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Bolsena
Parte seconda, Etruschi e
Romani
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di Giacomo
Mazzuoli |
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IL PERIODO ETRUSCO. Nel passaggio dalla civiltà
villanoviana a quella etrusca avviene la graduale formazione dei
centri urbani. Al sorgere della civiltà etrusca, sulle sponde
meridionali del lago, andò affermandosi il centro di
Vesentum (Bisenzio) di cui restano numerose ed
importanti testimonianze archeologiche. Questo centro,
probabilmente dipendente da Vulci, vantava un
dominio incontrastato sul comprensorio lacuale. Intorno al VII
sec. a.C., si espande il dominio della città di Velzna,
l’attuale Orvieto. Velzna divenne una delle più
importanti città-stato dell’Etruria e svolse un ruolo di primo
piano contro l’espansionismo romano, specie tra la fine del IV e
l’inizio del III secolo a.C., fino alla disfatta finale del 280
a.C. in cui il console romano Tiberio Coruncario trionfò sui
Volsiniesi ed i Vulcenti. La città fu rasa al suolo e gli
abitanti furono deportati presso il lago di Bolsena, proprio
sulle alture degradanti che ne sovrastano l’attuale abitato, a
fondare la nuova Velzna che, nonostante fosse sottomessa a Roma,
mantenne la sua originaria fisionomia etrusca e solo nel corso
del I secolo a.C., diventata ormai municipio, andò gradualmente
mutandosi in una città vera e propria e divenne così la
Volsinii romana. IL
PERIODO ROMANO. Il primo insediamento romano
dovette essere modesto ed acquistò una certa importanza solo
quando, tra il 170 ed il 150 a.C., fu aperta la via Cassia
che metteva in collegamento Roma con l'Italia
centro-settentrionale attraversando per l'appunto Volsinii. Dal
I sec. a.C. al III sec. d.C. Volsinii conobbe un periodo di
grande sviluppo economico e culturale. Fu così che la città
divenne luogo di residenza e di villeggiatura per le famiglie
che ricoprivano importanti cariche amministrative. Gran
parte della città romana è stata riportata alla luce dagli scavi
dell’Ecole Française di Roma effettuati a partire dal 1962, ed è
in parte visitabile. L'ingresso dell'area archeologica è situato
a cento metri circa dalla Rocca Monaldeschi della Cervara, che
ospita il Museo Territoriale. Appena al di là dell'ingresso,
sono visibili alcuni ambienti pertinenti alle terme. Proseguendo
il percorso si giunge al foro di epoca flavia, delimitato da due
strade parallele sui lati est e ovest, e da una basilica
trasformata poi in chiesa cristiana. Oltrepassato il foro,
girando a destra, si arriva di fronte a tre ambienti,
riconosciuti come botteghe. Si raggiunge quindi una domus,
con due vani ancora affrescati; di seguito si possono osservare
i resti di un’altra "domus con “atrium",
caratterizzata dalla presenza di un ninfeo e di pavimenti con
mosaici. La cinta muraria della città, in opus quadratum,
si estendeva per oltre quattro chilometri cingendo un gruppo di
quattro colli. I blocchi delle mura presentano, a volte, lettere
etrusche o simboli incisi interpretabili come segni di cava o di
posa. Sinora è stato possibile identificare solo due dei vari
ingressi indicati dai tracciati stradali: uno nella parte bassa,
in corrispondenza di una depressione naturale del terreno, e
l'altro sul versante occidentale della città in relazione ad un
ponte scavato nel tufo lungo il corso medio-basso del fosso
della Cavallaccia.
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Resti di capitello nell'area
archeologica di Poggio Moscini

L’area del Foro come appariva
alla fine dell’800. Da G.Dennis, Città e Necropoli dell’Etruria,
Nuova Immagine Editrice |
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L'area del foro come si
presenta oggi |

Resti della
Cisterna, profonda 14 metri e con una capacità di circa 2300
metri cubi di acqua necessaria ad alimentare le terme e
parte degli edifici dell’area del Foro. |
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Planimetria dell’area
archeologica di Poggio Moscini. L’ingresso si trova ad un
centinaio di metri dalla Rocca Monaldeschi sulla strada per
Orvieto. |
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Il ninfeo (o viridarium)
composto di un cortile allungato (m.13,30 x 4,40), chiuso da
alte pareti nelle quali erano state ricavate dieci nicchie |
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In località
Mercatello, lungo la via orvietana, ci sono i resti monumentali
dell'anfiteatro romano. Monumento di grandissimo rilievo tra quanti
sono giunti fino a noi della antica Volsinii, esso ha suscitato
sempre vivo interesse tra gli studiosi che si sono occupati delle
antichità volsiniesi negli ultimi due secoli. L'anfiteatro doveva
presentarsi all'esterno come un insieme di opera laterizia ad opera
quadrata di blocchi di pietra vulcanica, sviluppandosi su almeno
due livelli di arcate. Il grosso vano di accesso alla arena, da
nord-ovest, doveva essere coperto da volta a botte e presentare
sulle facciate, interna ed esterna, un poderoso arco, conci del
sono stati raccolti presso il monumento. A seguito della
sistematica opera di spoliazione del monumento avvenuta nel corso
dei secoli, l’anfiteatro è andato sempre più distruggendosi
abbandonato alla forza degli agenti atmosferici, là dove l'uomo
aveva ormai cessato di intervenire. La cavea è così
crollata sulle sottostanti gallerie che sotto
il cumulo delle macerie hanno conservato le pareti. Oggi molto di
ciò che era stato portato alla luce è coperto dalla vegetazione,
l’area dell’anfiteatro è al limite della visitabilità e mancano
persino dei cartelli indicatori della zona.
L'AREA ARCHEOLOGICA DI POGGIO MOSCINI. L’area, i cui
resti attualmente visibili riguardano l’antica città romana di
Volsinii, è posta su un pianoro che domina, con una vista
mozzafiato, il Lago di Bolsena.
Il merito di aver portato alla luce gran parte delle
vestigia dell’antica città spetta all’École Française di Roma che
ha compiuto numerose campagne di scavo a partire dal 1962. Nei
pressi dell’entrata sono visibili sulla destra i resti delle
antiche Terme, costruite sopra un vecchio edificio privato e
intitolate a Seio Strabone, prefetto d’Egitto, che le ebbe in dono,
come risulta da un’iscrizione rinvenuta in loco, dalla moglie e
dalla madre. Oltrepassato un piccolo ponte si incontra l’imponente
struttura della Cisterna, profonda 14 metri e con una
capacità di circa 2300 metri cubi di acqua necessaria ad alimentare
le terme e parte degli edifici dell'area del Foro.
Il Foro era il cuore
della vita commerciale, politica e giudiziaria delle città romane.
Quello di Volsinii, interamente lastricato e solo in parte
riportato alla luce, misura 57 metri di larghezza ed è delimitato a
nord ed a sud dai decumani, le strade principali della città.
Adiacente al Foro era la Basilica, di cui
sono conservate le fondazioni delle mura perimetrali e gli
impianti dei colonnati interni. Era un edificio di notevoli
dimensioni (25,7 x 57 metri) ed in epoca romana serviva per
l’amministrazione della giustizia e del commercio. In età cristiana
fu trasformata in luogo di culto, lo testimonia l’abside, visibile
nelle fondamenta, che fu costruita invadendo la strada principale.
Dall’area abitativa, quella delle “domus” si accedeva al
foro per una via tecta , cioè una via in pendio sotto una volta,
che sboccava sulla piazza con una scalinata.
La struttura, nonostante la volta sia in
parte crollata, è ancora ben conservata. Nell’area della
città destinata alle abitazioni civili si trovano, in stato di
buona conservazione, due grandi e lussuose “domus” romane, quella
del ninfeo e la casa delle pitture. La domus
del ninfeo ha subito numerose trasformazioni nel corso del
tempo e da una modesta dimora quale doveva essere nel III secolo
a.C., in epoca augustea divenne una abitazione assai più gradevole
con un triclinium (sala da pranzo) in pavimento di lastre di
marmo con cerchi, quadrati e losanghe (opus sectile) ed un
vasto salone pavimentato con lastre di marmo bordato da una fascia
a mosaico.
La sala da pranzo ed il salone erano in
comunicazione con un ninfeo (o viridarium) composto di un
cortile allungato (m.13,30 x 4,40), chiuso da alte pareti nelle
quali erano state ricavate dieci nicchie. Al livello dell'imposta
delle arcate, canalizzazioni di piombo ornate in facciata da
maschere di leoni in terracotta, versavano getti d'acqua in una
vasca circolare. Risale al III secolo a.C. anche la cosiddetta
domus delle pitture ricca di pareti affrescate. Sotto
l'atrio della domus delle pitture sono situate due sale
sotterranee che sono state scavate nel tufo alla fine del III
secolo a.C., anteriormente alla costruzione della
domus.
Le due
sale erano collegate da una rete intricata di corridoi sotterranei
tra cui una lunga galleria di drenaggio anteriore
all'urbanizzazione della zona. Il ritrovamento di frammenti di un
trono di Bacco in terracotta, custodito nel museo presso la rocca
Monaldeschi, fa credere che questi ambienti sotterranei dovettero
essere luogo di un culto di Bacco nei modi che furono
condannati dallo stato romano con il senatoconsulto del 186 a.C.
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L'ANFITEATRO. In
località Mercatello, lungo la via orvietana, ci sono i resti
del monumentale anfiteatro romano. Il sito non è facile da
individuare a causa dell’assoluta mancanza di indicazioni e
l’unico riferimento è un vecchio cancello di ferro distante
qualche centinaio di metri dall’ingresso dell’area
archeologica. Monumento di grandissimo rilievo tra quanti
sono giunti fino a noi della antica Volsinii, esso ha
suscitato sempre vivo interesse tra gli studiosi che si sono
occupati delle antichità volsiniesi negli ultimi due secoli.
Purtroppo oggi è rimasto ben poco dell’antico splendore, la
struttura doveva presentarsi all'esterno come un insieme di
opera laterizia ad opera quadrata di blocchi di pietra
vulcanica, sviluppandosi su almeno due livelli di arcate. Il
grosso vano di accesso alla arena, da nord-ovest, doveva
essere coperto da volta a botte e presentare sulle facciate,
interna ed esterna, un poderoso arco, conci del quale sono
stati raccolti presso il monumento.
LE MURA. La cinta muraria della città, in opus
quadratum, si estendeva per oltre quattro chilometri
cingendo un gruppo di quattro colli. I blocchi delle mura,
spessi un paio di metri, presentano, a volte, lettere
etrusche o simboli incisi interpretabili come segni di cava o
di posa. Il tratto meglio conservato e facilmente visibile è
quello rappresentato nella foto ed è sito sulla via orvietana
nei pressi della Rocca Monaldeschi.
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Resti dell’anfiteatro romano sito
in località Mercatello
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Pavimento del salone con
lastre di marmo bordato da una fascia a mosaico. |

Le pareti di una delle
“domus” affrescate |
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Tratto delle mura dell’antica
città presso la rocca Monaldeschi |
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