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Il Museo Civico di Viterbo
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di Paola Panetti |
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Il
chiostro del museo in cui sono raccolti in gran numero sarcofagi etruschi
provenienti dalle necropoli di Musarna, Norchia, Castel d'Asso e Cipolletta |

La "Flagellazione" di Sebastiano Del Piombo
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La
sala al piano terra dove
sono raccolti i reperti etruschi |

Anfora
attica proveniente dalla collezione di Luigi Rossi Danielli
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Il
sarcofago della "Bella Galiana"
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Sfinge
in marmo realizzata da Pasquale Romano nel 1286, unico residuo del monumento
funerario a Giuseppe di Vico
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Il Museo civico di Viterbo si trova in
Piazza Crispi e fa parte del complesso monumentale di Santa
Maria della Verità.
Subito dopo la biglietteria, si apre agli occhi del
visitatore lo splendido chiostro gotico del convento dei
padri Serviti. Qui sono conservati decine di sarcofagi
etruschi perlopiù del periodo ellenistico (III e II secolo
a.C.) e provenienti dalle necropoli di Musarna, Castel
d’Asso, Cipollaretta e Norchia. Alcuni di questi sarcofagi
conservano le iscrizioni funerarie che hanno permesso di
acquisire dati essenziali per l’identificazione dei
personaggi che vi erano deposti.
Nella prima sala del museo, al piano terra, dove in origine
si trovava il refettorio del convento, sono esposti numerosi
reperti di epoca etrusca provenienti da Surina (forse la
Viterbo etrusca), Acquarossa e Grotte S. Stefano. La seconda
sala ospita la collezione donata al museo dall’archeologo
Luigi Rossi Danielli e comprende oggetti che abbracciano un
arco cronologico che va dall’età del Ferro all’epoca romana.
Nella terza sala sono esposti pezzi provenienti
principalmente da Musarna, mentre nella quarta si trovano
sarcofagi rinvenuti all’interno della tomba dei Salvi a
Ferento.
La quinta ed ultima sala del piano terra documenta l’epoca
in cui Ferento era, come dice un’iscrizione del II secolo
d.C., una civitas splendidissima romana. Qui si trovano
marmi, statue ed iscrizioni onorarie funebri ed elementi
architettonici provenienti proprio dalla città in cui si
trova il bellissimo teatro romano. Nella sala è conservato
anche un sarcofago del III secolo d.C., con un bassorilievo
che illustra la movimentata caccia ad un leone. Secondo la
tradizione popolare in questo sarcofago fu deposta Galiana,
una donna di straordinaria bellezza vissuta nel XII secolo a
Viterbo e che divenne il simbolo dell’orgogliosa fierezza di
Viterbo in età comunale.
Di lei si sarebbe invaghito un nobile romano che però non
riuscì ad averla in sposa, pur assediando la città col suo
esercito. Ottenne solo di vederla un’ultima volta affacciata
dalle mura cittadine, prima che una freccia la uccidesse.
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I piani superiori del museo ospitano le
collezioni storico-artistiche.
Al primo piano c’è la Pinacoteca che consta di quattro sale.
Nella prima, la sala VI, sono conservate opere medioevali
dei secoli XIII – XIV, quasi tutte provenienti dalla chiesa
di Santa Maria in Gradi.
Spicca una sfinge in marmo realizzata da Pasquale Romano nel
1286, unico residuo del monumento funerario a Giuseppe di
Vico, uno dei grandi Signori della Tuscia del XIII secolo.
Nella sala seguente, la VII, si trovano le opere simbolo del
museo viterbese: qui sono infatti esposte due tavole del
pittore veneziano Sebastiano Luciani detto del Piombo, una
Pietà dipinta negli anni 1515 – 16, ed una Flagellazione di
Cristo. Sul retro di entrambe le opere ci sono schizzi a
carboncino con studi e figure che taluni attribuiscono a
Michelangelo, amico di Sebastiano del Piombo.
Il terzo ambiente, denominato sala VIII, ospita opere del XV
– XVI secolo. Fortemente rappresentato è il pittore
viterbese del Quattrocento, Antonio del Massaro detto il
Pastura, di cui sono esposti tre dipinti: un Presepe tra i
Santi Giovanni Battista e Bartolomeo, una Madonna con
bambino con angeli e santi e uno stendardo processionale con
Madonna con bambino tra due angeli.
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Presepe tra i Santi
Giovanni Battista e Bartolomeo di Antonio del Massaro detto il Pastura
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Madonna in trono
adorata da un committente di Francesco d'Antonio detto il Balletta |
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Arazzo di un artista
fiammingo della metà del XVI secolo in cui è illustrata l’adorazione
dei Magi
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La
Pietà di Sebastiano Luciani detto del Piombo |
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L’incredulità di San Tommaso, opera giovanile di Salvator Rosa
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Lunetta
con Madonna e bambino tra due angeli della bottega
di Andrea della
Robbia
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Interessante un affresco con una Madonna
in trono adorata da un committente, staccato dalla porta
della sacrestia di Santa Maria in Gradi, e attribuito a
Francesco d’Antonio detto il Balletta. Nella sala sono
presenti anche due sculture provenienti dalla bottega di
Andrea della Robbia: un busto in terracotta raffigurante il
viterbese Giovanni Battista Almadiani, e una lunetta
raffigurante una Madonna con bambino tra due angeli.
L’ultimo ambiente, il più vasto (sala IX), raccoglie dipinti
databili tra il XVI ed il XVIII secolo oltre che un coro
ligneo in noce e due cassapanche lignee del XVI secolo.
Subito a sinistra spicca un arazzo di un artista fiammingo
della metà del XVI secolo in cui è illustrata l’adorazione
dei Magi. Sulla destra un’opera giovanile di Salvator Rosa,
l’incredulità di San Tommaso, che rivela gli influssi della
pittura caravaggesca.
L’ultimo livello espositivo del museo è riservato a
collezioni di prevalente interesse storico, come una
collezione numismatica costituita da un gruzzolo di testoni
d’argento rinvenuto a Vignanello (seconda metà del
cinquecento). Poi sono visibili le copie dei perduti
affreschi che Benozzo Gozzoli dipinse nella chiesa di Santa
Rosa ed infine quarantasei bozzetti per la realizzazione
della Macchina di Santa Rosa.
L’itinerario si chiude con la Galleria dei Ritratti,
allestita nell’ultima sala in fondo al corridoio, dove sono
riconoscibili diversi protagonisti della vita culturale e
religiosa di Viterbo nei secoli passati.
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Museo Civico di Viterbo, Piazza Crispi, 01100 Viterbo.
Tel. 0761/340810 |
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