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Il Parco dei Mostri di Bomarzo
Storia del Parco

  Visita Virtuale al Parco
  Come arrivare a Bomarzo
 

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di Giacomo Mazzuoli

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L'enorme Mascherone con la bocca spalancata, emblema del Parco dei Mostri di Bomarzo. C'è chi l'ha chiamato Orco, chi ha interpretato la sua bocca come la porta dell'Inferno, ma al suo interno c'è un tavolo di pietra che invita a banchettare.... e sotto il naso la scritta: "Lasciate ogni pensiero voi ch'entrate".
(Foto di Herbert List, 1952)
 
  Enormi mostri di pietra disseminati in un giardino di vegetazione lussureggiante: orchi e draghi, tartarughe, elefanti e balene, lotte tra giganti, una casa pendente. Tutto qui sembra fatto per stupire ed impressionare il visitatore e la scritta incisa sulla cosiddetta Panca Etrusca ne è la conferma: “Voi che pel mondo gite errando, vaghi/ di veder meraviglie alte e stupende, / venite qua dove son facce orrende / elefanti, leoni, orsi, orchi e draghi”.
  Il Principe Vicino Orsini (al secolo Pier Francesco), deve averla proprio pensata bella se ancora oggi, ad oltre quattro secoli dalla realizzazione, visitando il giardino di Bomarzo, si resta meravigliati di fronte a questo spettacolo unico al mondo.
Vicino, nato nel 1523 da Giancorrado e Clarice Orsini, fu un condottiero di ventura con alterne fortune, combattè nel 1546 a fianco delle truppe papali in Germania in appoggio all’imperatore Carlo V, nel 1553 è ancora in guerra, stavolta alleato dei Francesi; fatto prigioniero è liberato nel 1556 e conclude la sua carriera di soldato nel 1557.
  Nel 1544 sposò Giulia Farnese, figlia di Galeazzo, del ramo farnesiano di Latera, e questo sembrò un matrimonio di interessi, come era costume dell’epoca.
Al soglio pontificio sedeva Paolo III ed il giovanissimo Cardinale Alessandro Farnese, nipote del Papa, era impegnato a tessere una fitta tela di apparentamenti per accrescere il lustro ed i possedimenti della famiglia. L’interessamento del Cardinale affinché il padre di Vicino gli lasciasse in eredità la Signoria di Bomarzo fu decisivo in questo senso ed il matrimonio che cementò i rapporti tra le due famiglie ne fu la conseguenza più logica. Comunque Vicino amò sinceramente la moglie Giulia, tant’è che alcuni ritengono che il Parco dei Mostri fosse proprio dedicato alla consorte, morta nel 1560. In realtà alcune realizzazioni del Parco risalgono ad alcuni anni prima e sembra che la stessa Giulia fece realizzare la casa pendente mentre un cippo porta incisa, insieme al nome Vicino Orsini, la data del 1552, che indica sicuramente una fase dello svolgimento dei lavori.
  E’ certo invece che il tempietto dorico a pianta ottagonale fu proprio dedicato alla moglie e lì, secondo le richieste del principe, i sacerdoti della zona avrebbero dovuto commemorarla perpetuamente durante le messe. Con molta probabilità c'è poi tutto un itinerario dedicato alla consorte (dal tempietto, al ninfeo e fino al teatro) ed ispirato ad un'opera letteraria di Francesco Colonna, "Il sogno di Polifilo", in cui si racconta della immaginaria peregrinazione del protagonista che rivive il suo amore con Polia,  prematuramente scomparsa. Un altro percorso del Parco sembra invece ispirato alla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, si tratta del settore più "infernale" di Bomarzo, dominato da Plutone, dio degli inferi, con Cerbero, il grande Orco con le fauci spalancate a rappresentare la porta dell'inferno, la furia alata (arpìa), l'Armida addormentata.
 


La casa pendente, una delle bizzarrie
più sorprendenti del Parco

 

Il Drago in lotta con le fiere
 


"Le tentazioni di S.Antonio" opera di Salvator Dalì del 1946 ispirata dal Parco dei Mostri di Bomarzo
 

Dipinto del pittore olandese Carel Willink (1900 - 1983), vi si riconoscono il Drago e l'Orco
 
  Nulla di certo si sa sugli autori, scultori ed architetti, che diedero forma alle idee di Vicino, sono stati fatti i nomi di Raffaello da Montelupo, Jacopo del Duca, Vignola, Pirro Ligorio, il Montorsoli e Bartolomeo Ammannati. Si propende per riconoscere lo stile di Ammannati e della sua cerchia e si ipotizza l’intervento di un pittore in riferimento ad una lettera in cui viene nominato maestro Gironimo autore di bellissimi disegni.
  E’ comunque sicuro che il Parco di Bomarzo rompe clamorosamente gli schemi architettonici del periodo rinascimentale, qui non si trovano più le figure geometricamente esatte di Villa Lante o del Parco di Palazzo Farnese a Caprarola, tutto è volutamente casuale ed irregolare, posizionato seguendo le asperità del terreno e ricavando le sculture dai massi di peperino presenti in loco. In realtà si tratta di una vera e propria "regia delle emozioni", uno studio che predispone efficaci scenografie di quinte arboree, statue colossali, musiche naturali (l'acqua scrosciante, il vento) e vistose bizzarrie strutturali (la casa pendente, la panca etrusca).
  Questo è un luogo che, ritornato alla luce nella seconda metà del ‘900, dopo secoli di oblìo, ha ispirato un gran numero di artisti contemporanei, come Salvador Dalì, il compositore argentino Alberto Ginastera (1916 - 1983) che dedicò al parco un'opera dal titolo "Bomarzo", la scittrice olandese Hella Haasse che nel 2000 ha pubblicato il libro "Les Jardins de Bomarzo", il pittore olandese Carel Willink (1900-1983).

 

 

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