La Rocca di Piansano
Magia, visione, presagio


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Parte Prima

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di Giulio Gambacorta


  Erano due. Due forme senza vita. Eppure sapevo che in loro c’era qualcosa di vivo. Non sentivo né vedevo segni di respiro, ma dentro di me capivo che c’era qualcosa di vero.
La calma e la pace regnavano in quel momento. Sembrava che non esistesse né male né bene, né luce né scuro. Nessun rumore. Un silenzio come prima del creato. Anzi mi sembrava di udire lontano, ma molto lontano e confuso, come un lamento di bimba che piange; una voce di donna (forse la mamma) esprimeva come un rimprovero: ma la sua voce aveva, e si capiva bene, un tono di rassegnata malinconia: "Stai buona, ora viene il babbo e porta…"   Non capii cosa. E poi, mi interrogavo, quale tipo di vita dovevano trascorrere quelle famiglie, in quel posto? Non era una scoperta capire che esisteva la miseria più nera, la povertà più assoluta. Del resto cosa ci si poteva aspettare in un posto come quello? case cadenti e malmesse; tetti malconci e rattoppati alla meglio; sui muri rovinati dal tempo nascevano erbacce e sterpaglie; ovunque svolazzo di insetti… Intorno un odore sgradevole, e si capisce, non c'erano gabinetti: qua e là si notavano come piccole zolle fatte di escrementi; anche l’acqua era assente.
  Mi ricordava la mia gioventù. Anch’io sono cresciuto insieme a miei genitori in mezzo a tanta povertà, ma ora tutto ciò mi sembrava fuori luogo. Questo vedevo nel sogno, perchè mi trovavo in uno stato quasi assopito. Oltretutto ero stanco, avevo il respiro affannato, e le gambe un po’ tremanti; e non solo per l'età: forse per via di quella salita che avevo fatto per arrivare in cima alla rocca.

 
 



Giulio Gambacorta e la moglie Clelia
 


Il costone tufaceo della Rocca si Piansano

 
 


Il campanile della chiesa parrocchiale
di S. Bernardino


 


Edicola settecentesca "Madonna con Bambino"

 
  Un alone brillante, ma non c'era luce, pervadeva le due forme: mi sembrava di intuire, più che vedere, ai piedi di quelle come un vuoto; come se stessero sospese, senza alcuno appoggio; niente in cui potessero sorreggersi. Tutto intorno a me era armonia e quiete, c’era una ricchezza di cose visibili solo per intuizione. Vita, gioia e profumi che io non so descrivere si mescolavano con l’aria: mi pervase come un offuscamento mentale; tutto dovevo capire, ma non capivo; dovevo vedere, ma non vedevo. Accadeva qual cosa in me di misterioso e impenetrabile. Non so cosa.
Tutto si mostrava di una semplicità apparente ma, al tempo stesso, cosi lontana dalla mia comprensione. Cosa mi stava succedendo? Ero sempre assopito, seduto in un poggiolo nella piccola piazzetta della rocca. Ero calmo, cercavo di risolvere mentalmente quello che era facile, e nello stesso tempo difficile.
  Apparentemente le due forme o sagome sembrava volessero parlare con me: questa era la mia impressione. Potevano dire poco o tanto, ma niente accadeva. Non dicevano cose né davano indicazioni o informazioni: sembrava che manifestassero cenni intuitivi, ma era come se fossero incomprensibili per me. Stavano lì, fermi, non un movimento; non un passo indietro o in avanti. Erano poste in contro luce, e questo non mi consentiva di distinguere i loro volti, se mai ne avessero: erano due ombre oscure, come se in essi non vi fosse volto, occhi, o altre cose che dessero segni di vitalità. Erano lì fermi e basta, eppure io stavo conversando con loro: sembrava che mi capissero, anzi era certo che ci si capiva. Ero sicuro dentro di me che stavamo svolgendo un colloquio silenzioso

 
  Mi veniva in mente di chiedere chi fossero, ma era inutile perché loro già sapevano quello ch’io volevo domandare. Siete di Piansano? conoscete questo posto? Cercate forse qualcuno? Avete bisogno di qualcosa? Se avessi potuto mi sarei messo volentieri a loro disposizione, ma non c'era bisogno: sapevano e sapevo ciò che entrambi volevamo.
All'apparenza sembravano due esseri cenciosi, dato che le loro vesti erano più che misere (subito mi pentii di questo pensare e dentro di me sentii quasi rimorso; avrei voluto scusarmi, ma non era necessario, essi capivano).
Erano coperti (sembrava) da due tuniche, con stoffa simile a quella dei sacchi, molto ruvida, sembrava anche un pò sporca, stretta ai fianchi da una cintura di corda, stretta con parecchi nodi, un cappuccio copriva le loro teste.
  Tra di noi continuava quel tipo di conversazione intuitiva: io capivo loro e loro capivano me. Non c'era bisogno di suoni verbali come in una normale conversazione, ci si intendeva e basta. Molte sono le domande che volevo fare, erano lì pronte nella mia mente, ma qualcosa mi impediva di farle. E' strano a dirsi, ma frasi o parole che in me sembravano pronte per essere espresse si scomponevano prima di essere dette.
 
 


L'ingresso alla Rocca di Piansano


 


Antiche costruzioni alla Rocca


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Tutte le foto sono di Giuseppe Moscatelli