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La Venere di
Bomarzo
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Dopo il Ninfeo appare questa scultura
che rappresenta una Venere molto "sui generis": nasce da una conchiglia ma appare ben
diversa dai parametri di bellezza descritti dal Botticelli nel suo celebre
dipinto. Con molta probabilità il significato di questa opera è legato in
origine alle citazioni che Vicino ha voluto del
Sogno di Polifilo, di
Francesco Colonna. Il viaggio di Polifilo si conclude infatti a Citera,
l'isola dell'amore, dove si trovano il sacrario di Venere ed un teatro,
proprio come a Bomarzo. In una revisione "apocrifa", comune a molte altre
opere del Sacro Bosco, la scultura è stata denominata la "Venere dei Cimini", come a voler
rendere omaggio alle donne del luogo di cui sarebbero riprodotte le fattezze.
Poco più avanti, verso il teatro, compare una sorta di mascherone in cui
vengono riconosciuti i tratti di Giove Ammone
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