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Proserpina era la bella e giovane figlia di Demetra o
Cerere, dea delle messi, e moglie di Ade
(Plutone).
Per farla sua sposa Plutone era sbucato all’improvviso dalle viscere della terra
su un carro tirato da quattro cavalli neri, nei pressi della fonte di Aretusa,
in Sicilia, dove la giovinetta si trastullava con le ninfe a cogliere fiori, e
l’aveva rapita trasportandola nel suo fosco renio sotterraneo.
La madre Demetra invano era andata cercandola in ogni luogo mentre, nel suo
immenso dolore, non si curava più delle messi, né delle erbe e dei fiori e dei
frutti, che più non giungevano a maturazione.
Allora Giove, per evitare la fine della vita sulla terra, stabilì che Proserpina
restasse solo quattro mesi dell’anno con Plutone e trascorresse gli altri con la
madre.
Questa è la ragione per cui ( secondo gli antichi poeti ) a primavera la terra
si ricopre di fiori e di fronde: Demetra, dea delle messi, vuole così
festeggiare il ritorno della figlia nel mondo dei vivi; mentre in autunno,
quando Proserpina ritorna dal marito Plutone nel regno dei morti spoglia la
natura di ogni colore e la riveste di uno squallido manto.
Proserpina era molto più umana e pietosa del suo inflessibile sposo: ad esempio
fu lei a consentire ad Orfeo di scendere dall’Averno, dopo aver ammansito
Cerbero con la divina melodia della sua cetra, per ricondurre nel mondo dei vivi
la moglie Euridice, morta per un morso di un serpente. Nel Giardino di Bomarzo
la scultura che rappresenta Proserpina è posta al centro del viale delimitato da
numerose ghiande e pigne ed è realizzata a mo' di panca con le braccia allargate
a fungere da schienale.
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