dei vari ingressi indicati dai tracciati stradali: uno nella parte bassa, in corrispondenza di una depressione naturale del terreno, e l'altro sul versante occidentale della città in relazione ad un ponte scavato nel tufo lungo il corso medio-basso del fosso della Cavallaccia.


 


Resti di capitello nell'area archeologica di Poggio Moscini

 

L’area del Foro come appariva alla fine dell’800. Da G.Dennis, Città e Necropoli dell’Etruria, Nuova Immagine Editrice

L'area del foro come si presenta oggi

Resti della Cisterna, profonda 14 metri e con una capacità di circa 2300 metri cubi di acqua necessaria ad alimentare le terme e parte degli edifici dell’area del Foro.


Planimetria dell’area archeologica di Poggio Moscini. L’ingresso si trova ad un centinaio di metri dalla Rocca Monaldeschi sulla strada per Orvieto.


Il ninfeo (o viridarium) composto di un cortile allungato (m.13,30 x 4,40), chiuso da alte pareti nelle quali erano state ricavate dieci nicchie

In località Mercatello, lungo la via orvietana, ci sono i resti monumentali dell'anfiteatro romano. Monumento di grandissimo rilievo tra quanti sono giunti fino a noi della antica Volsinii, esso ha suscitato sempre vivo interesse tra gli studiosi che si sono occupati delle antichità volsiniesi negli ultimi due secoli. L'anfiteatro doveva presentarsi all'esterno come un insieme di opera laterizia ad opera quadrata di blocchi di pietra vulcanica, sviluppandosi su almeno due livelli di arcate. Il grosso vano di accesso alla arena, da nord-ovest, doveva essere coperto da volta a botte e presentare sulle facciate, interna ed esterna, un poderoso arco, conci del sono stati raccolti presso il monumento. A seguito della sistematica opera di spoliazione del monumento avvenuta nel corso dei secoli, l’anfiteatro è andato sempre più distruggendosi abbandonato alla forza degli agenti atmosferici, là dove l'uomo aveva ormai cessato di intervenire. La cavea è così crollata sulle sottostanti gallerie che sotto il cumulo delle macerie hanno conservato le pareti. Oggi molto di ciò che era stato portato alla luce è coperto dalla vegetazione, l’area dell’anfiteatro è al limite della visitabilità e mancano persino dei cartelli indicatori della zona.                                                     L'AREA ARCHEOLOGICA DI POGGIO MOSCINI. L’area, i cui resti attualmente visibili riguardano l’antica città romana di Volsinii, è posta su un pianoro che domina, con una vista mozzafiato, il Lago di Bolsena. Il merito di aver portato alla luce gran parte delle vestigia dell’antica città spetta all’École Française di Roma che ha compiuto numerose campagne di scavo a partire dal 1962. Nei pressi dell’entrata  sono visibili sulla destra i resti delle antiche Terme, costruite sopra un vecchio edificio privato e intitolate a Seio Strabone, prefetto d’Egitto, che le ebbe in dono, come risulta da un’iscrizione rinvenuta in loco, dalla moglie e dalla madre. Oltrepassato un piccolo ponte si incontra l’imponente struttura della Cisterna, profonda 14 metri e con una capacità di circa 2300 metri cubi di acqua necessaria ad alimentare le terme e parte degli edifici dell'area del Foro. Il Foro era il cuore della vita commerciale, politica e giudiziaria delle città romane. Quello di Volsinii, interamente lastricato e solo in parte riportato alla luce, misura 57 metri di larghezza ed è delimitato a nord ed a sud dai decumani, le strade principali della città. Adiacente al Foro era la Basilica, di cui sono conservate le fondazioni  delle mura perimetrali e gli impianti dei colonnati interni. Era un edificio di notevoli dimensioni (25,7 x 57 metri) ed in epoca romana serviva per l’amministrazione della giustizia e del commercio. In età cristiana fu trasformata in luogo di culto, lo testimonia l’abside, visibile nelle fondamenta, che fu costruita invadendo la strada principale. Dall’area abitativa, quella delle “domus” si accedeva al foro per una via tecta , cioè una via in pendio sotto una volta, che sboccava sulla piazza con una scalinata. La struttura, nonostante la volta sia in parte crollata, è ancora ben conservata. Nell’area della città destinata alle abitazioni civili si trovano, in stato di buona conservazione, due grandi e lussuose “domus” romane, quella del ninfeo e la casa delle pitture. La domus del ninfeo ha subito numerose trasformazioni nel corso del tempo e da una modesta dimora quale doveva essere nel III secolo a.C., in epoca augustea divenne una abitazione assai più gradevole con un triclinium (sala da pranzo) in pavimento di lastre di marmo con cerchi, quadrati e losanghe (opus sectile) ed un vasto salone  pavimentato con lastre di marmo bordato da una fascia a mosaico. La sala da pranzo ed il salone erano in comunicazione con un ninfeo (o viridarium) composto di un cortile allungato (m.13,30 x 4,40), chiuso da alte pareti nelle quali erano state ricavate dieci nicchie. Al livello dell'imposta delle arcate, canalizzazioni di piombo ornate in facciata da maschere di leoni in terracotta, versavano getti d'acqua in una vasca circolare. Risale al III secolo a.C. anche la cosiddetta domus delle pitture ricca di pareti affrescate. Sotto l'atrio della domus delle pitture sono situate due sale sotterranee  che sono state scavate nel tufo alla fine del III secolo a.C., anteriormente alla costruzione della domus. Le due sale erano collegate da una rete intricata di corridoi sotterranei tra cui una lunga galleria di drenaggio anteriore all'urbanizzazione della zona. Il ritrovamento di frammenti di un trono di Bacco in terracotta, custodito nel museo presso la rocca Monaldeschi, fa credere che  questi ambienti sotterranei dovettero essere luogo di un culto di Bacco nei modi che furono condannati dallo stato romano con il senatoconsulto del 186 a.C.

       



 

L'ANFITEATRO. In località Mercatello, lungo la via orvietana, ci sono i resti del monumentale anfiteatro romano. Il sito non è facile da individuare a causa dell’assoluta mancanza di indicazioni e l’unico riferimento è un vecchio cancello di ferro distante qualche centinaio di metri dall’ingresso dell’area archeologica. Monumento di grandissimo rilievo tra quanti sono giunti fino a noi della antica Volsinii, esso ha suscitato sempre vivo interesse tra gli studiosi che si sono occupati delle antichità volsiniesi negli ultimi due secoli. Purtroppo oggi è rimasto ben poco dell’antico splendore, la struttura doveva presentarsi all'esterno come un insieme di opera laterizia ad opera quadrata di blocchi di pietra vulcanica, sviluppandosi su almeno due livelli di arcate. Il grosso vano di accesso alla arena, da nord-ovest, doveva essere coperto da volta a botte e presentare sulle facciate, interna ed esterna, un poderoso arco, conci del quale sono stati raccolti presso il monumento.                                                                                                     LE MURA. La cinta muraria della città, in opus quadratum, si estendeva per oltre quattro chilometri cingendo un gruppo di quattro colli. I blocchi delle mura, spessi un paio di metri, presentano, a volte, lettere etrusche o simboli incisi interpretabili come segni di cava o di posa. Il tratto meglio conservato e facilmente visibile è quello rappresentato nella foto ed è sito sulla via orvietana nei pressi della Rocca Monaldeschi.

                                                                                                                                        


 

Resti dell’anfiteatro romano sito in località Mercatello

Pavimento del salone con lastre di marmo bordato da una fascia a mosaico.


Le  pareti di una delle “domus” affrescate


Tratto delle mura dell’antica città presso la rocca Monaldeschi

 
 

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