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Mickey Rourke nella Tuscia nel "Francesco" di Liliana Cavani
di Giacomo Mazzuoli
Dopo aver
girato un film dedicato al Santo di Assisi nel 1966 la Cavani, e questo è
inusuale per un regista, si ripete nel 1989 con Mickey Rourke protagonista
e all'apice del successo. Il risultato è discutibile ma non poteva essere
altrimenti vista la complessità e le implicazioni storiche e religiose del
personaggio. Quel che interessa a noi è che alcune scene del film sono state
girate nella Tuscia, all'interno della chiesa di San Pietro a Tuscania e sul
fiume Fiora, sotto il Ponte dell'Abbadia, in territorio di Canino. Una
dimostrazione in più del fascino che le nostre terre ispirano ai grandi registi
Trama. Alcuni anni dopo la morte di Francesco di Assisi, si riuniscono
in cima ad un poggio Chiara e cinque ex-fratelli del Santo. A turno essi
ricordano episodi e momenti della vita di Francesco, che sconvolse le loro
esistenze, attirandoli con parole e con esempi di amore e di pace, in linea con
il Vangelo. Leone annota sul suo quaderno spunti e ricordi toccanti; gli altri
(Pietro Cattani che sapeva di legge, Bernardo, già notaio del padre del Santo,
Angelo ex-uomo d'armi e Rufino) lo aiutano nel redigere il suo memoriale.
Rivivono così le antiche dissipazioni del giovane rampollo del ricco mercante
Pietro Bernardone; la sua vicenda di prigioniero (dopo la guerra con Perugia, un
anno nelle fosche prigioni); la sua incredibile rinuncia a tutti i beni di
famiglia per andare con i poveri e i lebbrosi. Rivivono anche i primi passi di
Francesco dopo il gesto scandaloso; l'arrivo dei primissimi fratelli, pronti a
seguirlo in una vita miserabile ed eroica, piena di rinunce ed umiliazioni ma
anche di grandi gioie; il restauro della chiesetta di San Damiano; gli
innumerevoli ostacoli da superare per sopravvivere; l'incontro con Chiara (la
cugina di Rufino) fuggita da Assisi per aggregarsi alla comunità. Ottenuta in
seguito, con l'appoggio del Cardinale Ugolino, l'approvazione di Papa Innocenzo
III - confermata dal successore Onorio III, affinchè i fraticelli avessero una
Regola - comincia per il Santo l'ultima parte della sua vita, forse la più dura
e tormentata: la netta percezione dei pericoli cui può andare incontro la
purezza ed unità della giovane comunità, per l'affluire da molti Paesi d'Europa
di giovani entusiasti, ma anche meno semplici e meno docili ed il profilarsi di
divisioni all'interno stesso del nuovo Ordine. Di salute precaria, torturato
nell'animo, Francesco cede il posto al fido Pietro e si rifugia con fra Leone -
che lui chiama "pecorella di Dio" - sulle montagne, per meditare e pregare Dio,
il quale non sembra rispondere alle sue grida angosciate. Ma così non sarà: le
stigmate alle mani, ai piedi ed al costato suggelleranno nel sangue la pietà e
l'amore divini per quell'uomo malato e disperato, che chiuderà presto gli occhi
nella dolce terra umbra tanto amata.
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