Le Saline di Tarquinia

 

 

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di Paola Panetti

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Fenicotteri rosa alla Saline di Tarquinia. Foto di Giacomo Mazzuoli per il calendario del 2000 della Provincia di Viterbo

    Veduta satellitare delle Saline di Tarquinia Particolare di alcune vasche
  Veduta satellitare delle Saline di Tarquinia Particolare di alcune vasche
  Luna piena sulle saline con fenicotteri rosa

Luna piena sulle saline con fenicotteri rosa

  Un Airone cinerino che si rispecchia sulle acque salmastre e una bianca Garzetta

Un Airone cinerino che si rispecchia sulle acque salmastre e una bianca Garzetta

Le Saline di Tarquinia con le loro grandi vasche che servirono per la produzione del sale, il porto Clementino, l’antica città di Gravisca e il delizioso borgo operaio ottocentesco, costituiscono uno degli ambienti più caratteristici di tutto il viterbese.

Non sarà un caso se Comencini vi girò molte scene del suo indimenticato Pinocchio televisivo (Guarda il nostro servizio)

Tarquinia aveva già una salina in epoca medioevale. Agli inizi del 1400, il Papa aveva conferito alla città un beneficio a patto che affittasse e tenesse pulita la salina. Più tardi però essa venne chiusa, perché ritenuta responsabile dell'insorgere della malaria. Nel 1802 Giovanni Lipari, imprenditore di Civitavecchia originario di Taranto, indirizzò al pontefice Pio VII Chiaramonti una richiesta di costruire a proprie spese una salina "sulla spiaggia di Corneto in località Carcarello, di proprietà dell'Ospizio dei Padri Conventuali, a ridosso di Porto Clementino". II progetto originario del Lipari prevedeva la stessa produzione della salina di Taranto, nel 1830 invece furono raccolte 9,5 milioni di libbre di sale, circa la metà del previsto. Diventarono comunque una importante attività economica che sia Gregorio XVI Cappellari nel 1835  che Pio IX Mastai-Ferretti nel 1857 vollero visitarle di persona. Nel 1845 le linee vennero date in amministrazione al principe Alessandro Torlonia che, con 6 anni di lavori, l'introduzione di macchine idrauliche e con il raddoppio dei bacini, riuscì a far aumentare la produzione a 18 milioni di libbre di sale e a migliorare la qualità del prodotto. Ulteriori ampliamenti portarono la salina ad avere nel 1889 vasche evaporanti per 44,50 ettari e vasche cristallizzanti per 10,45 ettari. Con l'unità d'Italia le Saline persero un po' del lustro di cui avevano goduto precedentemente, tuttavia furono ampliate fino ad una superficie di 90 ettari. Fino al 1945, per i lavori di estra­zione del sale (cavatura) sono stati impiegati nella Salina di Tarquinia i detenuti rinchiusi nel vicino bagno penale di Porto Clementino. A loro si  deve anche la costruzione degli otto fabbricati del borgo e della chiesetta. Poi, nel dopoguerra, la Salina divenne borgo operaio, allegro e vivace, popolato di bambini, teatro di sagre paesane, di tiro alla fune e alberi della cuccagna.

L'estrazione del sale è cessata nel 1997, oggi l'equilibrio idrico è mantenuto grazie al pompaggio di acqua marina nelle vasche ed un ciclo di sale viene comunque svolto per tenere attive le vasche ed in funzione tutta la zona.

 

Il 25 gennaio 1980 è stata istituita, con decreto del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste e del Ministero delle Finanze La "Riserva Naturale di Popolamento Animale Saline di Tarquinia, ed è collegata alla Convenzione Internazionale di Ramsar sulle zone umide. Il territorio dell'area protetta è di circa 170 ettari, in parte recintati nel 1984, quello della Riserva regionale è di 325 ettari. La Riserva naturale dipende 1984 dall'Ufficio parchi e riserve (ex Azienda di Stato Foreste Demaniali) del Corpo Forestale dello Stato. Il Corpo Forestale, che fa capo al Ministero delle Politiche agricole e forestali, è uno dei cinque corpi di polizia italiani ed è specializzato nella tutela dell'ambiente. Gli amanti della natura  vi possono scoprire un ambiente marino naturale ed i pochi resti di tombolo ancora sopravvissuti. Per chi ama osservare gli uccelli, quest'ambiente protetto e le caratteristiche naturali ne fanno, specie d'inverno, un punto d'osservazione irrinunciabile: Fenicotteri rosa, aironi, garzette, cormorani, anatre, tuffetti vi trovano un ambiente ideale per la sosta e il cibo.

La zona riveste inoltre un grande interesse archeologico e storico: vi sono stati trovati resti di villaggi vil­lanoviani, di un emporio greco e di un abitato etrusco, della città romana di Gravisca e del più importante porto medioevale del Papato.

Recentemente, in alcuni fabbricati che furono gli stabilimenti per la produzione del sale, è stato realizzato, grazie all’impegno di un gruppo di lavoro del Dipartimento di Ecologia e Sviluppo Economico Sostenibile, dell’Università degli Studi della Tuscia, l’unico centro ittiogenico d’Italia con laboratorio di genetica applicata all’acquacoltura, laboratorio di monitoraggio ambientale e microbiologia oltre a un Laboratorio di Educazione Ambientale e avannotteria sperimentale destinata alla ricerca e alla produzione di specie ittiche per il ripopolamento della fascia costiera.

 

Un'avocetta (acquerello di Brian Mobbs)    Il Borgo delle Saline    La chiesetta delle Saline, ormai avvolta dalla vegetazione  Particolare del borgo

 

Un'avocetta (acquerello di Brian Mobbs)

Il Borgo delle Saline

La chiesetta delle Saline, ormai avvolta dalla vegetazione

Particolare del borgo

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