Il Palazzo Altieri

 

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di Giacomo Mazzuoli

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Il castello sorge nella parte più alta dell'abitato, probabilmente nacque già come roccaforte nel secolo VIII, quando Monterano era sede vescovile, ma si ridusse sicuramente più volte in
stato di rudere subendo varie ricostruzioni e rimaneggiamenti; lo testimoniano i resti di finestre ad arco a sesto acuto, probabilmente bifore, e varie feritoie che, dopo la costruzione
del porticato, si sono venute a trovare all'interno del fabbricato.
I recenti scavi promossi dal Comune di Canale hanno permesso di portare alla luce la vera pianta del castello: in questa si nota come il piano terra è suddiviso chiaramente in due zone: una di servizio (scuderia, deposito, cucine, dispensa e cantina) e l'altra a disposizione del principe (sale, corridoio); al piano nobile sono ben riconoscibili la sala con il camino centrale e ampie finestre che davano sulla piazza, nonché una serie di stanzette; quando il Principe risiedeva a Monterano, l'ultimo piano in genere era riservato alla servitù. Ma questo accadde per pochi anni perché il principe Altieri preferì risiedere nel più comodo palazzo di Oriolo. Anche gli Orsini non avevano mai abitato nel castello di Monterano.
Le torri che cingevano il Castello furono costruite in sassi, prima o subito dopo la comparsa della polvere da sparo; ipotesi questa avallata dalla convinzione propria dell'epoca, che le torri a pianta circolare garantivano una maggiore inespugnabilità da parte del nemico. Convinzione caduta sotto i colpi delle armi da fuoco che modificarono non solo i costumi ma anche
l'architettura dell'edificio. Successivi lavori di ristrutturazione e modifica risalgono al 1679 allorché il Principe Altieri, già soddisfatto della costruzione della Chiesa di S. Bonaventura, pensò bene di affidare al Bernini anche la sistemazione del Castello, il quale si arricchì così anche di un portico in finto rudere che imitava il vicino acquedotto e la fontana.
È possibile presupporre la forma del Castello così come era stato voluto dal Principe Altieri alla fine del ‘600, dal dipinto che ne fa il Barberi nonché dall'analisi dei ruderi - ancora oggi visibili, poiché ben conservati - e dal registro delle uscite del fattore di Monterano. Dall'ultimo documento citato, conservato nell'archivio degli Orsini, si deduce come l'interno del
Castello fosse formato da due piani con stanze sovrapposte, da un salone per ricevimenti e un corridoio.
Da notare che le aperture ad arco del porticato sono sfalsate rispetto alle aperture del fabbricato preesistente, tipico accorgimento scenografico questo a cui il Bernini ricorse per accentuare la prospettiva e quindi la profondità del porticato, visto il poco spazio a disposizione. In questo modo otteneva una dilatazione dello spazio per chi lo osservava dal basso della piazza.
A differenza delle due torri circolari, il materiale usato per la costruzione del Castello e la torre quadrata era essenzialmente costituito da blocchi regolari tufacei.
 
 

 

 

 

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